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Cronaca Nera ·

E se dietro al Mostro di Firenze ci fosse la regia dell’Anonima Sarda?

di Davide Cannella · 4 min di lettura WhatsAppFacebookX

CRONACA & INCHIESTE

E se dietro al Mostro di Firenze ci fosse la regia dell’Anonima Sarda?

Il saggio “Winchester Calibro 22 – Analisi Spietata del Mostro di Firenze” lancia tra le pieghe un’ipotesi investigativa dirompente: il terrore delle coppiette come copertura per i grandi sequestri di persona.

Un’ombra inquietante si allunga sulla pagina più buia della cronaca nera italiana. Per decenni, investigatori, criminologi e periti si sono affannati a tracciare il profilo sociopatico di un killer seriale, archiviando i duplici omicidi delle campagne fiorentine come l’opera sanguinaria di un paranoico schizofrenico o di isolati e improbabili “compagni di merende”. Ma se la realtà fosse diversa e nettamente più pragmatica?

L’Anonima Sequestri Sarda ha compiuto centinaia di rapimenti a scopo di estorsione dagli anni ’60 fino ai primi anni 2000, operando con spietata efficienza sia nel territorio sardo sia nella Penisola (specialmente in Toscana, Umbria, Emilia-Romagna e Lombardia).

È l’interrogativo che apre il nuovo saggio “Winchester Calibro 22 – Analisi Spietata del Mostro di Firenze”, un’opera che smonta le tesi tradizionali per avanzare un’ipotesi investigativa capace di riscrivere la storia del crimine in Italia.

«Perché Batman e Robin facevano quello che facevano? La risposta potrebbe essere più semplice di quanto non si pensi: l’Anonima Sarda.»

— Estratto dal saggio “Winchester Calibro 22”

La strategia della diversione

La tesi si fonda su un’analisi incrociata dei dati storici e operativi. Nel periodo in cui il Mostro seminava il panico tra le colline fiorentine (dalla seconda metà degli anni ’70 fino alla metà degli anni ’80), l’Anonima Sequestri sarda colpiva con spietata regolarità l’intero territorio nazionale, mettendo a segno un numero spropositato di rapimenti.

Mentre l’opinione pubblica rimaneva ipnotizzata dal terrore e l’intero apparato investigativo dello Stato — Polizia e Carabinieri — impiegava uomini, risorse e mezzi in una caccia all’uomo senza sosta per individuare l’autore dei delitti delle coppiette, i comandi operativi dell’Anonima Sarda agivano praticamente indisturbati, muovendosi tra la Sardegna, la Toscana, l’Umbria e il Nord Italia.

Intanto orde di “strizzacervelli” e improvvisati detective lanciavano le loro più cervellotiche tesi: «Il Mostro è un paranoico schizofrenico. Un uomo qualunque di giorno, di notte un pericolosissimo maniaco sessuale che odia le donne».

Mappa del Terrore: I Sequestri dell’Anonima Sarda

Dai primi anni ’70, i gruppi criminali sardi hanno esteso la propria ragnatela operativa dall’isola alle regioni del Centro-Nord Italia, trasformando le fitte aree boschive della Toscana e dell’Umbria in prigioni inaccessibili.

Sequestri in Sardegna

Fabrizio De André e Dori Ghezzi (1979): Rapiti a Tempio Pausania e prigionieri sui monti per 117 giorni.

Farouk Kassam (1992): Bambino di 7 anni rapito a Porto Cervo dalla banda di Matteo Boe; subì la mutilazione del padiglione auricolare.

Silvia Melis (1997): Rapita a Tortolì e tenuta prigioniera per quasi 9 mesi.

Titti Pinna (2006): Imprenditore di Bonorva, evaso nel 2007 dopo 8 mesi di prigionia.

Giuseppe Vinci (1994): Liberato dopo 310 giorni di prigionia.

Marina e Giorgio Casana (1979): Prelevati dalla loro imbarcazione da un commando di 15 uomini armati.

Tonino Caggiari (1985): Il cui rapimento portò alla celebre battaglia di Osposidda tra forze dell’ordine e sequestratori.

Giuseppe Ragas (1974): Uno dei primi casi ad alto profilo degli anni ’70.

Sequestri nella Penisola

Augusto De Megni (1990): Bambino di 10 anni rapito a Perugia e liberato dai NOCS in una grotta nei pressi di Volterra.

Giuseppe Soffiantini (1997): Rapito da una banda legata ai latitanti sardi Cubeddu, Farina e Moro.

Mirella Silocchi (1989): Rapita a Parma, morì di stenti nelle campagne toscane durante la prigionia.

Sara Niccoli (1983) & Guido De Angelis (1988): Entrambi sequestrati in Toscana dalla banda di Matteo Boe.

Ludovica Rangoni Machiavelli (1983): Rapita a Bologna e prigioniera per oltre 3 mesi nelle campagne toscane.

Piero Baldassini (1975): Ucciso durante la prigionia e il cui corpo fu ritrovato anni dopo in una cisterna.

Marzio Ostini: Mai tornato a casa nonostante il pagamento del riscatto.

Un bottino miliardario

Tra i 540 sequestri complessivi censiti nel paese tra il 1974 e il 1985, decine portano la firma della criminalità organizzata isolana. Il vero dividendo di questa latente “copertura” mediatica e investigativa fu di natura squisitamente economica.

Mentre le forze dell’ordine setacciavano i casolari della Val di Pesa alla caccia del killer della Winchester calibro 22, l’Anonima Sarda portava a termine un’estorsione di massa su scala nazionale. I colpi messi a segno fruttarono un bottino complessivo stimato in oltre 150 miliardi di lire (circa 77,5 milioni di euro, equivalenti ad oltre 300 milioni di euro attuali), capitali enormi usati per finanziare latitanze, acquisto di armi e reinvestimenti nell’economia legale.

Conclusione

La domanda finale del libro lascia aperto uno squarcio agghiacciante sulle reali dinamiche criminali di quegli anni. Forse, rileggendo oggi i verbali di quell’epoca insanguinata, alla domanda su chi manovrasse le fila della paura nella provincia toscana dovremmo rispondere così: dietro l’ombra oscura del Mostro di Firenze, ce n’era una ben più terrificante: l’Anonima Sarda.

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