Dal D.M. 269/2010 alla presenza di Federpol al Viminale: il confronto tra l’esigenza di dialogo con le istituzioni e le perplessità degli operatori.
Nel settore dell’investigazione privata in Italia, il rapporto tra le associazioni di categoria e le istituzioni centrali è da anni al centro di un vivace dibattito. Al nucleo della discussione vi è un interrogativo ricorrente tra gli addetti ai lavori: se e in che misura la concertazione con i ministeri abbia effettivamente tutelato la professione o se abbia, di contro, comportato un ridimensionamento delle aspettative degli operatori sul campo.
Per una parte consistente della categoria, l’approvazione del D.M. 269/2010 ha rappresentato un punto di svolta controverso. Nelle intenzioni del Ministero dell’Interno, il provvedimento doveva riordinare e riqualificare i requisiti di accesso ed esercizio della licenza ex art. 134 TULPS; secondo diversi professionisti del settore, tuttavia, la norma avrebbe introdotto irrigidimenti burocratici e operativi senza garantire un pieno riconoscimento del valore professionale dell’investigatore privato.
Il nodo del Codice Deontologico e l’inquadramento INPS
Oggetto di analisi da parte dei tecnici e delle rappresentanze professionali è anche il Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali nell’ambito delle investigazioni difensive. Nato con l’obiettivo di raccordare l’attività investigativa alle stringenti norme sulla tutela della privacy, il testo adottato dal Garante e recepito nelle prassi amministrative è stato giudicato da diversi operatori come eccessivamente limitativo sul piano operativo.
Il confronto viene spesso effettuato con altre categorie professionali che fruiscono di tutele normative specifiche per l’esercizio delle proprie funzioni. Gli investigatori segnalano come il quadro attuale rischi di accrescere la vulnerabilità giuridica di chi opera nel rispetto delle norme del Codice di Procedura Penale, a fronte di un retaggio burocratico che stenta a superare storici pregiudizi sul settore. A ciò si aggiunge una criticità di natura previdenziale mai del tutto risolta: l’inquadramento degli istituti di investigazione da parte dell’INPS nella gestione commercianti, elemento che molti operatori ritengono inadeguato rispetto alla natura specialistica delle prestazioni rese.
Il ruolo di Federpol e la presenza al Ministero dell’Interno
In questo contesto si sono inserite nel tempo le valutazioni sull’operato delle associazioni di categoria e, in particolare, di Federpol sotto la past presidenza di Laura Giuliani. Il dibattito si è acceso soprattutto in merito alla concessione, in passato, di una postazione operativa e di un punto d’appoggio alla presidenza dell’associazione presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Viminale.
Da un lato, una fascia di operatori e di voci critiche interne al settore ha espresso perplessità su tale vicinanza logistica, paventando il rischio che una forte prossimità istituzionale potesse attenuare l’autonomia e la fermezza della rappresentanza sindacale nelle trattative con il Ministero.
Dall’altro lato, le fonti ufficiali e la ricostruzione del Ministero dell’Interno collocano tale presenza in un contesto di stretta funzionalità e collaborazione tecnica. La disponibilità di uno spazio di lavoro veniva infatti motivata da precise esigenze procedurali e consultive:
- Accreditamento e raccordo istituzionale: In qualità di principale e più antica associazione di categoria, Federpol rappresentava l’interlocutore primario per i temi inerenti la sicurezza sussidiaria e le investigazioni private.
- Supporto tecnico-normativo: Laura Giuliani ha partecipato in veste di esperta di settore ai tavoli di lavoro tecnici per la revisione del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), per la disciplina della privacy e per l’iter di stesura dello stesso D.M. 269/2010.
- Presenza nella Commissione Consultiva Centrale: La presenza al Viminale rispondeva anche ai lavori della Commissione Consultiva Centrale per le attività di investigazione privata e di informazioni commerciali, organo collegiale previsto dalla normativa vigente che vede la partecipazione sia di funzionari dello Stato sia dei rappresentanti designati dalle associazioni di categoria.
Prospettive e sfide del settore
Il bilancio su quella fase storica continua a dividere il settore. Se per l’amministrazione dell’Interno il confronto e la presenza logistica di Federpol hanno costituito un canale di raccordo necessario per modernizzare le regole di pubblica sicurezza, all’interno della categoria rimane diffusa la richiesta di una rappresentanza capace di ottenere tutele giuridiche ed economiche più incisive. La sfida futura dell’investigazione privata in Italia resta dunque legata alla capacità di coniugare il dialogo con le istituzioni con un’effettiva valorizzazione dell’autonomia e della dignità professionale degli operatori.




