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Cronaca Nera ·

Femminicidio Giulia Tramontano: riconosciuta la premeditazione in Appello bis, per Impagnatiello tre mesi di isolamento diurno oltre all’ergastolo

di Davide Cannella · 2 min di lettura WhatsAppFacebookX

La Corte accoglie le richieste della Procura generale dopo il rinvio della Cassazione: ricostruito il macabro disegno dell’avvelenamento con il veleno per topi iniziato già nel 2022. La sorella della vittima: «Grata ai giudici».

MILANO — Riordinare i fatti, interpretarli con il massimo rigore e applicare la pena prevista dalla legge per fare piena giustizia. Si chiude con l’accoglimento dell’aggravante della premeditazione il processo d’Appello bis a carico di Alessandro Impagnatiello per il ferocissimo omicidio della compagna Giulia Tramontano, uccisa a 29 anni e incinta al settimo mese il 27 maggio 2023 nella loro abitazione di Senago (Milano).

A chiedere di «mettere a posto le cose» era stata il sostituto procuratore generale di Milano, Maria Pia Gualtieri, che ha descritto l’ex barman come «un individuo orribile». La risposta dei giudici della Corte d’Assise d’Appello è stata inflessibile: alla pena dell’ergastolo, che l’imputato sta scontando nel carcere di Pavia, si aggiungono ora tre mesi di isolamento diurno. Un verdetto accolto con commozione dalla famiglia della vittima; la sorella di Giulia ha espresso la propria vicinanza alle istituzioni dichiarandosi «grata ai giudici».

La decisione dei magistrati azzera la precedente sentenza di secondo grado del giugno 2025, nella quale, pur confermando il carcere a vita, era stata esclusa la premeditazione. Tale pronuncia era stata poi annullata dalla Corte di Cassazione, che aveva ordinato un nuovo giudizio per approfondire la prova cardine dell’avvelenamento sommerso e prolungato. L’istruttoria ha infatti dimostrato come la condotta criminale dell’uomo non sia stata il frutto di un raptus estemporaneo, bensì l’atto finale di una strategia partita da lontano: già dal dicembre 2022, Impagnatiello somministrava a Giulia, a sua insaputa, dosi letali di veleno per topi per liberarsi di lei e del bambino.

Fallito l’effetto immediato dell’intossicazione progressiva, il killer è passato alla via più sbrigativa e feroce: 37 coltellate sferrate senza pietà contro la giovane madre e contro il piccolo che portava in grembo. Subito dopo il delitto, l’uomo ha tentato a più riprese di distruggere il corpo dandogli fuoco, prima di procedere al suo occultamento.

Sotto il profilo psicologico e giudiziario emerge il quadro di una crudezza senza confini: l’ossessione di liberarsi della donna con cui condivideva la vita quotidiana e l’ostacolo di una paternità avvertita come un impegno insostenibile che gli avrebbe stravolto l’esistenza. Con la certezza della premeditazione e l’inasprimento della pena, per Impagnatiello la vita è cambiata davvero: la trascorrerà interamente in carcere, costretto a riflettere per sempre sulle sue atroci ed spietate decisioni.

Davide C.

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