VIA Di POGGIO
Via di Poggio e la sua porta"magica"
Prima parte
Già abbiamo parlato della Via su cui si aprivano le case dei Puccini, piovuti a Lucca da Celle di Pescaglia e della Statua di S. Michele che certo suggestionò Giacomo a scrivere la Tosca, l’opera sua più teatralmente riuscita e che s’impernia sul Castello papale, già Mausoleo di Adriano e poi carcere e fortilizio, sovrastato dalla statua dell’Arcangelo pesatore di anime e cacciatore di demoni.
Ma quella strada, che oggi si diparte dalla piazzetta di Cittadella oggi rinvigorita dalla statua non brutta di Puccini, ma un po’ piccola per distinguerla dagli avventori seduti ai bar vicini. E con quel basamento certo non bello, ma che forse sarebbe stato più accettato ed apprezzato, se fosse stato pensato come contenitore di una fonte musicale di arie pucciniane! è Via di Poggio e prende il nome dalla potente famiglia nobile, che tra il XII e il XVI secolo possedeva numerose abitazioni e terreni in quella zona. Anzi: il casato era noto per la sua grande influenza politica ed economica, arrivando a dare il nome all’intero quartiere circostante, storicamente definito “in Poggio”.
E la stessa piazza, quella della statua troppo piccolina per esaltare il Musicista le cui arie: Nessun dorma (Turandot), O mio babbino caro (Gianni Schicchi), Che gelida manina e Mi chiamano Mimì (La Bohème), Vissi d’arte e E lucevan le stelle (Tosca), oltre a Un bel dì vedremo (Madama Butterfly) vorremo sentir risuonare dall’ anonima base, come faceva “qualcuno” che, assai prima della creazione della statua bronzea, pubblicava libri e qui li distribuiva con una cena gratis ed il contributo dei commercianti di allora, il giorno della nascita di Giacomo, il 22 Dicembre, allestendo balletti o piccole coreografie o addirittura pezzi di opere.
Ma 336 anni prima della nascita del quinto di 7 figli ed ultimo di una dinastia così lunga come solo i Bach possono vantare tra i grandi compositori, la piazzetta dovette improvvisamente cambiare nome, quando, nel 1522, la stessa famiglia Di Poggio, per conquistare il potere assoluto della città, osò sfidare le altre famiglie patrizie lucchesi, in quella che è passata alla Storia come la Congiura dei Poggi.
Oggi non sarebbe successo niente, visto che la Chiesa di Lucca ha regalato la Chiesa di S. Giulia alla comunità greco-cattolica ucraina (e quella vicina di S. Anastasio alla Chiesa Ortodossa rumena) ma, allora, le chiese erano davvero importanti e poter nominarne il rettore era cosa importante, di potere. Così era nata una violenta disputa per il rettorato della chiesa di S. Giulia, tra la famiglia Poggi, insofferente e potente, e la fazione degli Arnolfini, (quelli del celeberrimo quadro di Jan van Eyck del 1434 e di cui una volta parleremo).
Lo scontro furibondo sfociò addirittura nell’assassinio del Gonfaloniere Girolamo Vellutelli da parte dei Poggi l’11 luglio 1522, addirittura durante un’udienza!
Dietro la contesa locale per la nomina del rettore, tra gli abitanti della contrada (guidati dai Poggi che volevano però fare un colpo di mano, spalleggiato da Genova e dai Cybo che detenevano Massa e Carrara) e Bartolomeo Arnolfini, Protonotario apostolico, (e quindi difensore del potere pontificio soprattutto dei Papa di Casa Medici, nel difficilissimo equilibrio tra Francia, Impero Asburgico e la Riforma religiosa che l’anno prima aveva visto la scomunica di Martin Lutero) c’era un tentativo di colpo di stato, visto che Lucca era seppur piccola, una città-stato.
Ci sono due versioni dei fatti. Quella più plateale vede l’assalto, durante un’udienza, in cuii membri della famiglia Poggi uccidono a colpi di pugnale il Gonfaloniere in carica, Girolamo Vellutelli. Nell’altra, i Poggi avrebbero agito di notte, assassinando il gonfaloniere nel suo letto, all’interno del palazzo del governo, con 10 pugnalate.
Ogni colpo di stato ha la riprova in strada. In questo caso, la reazione popolare fu netta, a favore della Chiesa e degli Arnolfini, costringendo i congiurati a ritirarsi.
Forte di questo, il governo della città, per evitare un ulteriore caos, intervenne duramente.
Quattro capi della rivolta furono costretti subito a lasciare la città.
Ma la mano della giustizia non fu così lieve: sette appartenenti alla famiglia furono decapitati e due impiccati.
Altri membri furono dichiarati ribelli, segnando la fine del potere dei Poggi, che aveva grossi possedimenti a Porcari e di cui vi parleremo nella seconda parte dedicata ala “loro” via.
Che rimase “loro”, mentre la piazza fu rinominata: Piazza del Grano e successivamente Piazza Cittadella, per la presenza del palazzo, famoso in epoca barocca per il giardino pensile che si trovava sulla grande terrazza che ancora si vede dalla piazza, di proprietà dell’omonima ricca famiglia lucchese.
Un epitaffio latino nella chiesa dei Santi Giovanni e Reparata a Lucca ricorda l’uccisione di Girolamo Vellutelli nel 1522 che venne qui sepolto. Mentre Lucca che nel 1531 dovrà affrontare la Rivolta degli Straccioni, si avviava e accelerava i tempi verso un regime sempre più ristretto ed oligarchico.
Fine prima parte.


