Francesco Pazienza e le ombre nere della 1°Repubblica

Tempo di lettura 17 minuti

il Dott. Francesco Pazienza, noto agente segreto ad essere stato coinvolto in varie indagini sugli episodi di terrorismo e stragismo racconta ai microfoni di Giallo Criminale molte rivelazioni, anche inedite, degli eventi che hanno caratterizzato uno dei periodo più oscuri del nostro Paese. 
 

di Daniele Vanni

 

Pubblicità

Gli anni bui della Repubblica Italiana, – qualcuno potrebbe obiettare: perchè quelli di oggi sono rosei? – spesso riportano un nome: Francesco Pazienza, ex agente segreto italiano, noto per essere stato coinvolto in varie indagini sugli episodi di terrorismo e stragismo.

Nato a Monteparano, un piccolo comunello di poco più di 2000 abitanti, nel Salento occidentale quello che guarda verso lo Ionio e il Tarantino, proprio nell’anno in cui nasceva la Repubblica Italiana , chi avrebbe detto che questo personaggio, già fatto il miracolo di laurearsi in Medicina e Chirurgia (110 e lode) presso la lontana Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, cominciasse una propria intricatissima attività, di enorme successo tra l’altro, come faccendiere, lavorando in Francia come consulente finanziario durante gli anni ‘70.

Questo il grande personaggio dell’ultima puntata di “Radio Caffè Criminale” condotta da Davide Cannella, che ha intervistato, duettato, incrociato i ferri di un’indagine su quegli ani bui, con una persona che davvero sarebbe in grado di riscrivere gli anni “bui” appunto della nostra Nazione.

E al solito, che vorrebbe un confronto con gli attuali, dovremmo convenire con lui che erano sicuramente migliori: per moltissimi aspetti. Ma tra questi, il principale, è che negli ani dello stragismo, della strategia della tensione, del mondo sull’orlo di una guerra atomica, diviso in due in un equilibrio tra le due Superpotenze, negli anni seguenti, quelli di piombo degli attentati folli di chi non vedeva il proprio delirio e credeva che uccidendo degli esponenti più o meno importanti della magistratura, del mondo accademico del giornalismo o della politica, potesse approdare ad una rivoluzione che era solo nelle loro menti malate, in tutti questi anni pure, la gente viveva meglio, anche per un solo fatto. Perché credeva in un futuro migliore e aveva speranza nel futuro.

Ecco che il confronto con questo personaggio non certo minore o controfigura in questi anni complessi, ha dato un’importanza particolare alla puntata straordinaria vissuta su Radio Caffè Criminale e che naturalmente potete rivedere quando volete sul nostro sito o su Facebook.

Ma vediamo qualche altro dato dell’esistenza davvero complessa di Francesco Pazienza, che nel 1979 diventa consulente del Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare italiano, il SISMI, sotto Giuseppe Santovito, che lascia nel 1981 dopo il coinvolgimento nella strage di Bologna e lo scoppio dello scandalo della P2. Due temi al centro di questa puntata che non ha lesinato veri e propri scoop e colpi di scena ed anche rivelazioni del tutto inedite!

Pazienza dopo essere caduto in disgrazia si rifugiò negli Stati Uniti d’America, dove fu raggiunto da una prima richiesta di estradizione dell’Italia al governo statunitense nel 1984, ma non fu arrestato dalle autorità americane fino al 4 marzo 1985.

E qui finì in carcere, nella stessa cella…sapete di chi? Di Gaetano Badalamenti, il capo dei capi, Zu Tano, condannato negli Stati Uniti a 45 anni di reclusione in una prigione federale per essere stato uno dei leader della cosiddetta “Pizza connection”, un traffico di droga del valore di 1,65 miliardi di dollari che, dal 1975 al 1984, aveva utilizzato pizzerie come punto di distribuzione.

La procedura di estradizione di Pazienza, che certo in quella cella di cose ne era venuto a sapere! proseguì ed un giudice gli ordinò di farsi sottoporre a processo in Italia. Un ricorso in appello di Pazienza non cambiò le cose, e perciò venne consegnato al governo Italiano solo nel giugno del 1986.

