Per le antiche scale di Palazzo Pfanner: Fantasmi, birra nobiltà e il poverello” di Assisi.

Palazzo Pfanner - scalinata

Tempo di lettura 7 minuti

di Daniele Vanni

Risalire alla vera vita di S. Francesco d’Assisi è difficilissimo. Non solo per la distanza che ci separa da quel 1181 o 1182, perché neppure l’anno preciso si conosce di questo che io credo sia un santo sessantottesco.

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Cioè molto simile a quei contestatori radicali e forse qualcosa di più, la condotta dei quali sconfina nelle crisi mistiche, se così vogliamo chiamarle, che portarono il Patrono d’Italia a gesti estremi anche per l’epoca in cui viveva.

Impossibile avere di lui una visione vera, soprattutto perché S. Bonaventura suo biografo ufficiale è anche unico: nel senso che si premurò di distruggere tutte le storie, tutti i documenti, le testimonianze che riguardavano la vita di Francesco, così che l’unica fonte rimanesse quella ufficiale ed edulcorata, cioè quella redatta da Bonaventura da Bagnoregio stesso.

Se si va a leggere quel che rimane dell’atto di nascita del “poverello” di Assisi, si viene a sapere che egli nacque “nel fondaco dei Moriconi”, mercanti di origine lucchese che vendevano stoffe, soprattutto seta, ma anche lana in Francia. Paese da cui, il padre del santo, Pietro di Bernardone non solo trasse la moglie provenzale, ma anche il soprannome del figlio che nacque quando lui era oltre le Alpi a vendere mercanzia.

E con quei soldi tentò sempre di recuperare quel figlio, che non era nato per fare affari, ma per creare problemi, perché scontento della realtà. Partito per la guerra contro Perugia, addirittura arruolato nella parte ghibellina, fu fatto prigioniero dopo la battaglia di Collestrada, dove certamente avrà ucciso come tutti. Ma diversamente dai poveri che venivano uccisi o resi schiavi, lui passò in prigione un anno, dove si ammalò gravemente nello spirito. E per fortuna e per le fortune del padre, fu scarcerato visto che Pietro pagò il riscatto.

Ma qui in prigione, ecco i primi sintomi di quella che se non vogliamo chiamare malattia, certo di estrosità. E appena liberato dal premuroso e attento padre, ecco che si arruola di nuovo e scappa per raggiungere ancora le milizie ghibelline o per unirsi alla IV° Crociata. O quando mandato dal padre a vendere panni e stoffe a Roma, le regala ai passanti e ai mendicanti e tra questi cerca i lebbrosi, per baciarli e abbracciarli!!

Quasi preso da una componente di “follia” masochistica e di umiliazione, nel paradosso di trovare piacere, conforto o un senso di identità in un’esperienza che è intrinsecamente dolorosa, degradante o distruttiva per il sé.

Come quando si spogliò, completamente nudo, nel centro di Assisi e dei suoi abitanti scandalizzati, asserendo di voler rifiutare le ricchezze ed il benessere del padre! Cosa che poteva benissimo fare, quando era in prigione!

E che la Chiesa doveva essere completamente povera, come quella originaria, come Cristo e gli Apostoli che non possedevano neppure i panni che indossavano! Ed in questo si può davvero vedere una rivolta del tipo dei figli di papà sessantottini che pensavano di portare la fantasia al potere!

Nonostante la “mistificazione” successiva di Bonaventura, per cui dalla povertà assoluta francescana siamo passati addirittura a benedire la mercatura e la successiva usura, purchè sia tutto fatto a fin di bene (?!) restano tracce di documenti che legano al Famiglia Moriconi di Lucca che, guarda caso, mercanteggiava in seta e panni. Con palazzi in Via Fillungo, che potete vedere ancor oggi, addossati all’Anfiteatro (per intenderci con i Lucchesi: dove una volta c’era “Marzetto” o la sede della DC al civico 119 dove chissà quanti di Voi saranno entrati per chiedere “grazie” laiche!). Questa importante Famiglia era per questo legame non storicamente provato (e come si può, dopo la pulizia del Cardinale (!) Bonaventura, addirittura nominato oltre che santo Dottore della Chiesa?) molto vicina ai Francescani di S. Frediano. E grazie a questi appoggi, a questa contiguità che si rinnovava nelle feste francescane, i Moriconi avevano ottenuto con favore i terreni per edificare i loro palazzi, proprio vicino alla Chiesa del santo irlandese, dotato di “Rastrello” per deviare il Serchio! Che altro non è che ingegneria etrusca elaborata dai Romani, come si arguisce dagli stessi affreschi dell’Aspertini in S. Frediano.

