Mostro di Firenze – La Caccia al DNA

La cassetta postale da dove il Mostro ha spedito il lembo di seno della povera Nadine Mauriot

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FIRENZE – Un’indagine decennale che sembrava destinata a un epilogo inaspettato si chiude con una conferma che spazza via ogni dubbio. Dopo mesi di attesa e speculazioni, la Procura di Firenze ha fatto luce sul mistero legato alla morte di Francesco Vinci, uno dei personaggi chiave nella complessa vicenda del Mostro di Firenze.

Ieri, alla signora Vitalia Melis, moglie di Vinci, è stata consegnata la relazione tecnica di genetica forense. Il documento, frutto di un’operazione di riesumazione che abbiamo seguito da vicino, non lascia spazio a interpretazioni: il cadavere ritrovato nel 1993 è, senza ombra di dubbio, quello di Francesco Vinci.
L’intera operazione, messa in atto dalla Falco Investigazioni di Lucca e avocata dalla Procura di Firenze, si è resa necessaria proprio a causa dei forti sospetti della signora Melis. La donna non ha mai creduto alla morte del marito, convinta che avesse inscenato il suo omicidio per sparire, “insalutato ospite”. Un sospetto alimentato anche dalla storia di suo cognato, Salvatore Vinci, che si diceva morto in Spagna ma che, invece, pare si goda una vecchiaia serena vicino a Saragozza.
Ricorderete che il corpo di Francesco Vinci, uomo con innumerevoli precedenti penali, fu trovato in un bagagliaio d’auto carbonizzato, assieme a quello del suo servo-pastore Angelo Vargiu. L’autopsia dell’epoca fu parziale e difficoltosa, a causa delle pessime condizioni dei cadaveri. In particolare, il corpo di Vinci era privo degli arti superiori e di una pallottola che portava vicino al cuore fin dall’infanzia. Un dettaglio non da poco, dato che i medici legali non trovarono tracce di piombo fuso che ne giustificassero la scomparsa.

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La signora Melis dopo anni di silenzio ha sostenuto la sua versione, raccontando al Criminologo Davide Cannella di aver visto il marito a bordo di un’auto dopo la sua presunta morte e di aver ricevuto un mazzo di rose accompagnato da un peluche di Topo Gigio, un loro piccolo segreto di coppia.
Ora, dopo anni di incertezze, la scienza ha parlato. Gli accertamenti genetici, condotti con meticolosità dal Dott. Ugo Ricci e dalla Dottoressa Martina Focardi, hanno messo la parola fine a questa vicenda. La certezza dell’identità del cadavere, per quanto dolorosa, offre finalmente una ragione alla signora Vitalia Melis. Ragione che la Melis continua a non volere accettare.
Come dichiarato dal criminologo e investigatore privato Cannella, che ha seguito l’operazione con la sua squadra, l’importanza di questa indagine va oltre la singola identità. “L’importante per me e per il mio team è quello finalmente di disporre del profilo genetico di Francesco Vinci,” ha detto Cannella al TG1 delle 20. “Un profilo che potrebbe essere utile per dipanare l’infinita storia del Mostro di Firenze”.
Cannella ha voluto ringraziare pubblicamente il Medico Legale Dott. Aldo Allegrini, il Genetista Forense Dott. Eugenio D’Orio e la Criminologa Dott.ssa Wilma Ciocci per la loro preziosa collaborazione. Ha anche annunciato che, proprio con la Dottoressa Ciocci, sta lavorando a un nuovo libro su questa intricatissima vicenda.

E.M.

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