Generazione Azzardo: il lato oscuro dello schermo. Viaggio nelle nuove dipendenze degli adolescenti .

La Dott.ssa Wilma Ciocci

Tempo di lettura 4 minuti

Il gioco d’azzardo e l’iper-connessione hanno cambiato pelle, abbandonando i vecchi luoghi fisici per trasferirsi direttamente nelle tasche dei più giovani, ventiquattr’ore su ventiquattro. In una società dominata dall’incertezza e dalla paura del futuro, lo smartphone si trasforma spesso in una finta certezza a cui aggrapparsi per trovare un successo facile. Per fare luce su questa complessa mappa del rischio, abbiamo intervistato la dottoressa Wilma Ciocci, sociologa, criminologa ed esperta nello studio delle nuove dipendenze comportamentali.

Dottoressa Ciocci, partiamo dal contesto sociologico. Qual è il legame profondo tra le teorie di Zygmunt Bauman sulla “società liquida” e il boom dei casinò online?

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È proprio in un contesto dominato dall’incertezza, dove i tradizionali punti di riferimento crollano giorno dopo giorno, che le multinazionali dell’azzardo hanno trovato il loro terreno più fertile. Il futuro fa paura e pianificare il domani sembra impossibile. Questo blocco ha scavato un vuoto profondo nei ragazzi di oggi. È qui che colpiscono i nuovi casinò online: non vendono solo scommesse, vendono una via d’uscita immediata. Nella “società liquida” dove tutto cambia troppo in fretta, lo smartphone diventa l’unica finta certezza a cui aggrapparsi per trovare un successo facile.

I dati emersi dallo studio ESPAD® Italia 2025 fotografano una “giornata tipo” degli adolescenti fortemente digitalizzata. Cosa fanno i ragazzi quando passano ore davanti allo schermo?

Lo studio ci mostra che l’uso digitale degli adolescenti è ormai fatto di gesti ripetuti e ordinari. Se analizziamo chi passa almeno 4 ore online in un giorno di scuola, notiamo che le attività dominanti sono “chat e social network”, che raggiungono il 30,1%, seguite da vicino da “film, serie in streaming e musica” al 17,7%. Lo spazio rimanente è diviso tra ricerche o lettura di quotidiani (6,9%), giochi di ruolo o d’avventura (6,2%), siti per adulti (3,7%) e, infine, i giochi online veri e propri al 2,9%.

Dalle sue analisi, qual è il momento esatto in cui questa quotidianità digitale si trasforma in un pericolo patologico?

La linea di confine ideale viene superata esattamente nel momento in cui l’utilizzo della rete smette di essere governato dal ragazzo. Lo studio ESPAD® Italia 2025 evidenzia un dato allarmante: il 14,9% degli studenti presenta un profilo di “uso di Internet a rischio”. Stiamo parlando di una platea enorme, pari a quasi 370.000 adolescenti nel nostro Paese.

Esistono delle differenze nell’approccio a questo rischio a seconda del genere?

Sì, e le differenze di genere sono nette, contrariamente a quanto si possa pensare. Il profilo di uso a rischio riguarda il 12,3% tra i maschi, ma sale vistosamente fino al 17,4% tra le femmine. È la dimostrazione che il disagio digitale si manifesta con modalità e canali differenti, ma colpisce profondamente entrambi i generi.

L’identikit che emerge da questa fetta di studenti a rischio descrive un intreccio di comportamenti preoccupanti. Quali sono i campanelli d’allarme più evidenti nella vita reale?

Tra i ragazzi che presentano un profilo internet a rischio si osserva una drammatica amplificazione delle vulnerabilità. I dati rilevano più eccessi alcolici, un maggiore uso di sostanze illegali e un ricorso decisamente più frequente ai psicofarmaci. Sul piano sociale e scolastico, assistiamo a un maggior coinvolgimento in comportamenti antisociali, come furti o risse, un numero più elevato di assenze da scuola e un rendimento scolastico molto più basso. Tutto questo è strettamente legato a una profonda insoddisfazione nelle relazioni con gli amici, con i compagni e all’interno della famiglia stessa.