Dopo essere stato condannato a 13 anni complessivi di carcere, dall’aprile del 2007 si trova in libertà vigilata nel comune di Lerici. Gli ultimi diciotto mesi di condanna li ha trascorsi in affidamento ai servizi sociali, facendo il volontario della pubblica assistenza di Lerici. Successivamente ha continua a operare nel volontariato. È uno dei promotori dell’elisoccorso in acqua e partecipa ai soccorsi per i terremotati de L’Aquila nel 2009.

Ma addentriamoci nella puntata.

Di quello che fece creare il neologismo da Scalfari di “facciendiere”, che addirittura Marsiglia collaborava con l’oceanografo Jacque Costeau e che conobbe nel 1980, quello che Pazienza, interrogato da Cannella, chiama “la più grande spia italiana dell’epoca”: il Dott. Federico Umberto D’Amato. Ed il passaggio, da uomo d’affari per una ditta francese a uomo dei servizi segreti è breve, perché scopriamo, proprio con le parole di Pazienza, al quale per esperienza bisogna credere: non si fanno grandi affari, senza l’intervento dei servizi segreti, che appianerebbero la strada alle industrie nei grandi e grandissimi appalti o acquisizioni o vendite commerciali, in ogni grande affare. E Pazienza si lancia in analisi sociologiche sui generis, ma per certi versi affascinanti: le malavite o i grandi gruppi criminali (e lo fa citando Premi Nobel e grandi studiosi) opererebbero con modalità di intelligence se non identiche perlomeno parallele!

E di affare in affare, dove o si vince o si perde) Pazienza ci porta alla conoscenza con un altro nome che ricorre in tante trame e passaggi oscuri dell’Italia di allora: Flavio Carboni, colui che porta al lancio della Costa Smeralda. Esperto infatti secondo Pazienza, del mondo delle costruzioni e di grandissimi interventi edilizi, agiva con personaggi del calibro di Caracciolo, o Armando Corona, il Gran Maestro della Massoneria, oltre che con la malavita, ai quali chiedeva in prestito somme ingentissime che poi restituiva magari triplicate, facendo entrare i prestatori in enormi investimenti edilizi.

Ed ecco che, come aveva fatto capire, allora interrogato dal procuratore Achille Gallucci nell’ambito delle indagini sulla P2, Francesco Pazienza, al microfono con Davide Cannella ammette di essere stato affiliato “all’orecchio del Gran Maestro” della comunione massonica del Grande Oriente d’Italia, ma non iscritto a nessuna loggia e tanto meno alla P2. Come l’11 febbraio 1982, di fronte alla Commissione parlamentare sulla Loggia P2 aveva confermato: cioè, di non essere stato mai iscritto e di non aver mai avuto contatti, diretti o indiretti, con i capi carismatici della P2. Ma, entrato in massoneria nel 1980 “all’orecchio del Gran Maestro” e poi di esser passato alla loggia “Giustizia e libertà”, automaticamente, per la vicinanza al Gran Maestro era assurto al Grado di Maestro di Terzo livello o Grado 3: sospeso cioè: “in sonno” dalla Massoneria il 4 Marzo 1982, per la vicenda P2.

Ed ecco una delle tante clamorose rivelazioni: Pazienza afferma di essere stato incaricato dal banchiere Calvi, poi fatto ritrovare morto sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra dopo il Crack del Banco Ambrosiano, in una messinscena di suicidio, di ristrutturare addirittura il “Corriere della Sera”: una notizia da far balzare sulla sedia” Un grande banchiere che incarica un agente segreto, “all’orecchio” del Gran Maestro della Massoneria italiana di “ristrutturare” il più grande giornale italiano!!

Ecco che Pazienza decide allora di silurare e cacciare Bruno Tassandin, altro grande personaggio, allora direttore generale del Gruppo Rizzoli-Corriere della Sera, anche lui coinvolto negli scandali Banco Ambrosiano e P2 che nella puntata di “Radio Caffè Criminale” si cominciano a capire di più. O almeno ad avere delle notizie inedite e importanti!