Ma forse altri figli non adatti alla mercanzia si appalesarono in questa Famiglia dei Moriconi, che caddero in rovina nel 1680, dovendo cedere i loro possedimenti e dimore ai Controni (forse della Val di Lima) che invece con le loro fortune ingrandirono e abbellirono i palazzi dei decaduti in disgrazia, con uno scalone progettato da un architetto che li scontentò, affidando poi l’esecuzione, davvero scenica, e spagnolesca allo Juvarra che disegnò anche i giardini attuali. Lui, autore della Basilica di Superga. dove si andò a schiantare l’aereo del grande Torino, della Villa da caccia dei Savoia, quella di Stipinigi, di parte del palazzo Ducale di Lucca, di Villa Mansi, a Segromigno, patria dello zoccolo, e quindi vero connubio stridente di barocco spagnolo e rivisitazione cardinalizia (Juvarra era anche un prete) di Vitruvio! il Palazzo Reale della Granja de San Ildefonso, detto “la piccola Versailles” di Spagna, e di tanti altri lavori.

I tempi passano e si possono leggere anche con il trascorrere dei ricchi, che non mancano mai, come i poveri, che sono notoriamente molti di più in ogni epoca.

Così anche a Lucca, arrivarono i Francesi che, spacconi come D’Artagnan dicevano di portare la Rivoluzione, l’Uguaglianza, la Fraternità… Invece con l’Europa si sono beccati la Fiat e a Lucca, certe Farmacie Comunali, le cliniche una volta delle Suore, una parte dell’acqua della Geal che ora sa di “metan” e la CLAP che si ostina a scrivere sui fianchi “autolinee toscane”!?

E, per contrastare i Franchi, giunsero a Lucca, anche i tedeschi, rimasti fino a non molto tempo fa, nei nomi di certi negozi del centro, teutonici che già qui si erano insediati, eccome! con i Longobardi fino a procreare proprio qui, io credo, e non a Mantova, Matilde di Canossa.

E siccome i crucchi amano la birra: ecco i Pfanner acquistare quelle vaste scale che servirono anche con la carrozza gentilmente prestata da Palazzo Mansi, ad eternare il Marchese del Grillo! Che da lì, da quelle scale percorse anche dagli insegnati della scuola più classista d’Italia giacchè il “Machiavelli” si diceva secondo solo al “Parini” di Milano quello della Zanzara mentre a Lucca s’insegnava a quelli che erano figli di papà come S: Francesco ad essere compagni e non di scuola! Mentre quasi tutti si iscrivevano a Medicina e non perchè fosse alle porte una rivoluzione imminente con morti e feriti da curare …ecco che Palazzo Moriconi, poi Controni ora Pfanner ed in parte sezione e parentesi contestatrice dei medici lucchesi del futuro (per vocazione naturalmente, non per soldi!!) ecco che in queste stanze iniziò, nel 1692, anche la tormentata storia d’amore tra il principe Federico di Danimarca, futuro Federico IV di Danimarca e Norvegia (1671-1730), e la nobildonna lucchese Maria Maddalena Trenta, poi suora a Firenze ospiti dei Controni (parte del romanzetto, una trilogia, da me scritta: Novelle d’Amore, edito dalla compianta amica, la nobildonna Fazzi, libro che ha anche ottenuto un premio nazionale ed un riconoscimento consegnatomi personalmente, nelle mie mani e in quelle di mia Madre Norma e di mia figlia, dalla Regina di Danimarca a Copenaghen) .

Ed ecco quindi, nel 1846, Felix Pfanner (1818-1892) produttore di birra nativo di Hörbranz sul Lago di Costanza (Austria), ma di famiglia bavarese, giunto a Lucca in seguito a un decreto del 1845 con cui il Duca, quello che era duca a Lucca, ma stava a Vienna a giocare e perdere somme favolose per le quali chiedeva prestiti altrettanto ingenti agli Ebrei del Ghetto di Lucca che occupava la parte Nord si Piazza Grande, Carlo Lodovico di Borbone, che aveva fatto richiesta per sé e per la città di: «un abile fabbricatore tedesco di birra». Felix prese prima in affitto dai Controni, il giardino e le cantine del Palazzo, per collocarvi i macchinari e l’attrezzatura necessari a produrre la bevanda.

