• Dom. Mag 29th, 2022

RADIO CAFFÈ CRIMINALE

"Criminalmente Bella"

Lauretta Toffoli uccisa con 33 coltellate: in campo accusa e difesa

Tempo di lettura 3 minuti

di Daniele Vanni

La donna era stata trovata morta nella sua casa. Era nella stanza da letto. Arrestato un vicino di casa. I dubbi sull’arma, l’ipotesi che l’aggressore volesse anche smembrare il corpo

Il corpo martoriato da 33 coltellate. Il gravissimo precedente, inquietante, con il figlio violento, Manuel Mason. Che nel 2019, appena tre anni fa, l’aveva accoltellata Con il quale, però, tutto sembrava tornato il sereno. L’arresto veloce del vicino di casa, pregiudicato. Che si dichiara innocente. E questo non vorrebbe dir niente. Se non che non si trova per ora un movente. Rapina? Tentata violenza sessuale? La donna era in abbigliamento intimo, seminuda, nella camera da letto dell’appartamento al secondo piano della palazzina in cui viveva da sola. Ha ferite anche sulle mani: segno che ha tentato di difendersi. La difesa dell’arrestato che ha ingaggiato l’esperto di scene del crimine Edi Sanson, che dice “Mancano delle prove fondamentali”. Ad esempio, si chiede: “Dove sono finiti i pantaloni o la gonna che indossava la vittima al momento dell’omicidio? Quell’indumento è elemento fondamentale per ricostruire la dinamica complessa dei fatti. Devono essere stati rimossi post mortem, ma la configurazione del sangue su quel capo di vestiario potrebbe dirci tante cose”. 

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Sempre la difesa dice che: “L’indagato sta male”, ma che Vincenzo Paglialonga, 41 anni, agli arresti domiciliari con bracciale, non era presente sul luogo del delitto. Lo dimostra, secondo il legale, il fatto che le forze dell’ordine non lo abbiano trovato nel suo appartamento la notte tra venerdì e sabato. L’avvocato, poi, sottolinea come sia fondamentale conoscere l’esatto momento in cui il Paglialonga si sia tolto il braccialetto elettronico. Per sapere se sia avvenuto prima o dopo il delitto e la morte di Lauretta. Per la difesa l’uomo non è lucido e non può rispondere agli inquirenti. Soffre di cirrosi e il malessere nasce dal mancato rispetto della terapia prescritta.

Domenica erano scattate e manette per Vincenzo Paglialonga, il vicino di casa. Intanto accusato di evasione. Che vive in un appartamento proprio sotto quello della vittima ed era agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Era tornato a Udine da pochissime ore, trasferito dal carcere di Pordenone nel pomeriggio di venerdì.

Intanto è stato sentito anche l’ex compagno della donna che dice di esser sicuro che l’assassino è un conoscente di Lauretta.

Ma quale il movente?

Sembrerebbe che l’autopsia abbia evidenziato che i tanti colpi inferti (ben 33) che dimostrerebbero un accanimento fortissimo come chi davvero ha avuto rapporti con la vittima, siano stati inferti tutti dal davanti, ma ci sarebbe una ferita su una gamba, forse fatta con un altro coltello, portata forse da dietro che ha fatto parlare, ma forse sono solo supposizioni, di un tentativo di smembramento del corpo. Per poi occultarlo? Un tentativo perlomeno puerile, perché le tecnologie attuali d’indagine ben difficilmente possono essere eluse.

Riparte la difesa con il suo consulente Sanson: “Noi sappiamo che Vincenzo Paglialonga è stato fermato fuori dalla sua abitazione e arrestato per evasione dai domiciliari mentre il cadavere della donna è stato scoperto qualche ora dopo. (nda: verso le 14 del pomeriggio di sabato 7 Naggio, n via della Valle, quartiere San Rocco di Udine). Certamente si può presumere che il Paglialonga, se colpevole, potesse essere fuori dal suo appartamento per gettare i pantaloni insanguinati”, aggiunge. Sanson prosegue: “Escluderei che ci sia stata una qualsiasi forma di violenza sessuale nei confronti della vittima. Il corpo di Lauretta ci dice che è stato spostato da una stanza a una delle camere”. Questo spostamento potrebbe essere avvenuto dopo la morte della donna o subito prima che la stessa esalasse l’ultimo respiro. Secondo la ricostruzione del consulente, l’azione criminosa è cominciata mentre la vittima si trovava in posizione eretta. 

Sull’ipotesi che l’assassino volesse anche ridurre in pezzi il corpo, Sanson spiega: ”C’è una ferita dietro il ginocchio sinistro che è incompatibile con i fendenti sul resto del corpo. Probabilmente è stato un tentativo di smembrare il cadavere per poi poterlo occultare. Tentativo non riuscito. Bisogna cercare più di un coltello. Non può essere stata un’unica lama a procurare quelle ferite così diverse e profonde”.

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