Come quella che poi Bruno Calvi fece marcia

Nega lo scontro con Gelli come affermava in un articolo di Corrado Guzzanti del Gennaio 1982 su “La Repubblica” che lo dipingeva nemico del Gran Maestro di Castiglion Fibocchi della P2 e di Umberto Ortolani, nome ugualmente ricorrente in quelle vicende che come si vede non sono certo da poco nella storia dell’Italia, imprenditore e banchiere, più volte definito l’eminenza finanziaria della P2, avendo favorito lo sviluppo degli affari di Licio Gelli in Sud America e con il Vaticano, tramite l’Istituto per le opere di religione (IOR) di mons. Marcinkus. E che ritroveremo assieme a tanti nomi detti in questa puntata sulla Strage di Bologna, sul caso Rizzoli, sul crack del Banco Ambrosiano.

Pazienza dice di aver conosciuto Licio Gelli solo nel 1998, ad opera di Ferramonti

Chi è Ferramonti? Non certo Carneade!

È uno di quei personaggi vissuti sempre al confine della storia ufficiale e di quella «occulta» in Italia. Ufficialmente, infatti, è un imprenditore e politico di origine bresciana. Nel ’90 scende in campo con la Lega Nord e diventa amministratore della PontidaFin, cassaforte del Carroccio. Poi litiga con Bossi e fonda con il professore Miglio l’Unione Federalista. Nel frattempo partecipa alla creazione di Forza Italia, An e della Casa della Libertà. Non contento, prova a ricostruire la Dc con Giuseppe Pizza e, infine, partecipa alle ultime Europee nelle liste dei Popolari per l’Italia. Raccogliendo, invero, appena una cinquantina di voti nella circoscrizione Nord/Ovest. Fin qui le vicende ufficiali. Ma Ferramonti è soprattutto il faccendiere che vanta legami strettissimi con massoneria e servizi che è entrato in buona parte dei misteri italiani degli ultimi anni. Senza – va però sottolineato – aver mai subìto una condanna giudiziaria. Ci andò vicino nel 1996, quando fu tra i 18 arrestati nell’ambito delle inchieste Phoney Money e Lobbyng aperte dal sostituto procuratore di Aosta David Monti e relative a una presunta organizzazione che riciclava denaro sporco sui mercati internazionali. L’inchiesta ebbe una certa eco mediatica perché ne furono sfiorati personaggi di primo piano come Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Roberto Maroni e, naturalmente, Licio Gelli, che a Ferramonti era legato da anni. Il polverone che si sollevò, però, finì con un nulla di fatto. Ad Aosta arrivarono gli ispettori del ministero, David Monti fu trasferito per incompatibilità ambientale e il presunto grande intreccio tra finanza, massoneria internazionale e politica fu archiviato. Successivamente il nome di Ferramonti, sempre senza rilievi penali, spuntò sia nelle indagini su presunti dossieraggi ai danni di Romano Prodi, sia – è storia recente – nel crac di Banca Etruria. Sarebbe stato lui, sollecitato da Flavio Carboni, a suggerire a Pier Luigi Boschi, papà di Maria Elena, alcuni nomi per i ruoli apicali della banca che stava affondando. «Spinte» che, però, non avrebbero prodotto gli esiti sperati. Inciampi che non hanno certo marginalizzato Ferramonti. Che nella Capitale ha continuato a frequentare le persone che contano (politici, giornalisti Rai, imprenditori) e, qualche anno fa, si è dato anche da fare per sostenere l’ascesa di Trump, organizzando un tavolo a una cena della National Italian American Foundation, negli Usa. In alcune interviste ha sempre negato di essere organico alla massoneria. Nel 2016 a Il Fatto Ferramonti disse: «Io ho contatti con tutte le massonerie perché non appartengo a nessuna massoneria. E ho rapporti con tutti i servizi segreti perché sono libero, non appartengo a nessun servizio segreto». Se è vero quanto ha detto Savoiu nel suo video, ora Ferramonti ha deciso di rompere il tabù e ha preso direttamente le redini della nuova P3. Di certo, sembra essere uno che i retroscena italiani li conosce. In un’altra intervista a Il Fatto, stavolta del maggio 2019, prima delle Europee, pronostica: «Questo governo (il “gialloverde”, ndr) non durerà a lungo, ma Mattarella non scioglierà le Camere. E il prossimo premier sarà ancora Giuseppe Conte. Senza la Lega, ma con ampie convergenze. Scommette?». Incredibile. In un’altra risposta «avvisa» Salvini: «Prima di arrivare al potere temo abbia combinato qualche guaio… ho paura che glieli faranno pagare». Il leader leghista era autorizzato a fare tutti gli scongiuri. Ma credo non siano serviti!

