Chi ha visto The Terminal
il film del 2004 diretto da Steven Spielberg, ricorda bene la vicenda di Viktor Navorski (interpretato da Tom Hanks). Il protagonista, arrivato all’aeroporto JFK di New York dalla Krakozhia — uno Stato immaginario dell’Europa dell’Est —, scopre durante il volo che nel suo Paese è avvenuto un colpo di Stato. Il suo passaporto perde istantaneamente validità legale, bloccandolo nell’area di transito senza la possibilità di varcare la frontiera americana né di fare ritorno a casa. Costretto a vivere per mesi tra i gate, Navorski s’inventa una quotidianità stringendo amicizia con il personale dello scalo e legandosi all’assistente di volo interpretata da Catherine Zeta-Jones.
Quella che sembrava una narrazione hollywoodiana al limite dell’assurdo ha trovato un parallelo reale e toccante tra le corsie dell’aeroporto di Napoli Capodichino.
Mesi nell’ombra dello scalo partenopeo
Dallo scorso mese di agosto, l’aeroporto napoletano era diventato il rifugio silenzioso di Daniel, un ragazzo svedese di 26 anni. Privo di documenti, senza denaro e con la memoria offuscata da ricordi confusi sul proprio passato, Daniel ha trascorso mesi vagando tra le sale d’attesa, del tutto invisibile agli occhi dei viaggiatori in transito.
Inizialmente il giovane aveva opposto un fermo rifiuto a qualsiasi tentativo di contatto o proposta di aiuto. La svolta è arrivata grazie all’intervento paziente degli assistenti sociali del Centro di Prima Accommogliazione del Comune di Napoli, in stretta sinergia con l’Ambasciata di Svezia a Roma e il Consolato Onorario.
La svolta istituzionale e la ripresa dei contatti
Dopo settimane di mediazione, Daniel ha accettato di affidarsi agli operatori ed è stato trasferito presso una struttura d’accoglienza del territorio, ottenendo un alloggio temporaneo, pasti caldi e l’assistenza medica e psicologica di cui aveva urgente bisogno.
Il passaggio decisivo si è compiuto quando i servizi sociali e le autorità diplomatiche svedesi sono riusciti a ricostruire la sua identità e a contattare la famiglia in Svezia, che non aveva più sue notizie proprio dal mese di agosto. Informati sullo stato di salute del figlio, i genitori hanno potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo.
“È un risultato raggiunto grazie al lavoro paziente e costante degli operatori sociali e alla collaborazione dell’Ambasciata e del Consolato svedese. Dopo un lungo periodo durante il quale aveva rifiutato qualsiasi forma di sostegno, Daniel ha deciso di collaborare con i nostri servizi, consentendoci di costruire un percorso di accompagnamento e di riprendere i contatti con la sua famiglia.”
— Chiara Marciani, Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Napoli
“Sono particolarmente felice per l’esito di questa vicenda, resa possibile dalla collaborazione tra istituzioni e dall’impegno di tutte le persone che in questi mesi hanno sostenuto Daniel. Continueremo a lavorare insieme, anche con l’Ambasciata di Svezia a Roma, affinché il giovane possa presto ritrovare serenità e ricongiungersi con i suoi cari.”
— Pierluigi Petrone, Console Onorario di Svezia
Il ritorno a casa
Daniel ha espresso chiaramente la volontà di fare rientro nel proprio Paese d’origine. Il Comune di Napoli e le rappresentanze diplomatiche svedesi stanno completando le pratiche burocratiche per organizzare il viaggio di ritorno, mettendo fine a una vicenda che, a differenza dei drammi senza risposta della cronaca, ha visto la rete di protezione sociale trasformare un luogo di transito nel punto di partenza per ritrovare la vita di prima.