Questo forte senso di insoddisfazione e isolamento è legato anche al modo in cui i minori frequentano piattaforme come Twitch e Discord? In che modo vengono agganciati?

Assolutamente sì. Il gioco d’azzardo e le dipendenze online capitalizzano proprio questo disagio strutturato. I minori vengono intercettati nei luoghi virtuali che frequentano per socializzare. Il meccanismo fa leva su una forte deriva individualista e narcisistica: i ragazzi tendono a identificarsi con i creator del web, percependoli come amici intimi. Quando vedono uno streamer esultare in diretta per una vincita alle slot machine, sperimentano quella che definiamo una “vincita vicaria”. Si convincono, cioè, che quella fortuna sia facilmente replicabile anche per loro, ignorando che spesso quelle somme sono solo budget promozionali regalati dalle piattaforme per fare pubblicità. Per questo chiediamo alle piattaforme tre obblighi tassativi: l’Etichetta di Classificazione dei Contenuti (ECC) come “Gioco d’azzardo”, l’Age-Gating per nascondere le live ai minori e l’obbligo di dichiarare gli sponsor.

Quali sono le trappole cognitive, a livello psicologico, che scattano nella mente del giovane giocatore?

Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) monetizza la ricerca di emozioni istantanee sfruttando i limiti della mente umana. La trappola principale è la “gambler’s fallacy” (fallacia dello scommettitore): la falsa credenza per cui, dopo una serie di giocate perdenti, un esito vincente debba essere imminente. Il giocatore ignora la realtà scientifica: ogni giocata è un evento totalmente indipendente e scollegato dai precedenti.

Se il circuito legale italiano è protetto da rigidi controlli, dove si stanno spostando le minacce più grandi?

La vera minaccia corre all’estero, nei mercati illegali che sfidano i divieti del Decreto Dignità. Le nuove bische virtuali oggi utilizzano criptovalute e persino avatar antropomorfizzati basati sull’Intelligenza Artificiale, programmati per simulare una finta intimità con l’utente e spingerlo compulsivamente a scommettere.

Per contrastare questa deriva, lo Stato italiano ha implementato nel corso degli anni un circuito legale molto rigido, a partire dalle prime leggi del 2002. Come funziona questo sistema di difesa?

Il sistema italiano ha radici profonde ed è iniziato nel 2002, quando il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze accettò le scommesse telematiche e l’allora AAMS (oggi ADM) assunse il controllo esclusivo del gioco a distanza. Oggi lo strumento principale è l’Anagrafe dei Conti di Gioco (ACG). Si tratta di un sistema informativo centralizzato tra i più avanzati in Europa che monitora in tempo reale tutti i conti aperti in Italia. I concessionari devono trasmettere dati identificativi, giocate e ricariche; prima di ogni accesso, il sistema effettua una verifica preventiva (sub-registrazione). Incrociando i dati con l’Anagrafe Tributaria, impedisce l’apertura di conti a persone inesistenti, decedute e, soprattutto, ai minorenni. Inoltre, lo strumento dell’autoesclusione dal gioco online tramite SPID permette a chi si accorge di avere un problema di bloccarsi l’accesso a tutte le piattaforme legali, per un periodo determinato (fino a 270 giorni non revocabili) o a tempo indeterminato.

Cosa si sente di consigliare alle famiglie e alle scuole per arginare questa mappa delle dipendenze?

La promozione della salute deve muoversi su linee chiare: informare sui rischi reali, diffondere consapevolezza sulle reali e bassissime probabilità di vincita, e fornire gli strumenti per individuare tempestivamente questi campanelli d’allarme comportamentali e scolastici. È fondamentale fare rete con i servizi socio-sanitari del territorio. Non dobbiamo dimenticare che per qualsiasi emergenza o supporto psicologico gratuito e anonimo, è fondamentale rivolgersi a canali ufficiali come il Numero Verde Nazionale 800 558822.

Dott.sa Wilma Ciocci

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