E se non vi basta, ecco che saltiamo a Marcinkus!!

“Sapete cosa mi ha detto sua eminenza il Cardinale, no era solo Arcivescovo! Marcinkus, la prima volta che l’ho incontrato? Io sono di Cicero un sobborgo di Chicago e mio padre era l’autista preferito da Al Capone! Quindi con me ti devi comportare bene!! Era non capo, ma tutto lo IOR”.

È così che ci introduce un personaggio “religioso” ripreso da film e che Secondo quanto pubblicato il 12 settembre 1978 dalla rivista OP – Osservatore Politico di Mino Pecorelli (ucciso, non si è mai saputo da chi!!? il 20 marzo 1979, nella sua macchina nel centro di Roma, senz’altro da un killer professionista), Marcinkus entrò a far parte della massoneria il 21 agosto 1967 con numero di matricola 43/649 e soprannome “Marpa”. Il suo nome era indicato in una lista pubblicata da OP contenente 121 ecclesiastici massoni, fra cui Jean-Marie Villot (Cardinale segretario di Stato), Agostino Casaroli (capo del ministero degli affari esteri del Vaticano), Pasquale Macchi (segretario di Paolo VI), monsignor Donato De Bonis (alto esponente dello IOR), Ugo Poletti (vicario generale di Roma), don Virgilio Levi (vicedirettore de «L’Osservatore Romano»), Annibale Bugnini (cerimoniere pontificio) e Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana).

È così ripercorriamo questa vita “santa” che conosciuto Sindona, entra…in contatto con il Banco Ambrosiano di Calvi e nell’occhio del Dipartimento di Giustizia degli USA, riguardo a un caso di riciclaggio di denaro e obbligazioni false che partiva dalla mafia newyorkese e approdava in Vaticano, per un totale di 950 milioni di dollari. Alle indagini fecero seguito alcuni arresti, ma Marcinkus fu assolto per insufficienza di prove.

Il nostro Arcivescovo, secondo Pazienza, era al centro di un pauroso scontro di potere in Vaticano, quello dell’elezione di tre Papi nel giro di poche settimane, con la morte tanto discussa di Papa Luciani e l’inaspettata elezione di un papa polacco! Che decide di entrare in guerra con il comunismo internazionale, cambiando il mondo! Cosa che non piaceva affatto a Casaroli, vero cardinale e Segretario di Stato vaticano, grande mediatore in Italia e nel mondo ed esponente dell’Ostpolitik e dell’apertura ai Paesi comunisti dell’Est Europa.

Anche il suo nome fu trovato nella lista contenente i nomi di 121 ecclesiastici presunti massoni pubblicata in concomitanza all’elezione di papa Giovanni Paolo I dalla rivista «Osservatore Politico» di Mino Pecorelli, ucciso il 20 marzo 1979 e indicato in una delle sue deliranti confessioni da Alì Agca, l’attentatore del Papa di essere stato uno dei mandanti dell’attentato stesso e quindi implicato nella sparizione di Emanuela Orlandi, forse ad opera della Banda della Magliana, che aveva stretti rapporti con il Cardinale Casaroli!

E qui un’altra bomba!! Citando Napoleone ed in francese, Pazienza del resto è un ex agente segreto che ha cominciato la sua carriera in Francia, ci cita il proverbio che senza soldi non si fanno le guerre! E da qui, sempre secondo Pazienza: l’accordo tra Papa Giovanni Paolo II, oggi dichiarato santo, ed il “Cardinal” Marcinkus!!!

 

Il rapporto con Ali Ağca

Dopo l’attentato a Giovanni Paolo II nel 1981 da parte di Mehmet Ali Ağca, questi dichiarò di essere stato visitato da Pazienza nella sua cella ad Ascoli Piceno (ciò fu dichiarato però solo dopo che il giudice convocò Pazienza in aula). Questa visita di Pazienza ad Ağca fu dichiarata anche dal mafioso Giovanni Pandico. Dalla sua prigione a New York, Pazienza negò di aver mai fatto visita ad Ağca.

