Nuova inchiesta a Milano sul rapimento di Cristina Mazzotti

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Di Daniele Vanni

Fu uccisa nel 1975, quattro i nuovi indagati per l’esecuzione del sequestro

Indagati Giuseppe “u dutturicchiu” Calabrò e un avvocato ed altri della vecchia ‘mala’ milanese vicina alla ‘ndrangheta, sul sequestro a scopo di estorsione che si è concluse tragicamente con l’omicidio, quasi 50 anni fa e allora i sequestri e gli omicidi facevano scalpore! della 18enne Cristina Mazzotti, la prima donna a essere rapita dall’Anonima sequestri al Nord Italia.
Aveva 18 anni, era figlia di un industriale comasco: un commando la rapì e chiese il riscatto, ma la ragazza morì durante il sequestro. 

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    Adesso, quando gli “industriali” parlo di quelli italiani, quasi non esistono più, i Pm milanesi Alberto Nobili e Stefano Civardi, sulla base del lavoro della squadra Mobile, contestano a 4 persone legate alla ‘ndrangheta l’omicidio volontario della 18enne, nel presupposto che “segregandola in una buca senza sufficiente aereazione e possibilità di deambulazione, somministrandole massicce dosi di tranquillanti e eccitanti”, ne abbiano “così cagionato la morte” nelle stesse ore in cui il padre pagava il riscatto: eravamo tra il 31 Luglio e l’1 Agosto 1975. Ed anche la temperatura delle Estati di allora era diversa.
I quattro indagati, oggi di “veneranda” età, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Si tratta di Demetrio Latella, Giuseppe Calabrò, Antonio Romeo e Antonio Talia. 
 
Cristina Mazzotti fu rapita la sera del’1 Luglio 1975 fuori dalla sua villa di Eupilio (Como). Al padre della ragazza, Helios, furono chiesti 5 miliardi di lire di riscatto e dopo un mese l’uomo mise assieme 1 miliardo e 50 milioni, di quelle Lire che avevano un peso ben diverso di quella moneta che chiamano Euro, e che pagò, inutilmente ai delinquenti.
Il 1° Settembre del ’75, una telefonata anonima indicò ai carabinieri di scavare in una discarica di Galliate (Novara), e lì fu ritrovato il cadavere.
Un primo processo si concluse a Novara, con 13 condanne di cui otto ergastoli a carico di fiancheggiatori, ma non degli esecutori materiali del sequestro finito in omicidio. 

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