La trattativa Stato Mafia c’è stata. “Il Ros agì per fermare le stragi”

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La trattativa per un accordo tra Stato e Mafia c’è stata. Fu una iniziativa “improvvida”, quella del Ros dei Carabinieri di contattare l’ex sindaco Vito Ciancimino. Lo scopo fu quello di fermare le stragi mafiose per ritorsione.
Il “papello”, un lungo elenco di richieste formulate dalla mafia, per alleggerire il 41bis, il carcere duro e chiedere sconti di pena per i reati gravi, doveva avere l’approvazione delle più alte cariche dello Stato. Per questo la mafia minacciava attentati in tutto il paese, qualora non fossero state accolte le loro richieste.
Si sono accontentati, hanno rinunciato, oppure a vinto lo stato? Forse non sapremo mai come sono andate veramente le cose.

Il 23 settembre del 2021dopo un’urgenza fiume, vennero assolti i generali Mario Mori e Antonio Subranni e il colonnello Giuseppe De Donno dall’accusa, grave, di minaccia a corpo politico dello Stato. Adesso è tutto scritto nero su bianco, nelle 2.971 pagine delle motivazioni della sentenza dai giudici della Corte d’assise d’appello di Palermo depositate ieri in cancelleria. Il Presidente della Corte Angelo Pellino e il giudice a latere Vittorio Anania motivano nelle loro pagine il perché un anno fa hanno ribaltato la sentenza di primo grado assolvendo gli alti ufficiali dei Carabinieri ma anche l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, che in primo grado erano stati condannati a pene pesanti. Le accuse al pentito Giovanni Brusca furono dichiarate prescritte. Pena ridotta al boss Leoluca Bagarella. Confermata la condanna del capomafia Nino Cinà. “Scartata in partenza l’ipotesi di una collusione dei carabinieri con ambienti della criminalità mafiosa e confutata l’ipotesi che essi abbiano agito per preservare l’incolumità d i questo o quell’esponente politico, deve ribadirsi che, nel prodigarsi per aprire un canale di comunicazione con Cosa Nostra che creasse le premesse per avviare un possibile dialogo finalizzato alla cessazione delle stragi, e nel sollecitare tale dialogo, furono mossi, piuttosto, da fini solidaristici (la salvaguardia dell’incolumità della collettività nazionale) e di tutela di un interesse generale – e fondamentale – dello Stato”, così scrivono i giudici”.

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