Pazienza fu interrogato su questi fatti a New York dal giudice istruttore italiano Ilario Martella. Poco tempo dopo, Martella ritirò le accuse secondo le quali Ağca sarebbe stato “addestrato” da presunti elementi dell’intelligence militare italiana.

“Ma, dice Pazienza, io non dico tutto e non parlo. Neanche a distanza di tanti anni. Non come i politici di Mani Pulite che bastava il “tintinnare di manette” e raccontavano tutto, anche quello che non sapevano!”.

E qui un altro scoop: quello di aver salvato la “pelle” ad Antonio Di Pietro, la unta di diamante del pool di Mani Pulite.

Pazienza quale consulente del presidente delle Seycelles, porta alla nazionalizzazione del petrolio delle isole che non vivono di solo turismo. E qui si reca Di Pietro per dare la caccia proprio a Pazienza.

E qui gli agenti segreti locali, convinti che Di Pietro sia un uomo della Cia, vorrebbero eliminarlo, ma Pazienza sarebbe intervenuto, tramutando la sentenza di morte, in un avvertimento di essere stato scoperto e di lasciare immediatamente le isole incantate dell’Oceano Indiano, salvandogli di fatto la vita!

Il dossier Sica

Si, proprio l’Alto Commissario per la Lotta alla Mafia, il magistrato Domenico Sica che l’ex faccendiere e agente dei servizi segreti Francesco Pazienza accusa di averlo incastrato per vendetta facendo cadere anche su di lui le accuse di depistaggio della strage di Bologna del 1980. Sempre secondo Pazienza, sarebbe stata la cassetta di sicurezza di Sica il vero obiettivo del furto storico nel caveau della Banca di Roma del 1999 per mano di Massimo Carminati, ex NAR coinvolto anch’esso nel processo per il depistaggio che lo vedrà poi assolto.

Per Pazienza, Sica e D’Amato di cui abbiamo già parlato, erano: “Culo e camicia!”.

Sica voleva rovinare il Sen. Vitalone, che nella sua carriera di magistrato era stato il PM nel processo per il Golpe Borghese, la Rosa dei Venti (che si diceva evocata anche in canzoni di…estremo successo!) fatto arrestare lo stesso Borghese e Vito Miceli, già direttore del SID, in pratica il servizio segreto italiano, difeso invece da Mino Pecorelli, per l’omicidio del quale proprio Vitalone, verrà chiamato in causa, da “pentiti” della Banda della Magliana!

E così, veri e non tutti veri, i fatti confessati da Pazienza in trasmissione, si ha però un quadro degli scontri, questi sicuramente reali, che percorrevano la politica italiana, la magistratura, i vertici vaticani con l’intervento costante dei servizi segreti. Anche esteri! E della Mafia.

Per quanto riguarda Vitalone, sempre fedele della corrente andreottiana, considerata di Destra, si arriva alla famosa chiamata in correità di Tommaso Buscetta che dirà che la Mafia avrebbe eliminato lo scomodissimo giornalista Mino Pecorelli, per fare un favore ai Salvo i famosi esattori siciliani, che l’avrebbero richiesto per favorire Giulio Andreotti!

Il 2 Agosto 1982, lo chiama D’Amato, dirigente generale di pubblica sicurezza, direttore dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’interno dal 1971 al 1974, che Pazienza chiama familiarmente “Umbertino” che gli fa interrompere le vacanze a Ibiza, precipitarsi a Roma, dove gli chiede, proprio a Pazienza!? se sa quanti milioni Calvi ha passato ai fratelli Vitalone. Ed ecco sopraggiungere “Mimi” come Pazienza chiama Sica, che arriva in quel momento e chiede a D’Amato se hanno l’informazione voluta: Pazienza non vuol parlare e così a suo dire, inizia la guerra dei 100 anni!! Con Sica che lo attaccherà in ogni modo, aiutato da Rocco Palamara, padre del giudice al centro dello scandalo del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha scosso l’intera magistratura italiana, aiutato da Craxi che poi chiederà a Pazienza, salvo poi mandare Maurizio Raggio (si proprio lui, il compagno della Contessa Francesca Vacca Augusta inspiegabilmente precipitata in mare dalla sua splendida Villa di Portofino! alla quale Radio Caffè Criminale ha dedicato un’intera interessantissima puntata!) a Lerici dove Pazienza risiede da anni, a chiedere un aiuto contro Di Pietro: aiuto che Pazienza, memore di quanto Craxi ha fatto per lui, negherà recisamente!

