Omicidio Yara Gambirasio: giudicata inammissibile l’istanza sull’analisi dei reperti

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La Cassazione ha giudicato inammissibile l’istanza con la quale i legali di Massimo Bossetti chiedevano di poter analizzare i reperti dell’indagine che portò all’arresto e alle condanne del muratore di Mapello.

Gli avvocati e i tecnici e i periti della difesa di Massimo Bossetti, condannato in via definita all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne di Brembate Sopra, Yara Gambirasio, non potranno analizzare i reperti dell’indagine che portò al suo arresto e poi ai processi e le condanne. È stata infatti giudicata inammissibile dalla Cassazione l’istanza con la quale gli avvocati di Bossetti chiedevano di poter analizzare i reperti.

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Precedenti decisioni dei giudici avevano invece stabilito che i reperti del caso Gambirasio potessero essere solo visionati, ma i legali di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che hanno confermato l’inammissibilità decisa dalla Suprema Corte, intendevano sottoporli a nuovi accertamenti.

Dura la reazione dell’avvocato Claudio Salvagni dopo la decisione della Cassazione: “Questa è una cosa di una gravità assoluta. Hanno trasformato il bianco in nero come se fosse la cosa più naturale del mondo. Questa è una sentenza folle”, ha commentato dopo la decisione della Corte: “Al netto della lettura delle motivazioni per esprimere un giudizio ponderato, la prima impressione è che quanto accaduto sia incredibile al punto di farmi dubitare che la giustizia esista. Il potere vince sempre”, ha aggiunto ancora l’avvocato: “in quei reperti c’è qualcosa che noi non possiamo accertare: c’è la risposta che Massimo è innocente”.

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Svariati i ricorsi presentati negli anni dalla difesa del muratore condannato all’ergastolo per omicidio. E diversi anche i “no” dei giudici ad analizzare e visionare lo stato di conservazione dei reperti. Lo scorso novembre sembrava tutto pronto per poter accedere a questi reperti, poi l’udienza è slittata perché gli avvocati avevano presentato un altro ricorso.

E ora, dopo quest’ultima decisione della Cassazione, i difensori di Bossetti potranno solo prendere visione delle provette del Dna e degli altri reperti dell’indagine, compresi gli indumenti della giovane vittima (i famosi leggings, slip, scarpe, felpa e giubbotto), come era già stato programmato. Ma non potranno spingersi in analisi invasive.

L’omicidio di Yara Gambirasio risale al 2010: all’epoca la giovane vittima aveva 13 anni, venne rapita uscendo dalla palestra di Brembate Sopra il 26 Novembre 2010, vicino casa. Il suo corpo senza vita fu trovato in un campo di Chignolo d’Isola solo il successivo 26 Febbraio 2011, lasciando molti dubbiosi di come non potesse essere stato notato prima. Massimo Bossetti, individuato dopo una lunga indagine e “incastrato” dalla cosiddetta prova regina del Dna, venne arrestato il 16 Giugno del 2014 e condannato in via definitiva all’ergastolo il 12 Ottobre del 2018.

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