Intrecci da perdere la testa! che ci presentano però una realtà politica e della realtà stessa, un po’ diversa da quella ammaestrata e pacifica elargita ogni ora dai tg italiani!

I rapporti col Banco Ambrosiano

Calvi era la banca segreta dello IOR: se l’Istituto per le Opere di Religione aveva bisogno di tot miliardi di Lire, era Calvi che li trovava e li dava a Marcinkus. Con il surplus o con gli interessi, Calvi comprava azioni del Banco Ambrosiano, tanto che ad un certo punto Calvi ne era divenuto il proprietario!! Anche attraverso società off shore, che facevano tutte capo a Calvi. Senza che la Banca d’Italia sia mai intervenuta!

Ed ecco un’altra rivelazione da boom, da urlo, dopo decenni d’informazione che abbiamo creduta verace.

Il crack del Banco Ambrosiano? Non c’è mai stato! Come non c’era mai stato il controllo della Banca d’Italia che però ad un certo punto ha detto: stop a queste società perlopiù panamensi, per dichiarare insolvente il Banco Ambrosiano che chiude il sabato e riapre il lunedì!

Sulla stampa italiana, tutta o quasi, si grida al fallimento, ma a riprova, Pazienza ci dice che nessun correntista o azionista della banca, ha mai perso una sola lira!!

E…e siamo all’ennesimo scoop! Una delle più grandi compagnie d’assicurazione d’Italia, la “Toro” che controllava anche la celebre “RAS”, che apparteneva al Banco Ambrosiano, dichiarato “d’ufficio” fallito, viene …quasi regalata agli Agnelli! Che si liberarono della loro compagnia assicurativa la non meno nota “SAI” che viaggiava in cattive acque, vendendola al Gruppo Ligresti che da questa acquisizione dette vita alla “Fondiaria-SAI”.

Pazienza ci fa così capire che quando si vuole in Italia si fa fallire una banca oppure se ne salva un’altra come il Monte dei Paschi di Siena, un Everest al confronto della collinetta Banco Ambrosiano che però viene tenuto su con gli stuzzicadenti…per volontà politica. Un valzer che a quel tempo era diretto da un direttore d’orchestra finanziario che era Cuccia. Quello politico: Andreotti!

L’errore di Calvi fu con Guido Rossi, l’uomo di Cuccia che portava un ramo d’ulivo, non accettato da calvi che invece si mise nelle mani di Flavio Carboni, l’altro grande faccendiere, in rapporti con Francesco Pazienza, ma anche con Licio Gelli, la P2 ed il boss di Cosa Nostra Pippo Calò, l’ex gran maestro del Grande Oriente d’Italia, Armando Corona, nonché l’allora imprenditore Silvio Berlusconi, di cui è stato socio in affari per il progetto “Costa Turchese”, noto anche come “Olbia 2”, finendo sotto il Ponte dei Frati Neri!

Sospettato da anni di avere legami con la mafia, nel 1997 i magistrati di Roma collegarono Flavio Carboni e Pippo Calò all’omicidio del banchiere Roberto Calvi.

Flavio Carboni era infatti sospettato di aver intrattenuto rapporti di un certo spessore con il banchiere assassinato, del quale avrebbe successivamente alla sua morte ricettato la borsa e i documenti contenuti, vendendoli ad un alto prelato dell’Istituto per le Opere di Religione, monsignor Pavol Hnilica. Per tale ricettazione il 2 marzo 2000 fu condannato con il pregiudicato romano Giulio Lena, mentre monsignor Hnilica (che intendeva proteggere, dichiarò, il buon nome della Chiesa cattolica e di papa Giovanni Paolo II) fu assolto per aver agito in stato di necessità. La prima sentenza fu dichiarata nulla per vizio di procedura, ma ne seguì dopo poco un’altra che confermava i dispositivi della prima. Il 23 maggio 2002 Carboni e Lena vennero assolti in appello.

E poi una sequela di processi, con la chiamata in correità di Licio Gelli, Umberto Ortolani, il braccio destro di Rafaele Cutolo, lo stesso Pazienza che invece dichiara in trasmissione di essersi preoccupato dell’assenza di Calvi e di aver lui stesso telefonato alla moglie a New York per avvertirla della scomparsa…ma la verità vera, quella del suicidio-esecuzione e dei veri mandanti e dei veri esecutori, è affidata naturalmente alla Storia che come in tutte queste vicende, mai arriverà ad una certezza assoluta. Perché così è la vita dell’uomo, di cui però s’intravedono, eccome! I tanti intrecci, imbrogli, affari …tutta una corsa sfrenata, losca, senza esclusione di colpi per il potere e per il denaro! Perché? Perché l’uomo ha capito che con quello si può comprare tutto!

Al popolo, sempre secondo Pazienza, che una sera racconta, invitato a cena Calvi, gli aveva impedito di accendere il camino, dove dentro aveva nascosto decine e decine di milioni in banconote, diciamo: non pulite! Si raccontano verità di comodo. Come quella che per salvare il Banco Ambrosiano era pronta anche una banca dei Rockfeller. Ma per Pazienza, il Banco Ambrosiano non era nelle condizioni di fallire e quindi non aveva bisogno di nessun aiuto e quella banca, proprio per aiutare Calvi, l’aveva portata sempre lui, Francesco Pazienza. Ma Calvi, all’uomo della Chase Manhattan Bank, venuto in Italia su richiesta di Pazienza, disse no, come disse no a Cuccia!

Quindi non c’era un solo mandante, ma una serie di personaggi, potentati, entità …una miriade di nemici non coalizzati contro Calvi, ma che Calvi si era cercato da solo per non venire allo scoperto come vero proprietario del banco Ambrosiano e finanziatore del Vaticano e delle sue lotte, soprattutto rivolte contro l’Est comunista.

Insomma Calvi se l’era andata a cercare! Le stesse parole usate alla radio da Giulio Andreotti per parlare della morte dell’Avvocato Giorgio Ambrosoli che morì il 12 luglio del 1979, a causa della sua attività di Commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona: anche secondo il Divo Giulio era di quelli che se le andava a cercare!!

Durante la sua latitanza, Pazienza fu interrogato negli Stati Uniti da alcuni funzionari doganali circa la scomparsa di fondi dal Banco Ambrosiano. Pazienza dichiarò che questi funzionari doganali gli avevano riferito che Stefano Delle Chiaie era stato visto a Miami, Florida, con un turco non identificato, e ripeté la sua posizione durante il suo coinvolgimento nel processo sulla strage di Bologna. Non è ancora chiaro se questo turco fosse Oral Çelik o Abdullah Çatli e se l’affermazione dei funzionari doganali fosse vera.

In via definitiva nel 1993 viene condannato a 3 anni di carcere per il crac Ambrosiano e associazione a delinquere.

La strage alla stazione di Bologna

E quindi eccoci alla più grande strage di terrorismo o della strategia della tensione.

Pazienza fu condannato nel 1988 per aver tentato di depistare le indagini sulla strage di Bologna, sistemando lo stesso tipo di esplosivo in un treno Milano – Taranto nel 1981.

Nel 1990, la sua condanna fu ribaltata in appello, ma un nuovo processo terminò con una condanna definitiva nel 1995. Condannato a 13 anni (10 per il depistaggio delle indagini sulla strage e 3 per il crac dell’Ambrosiano ed associazione a delinquere) in tutto ne trascorre 12 in carcere.

Ha sempre dichiarato di essere innocente e nel maggio del 2018, chiede di poter esser convocato al processo all’ex NAR Gilberto Cavallini per depositare dati e documentazioni di possibile interesse, ma a giugno la corte d’assise decide di respingere la richiesta.

Ma Pazienza dice di essere stato incastrato per vendetta dal giudice Domenico Sica!

Braccio destro in questa operazione di vendetta, l’allora non ancora generale Mario Mori, comandante del ROS e direttore del SISDE, al centro di polemiche anche nella cattura di Salvatore Reina e poi assolto dall’accusa di favoreggiamento per ritardata perquisizione del covo di Riina! E sarà anche assolto da altre accuse di traffico di droga e ancora più pesante di aver favorito la latitanza di Provenzano! Ma rimasto illeso e assolto anche dall’accusa di essere stato perno della “Trattativa Stato-Mafia”, dove in primo grado aveva invece subito una condanna a 12 anni.

Secondo Pazienza, Sica e Mori allestiscono un castello di accuse contro lui che è latitante, ma con un ufficio di fronte al Consolato italiano! Così si allestisce un processo in contumacia, senza potersi difendere.

In una intervista a Fanpage Pazienza scarica poi la colpa del depistaggio sugli ex colleghi dei servizi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, condannati a 8 e 7 anni, e rivela presunti intrecci tra Cesare Romiti (amministratore delegato della FIAT) e la Libia di Muʿammar Gheddafi (azionista della casa automobilistica) collegando la strage di Bologna con quella di Ustica e l’incidente aereo di Castelsilano.

Ma nella trasmissione su “Radio Caffè Criminale” tira dritto contro Sica e Mori, dove in Cassazione verrà definitivamente accusato di essere il braccio destro di Licio Gelli, di essere al soldo dei servizi segreti americani che lo avrebbero spedito in Italia, addirittura per sostituirlo al vertice della P2!!

Ma, sostiene Pazienza, vengo condannato per aver depistato le indagini sulla Strage di Bologna, così da ingraziarmi Gelli!

Da tutti gli atti della Commissione P2 guidata da Tina Anselmi e dagli atti della sentenza Banco Ambrosiano, si afferma che Pazienza era nemico di Licio Gelli!

E quindi Pazienza gioca su queste contraddizioni, dicendo: delle due, una! Oppure sul fatto che due determinazioni esattamente opposte finiscono per elidersi a vicenda!

Altrimenti sostiene Pazienza quasi in conclusione di trasmissione, si tratterebbe di continuazione di reato, nel senso che si potrebbe ipotizzare un reato madre ed un reato figlio. Cioè aver prima depistato le indagini sulla strage di Bologna, per ingraziarsi Gelli e che poi il Gran Maestro lo presentasse a Calvi in modo da diventare suo consulente particolare. E poi la continuazione di reato…niente di vero: era tutto un castello costruito, secondo Pazienza, per colpirlo con un’atroce vendetta.

L’unica cosa vera e che Pazienza ammette, dopo essere stato denunciato dai suoi giudici di Bologna due volte per calunnia ed essere stato entrambe le volte assolto, è quella di aver fatto vedere al giornalista di “Panorama”, Barberi, un rapporto interno del Sismi sulla strage. Ma i giudici si sono dimenticati di dire e scrivere in motivazione di sentenza, che quel documento era stato preparato da Pasquale Notarnicola, l’uomo del PCI nei servizi! C’era stato il Compromesso Storico ed il Governo di Solidarietà Nazionale ed il PCI, praticamente al governo, aveva chiesto due cose nei servizi segreti: il Direttore del Sisde, nella persona del Generale Giulio Grazzini ed il Comandante della prima Divisione con il generale Notarnicola.

Io, dice in sintesi ed in conclusione Francesco Pazienza sono stato condannato a 10 anni per un documento scritto da Notarnicola, uomo del PCI, che l’ha riconosciuto come proprio, dove si affermava che la Strage di Bologna era opera dell’estrema Destra italiana, in associazione con il gruppo francese Fane e che l’attentato era stato compiuto da Stefano Delle Chiaie, già accusato di aver preso parte al Golpe Borghese, noto esponente della destra neofascista e della destra spiritualista in seno al Movimento Sociale Italiano, poi fondatore di Avanguardia Nazionale; coinvolto in alcuni processi nell’ambito della strategia della tensione, come quello sulla strage di Piazza Fontana e la strage di Bologna, venendone sempre assolto.

E in cauda venenum, e che veleno! Pazienza chiude su sollecitazione, ricordando il furto delle cassette all’interno del Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio a Roma da parte della Banda della Magliana. Rapina anomala quanto mai! Il motivo?

Si dovevano portare via documenti di Domenico Sica con i quali il magistrato, dice in conclusione Pazienza, avrebbe ricattato una delle più alte cariche dello Stato, per il fatto che il figlio lavorava presso la sede di New York della BNL e qui riciclava i soldi della mafia dell’Isola di St. Martin!!

CONDIVIDI
  • https://securestreams3.autopo.st:1369/stream
  • Radio Caffè Criminale ON AIR
  • on air