Poi, grazie ai proventi ricavati dal suo birrificio, Felix fu ben presto in grado di acquistare l’intero Palazzo, il quale prese il suo nome e divenne sede ufficiale della birreria Pfanner, forse la prima fabbrica di birra tedesca in Italia, che diventò un tradizionale punto d’incontro di tutti coloro che amavano sorseggiare un boccale di birra seduti in mezzo a una splendida cornice monumentale tra piante di limoni, (non si beve così anche la Corona?) tra siepi di bosso, gruppi di pavoni e camerieri in livrea. Dopo decenni di attività, la birreria chiuse nel 1929, l’anno della crisi.

Tutto passa, diceva un padre di un alunno del Liceo Machiavelli, meno che il mi’ figliolo!

Anche i ricchi. Ma i loro fantasmi?

I Pfanner, forse per l’influenza del Liceo vicino, che non insegnava nulla di Biologia, nulla di Chimica, né tantomeno di Biochimica o Fisica, ma stranamente essendo gli alunni per la quasi totalità molto benestanti, quasi tutti si trasformavano in medici, così fecero i Pfanner.

Il primo fu Pietro, primario di Chirurgia, medico di guerra e nel terremoto di Messina ed anche medico di Giacomo Puccini. Che fu anche eletto sindaco della città e che è ricordato per aver tentato di dotare Lucca di un acquedotto moderno e soprattutto di fogne, ma non certo per la sua bellezza!

Poi il grande figlio, eminente Neuropsichiatra, professore all’Università di Pisa ed uno dei fondatori e direttore della Stella Maris per disabili

Una mia lontana parente, da piccola, fu portata dal Professor Pfanner, per via di alcune crisi epilettiche. Il male di cui soffriva Giulio Cesare, Napoleone, Van Gogh, Alessandro Magno, come sapevano gli studenti di questo palazzo. Che ignoravano però le cause, come Basaglia che, guarda caso aveva frequentato il “Foscarini” di Venezia, il più antico Liceo Classico d’Italia! E sarebbe ora che un decreto legge impedisse, come avviene in tutte le parti del mondo evoluto, a chi non sa niente di Matematica, Fisica, Biologia o Scienze, potersi iscrivere ad una Facoltà che decide della vita o della morte delle persone, test di ingresso o meno! e credeva che, dal momento che LA POLITICA È TUTTO e TUTTO È POLITICA (motto del ’68) anche le malattie del cervello fossero di origine sociale. Cioè: politica!

Il Professoìr Pfanner, notoriamente non bello, come S. Francesco, consigliò ai genitori una cura (non si era ancora nell’epoca dell’acido valproico) ma li assicurò che dopo lo sviluppo, la situazione si sarebbe stabilizzata, ma Ilia, questo era il suo nome, certo più adatto alla signorine del Liceo accanto che sapevano tutto di Annibal Caro, Schielman e Troia) gli disse francamente: “Lei sarà anche bravo come medico, ma è davvero brutto!”, pur non conoscendo il ritratto di S. Francesco fatto da Giotto nella Cappella degli Scrovegni, banchieri a Padova.

Sarà per i passati fumi della birra, sarà forse che i brutti vivono male e come dicevano non i Romani, che erano essenzialmente pratici, ma i Greci, che sentivano assai forti gli influssi orientali, chi conduce un’esistenza sofferente poi, anche da morto, vaga ansioso nell’Ade.

Sarà che quelle scalinate, così inusuali per Lucca che è tutta raccolta, sono invece così aperte sul giardino, sulle Mura e poi verso le Apuane, che il tutto sembra un richiamo per le anime inquiete. Sarà come sarà, ma si dice che, come dall’altra parte delle Mura, al laghetto dell’Orto Botanico dove sprofondò la carrozza di Lucida Mansi, si vedono strane luci ed ombre, qui qualcuno dice di aver visto più volte, certi baluginii, forse un’ombra, o due, o un fantasma …quello del “birraio”? quello del “sindaco? Quello forse troppo recente del Prof. Pfanner? Salire o scendere “Per quelle antiche scale”1! Mentre su quelle attigue del Liceo, gli studenti del “Machiavelli” vedono ancora l’anima del Preside Caccavelli, della sfrontata Melinossi, della Guidi, della Stefanelli o della Palagi, e delle altre terrificanti insegnanti, che pretendevano l’impossibile: insegnare a ragionare della vita di oggi, che corre così veloce come un fantasma, imparando lingue morte!

Un po’ come Francesco…Moriconi? Che voleva far diventare povera la Chiesa dei Papi e Cardinali che si sono sempre costruiti, per quasi duemila anni, palazzi come i Controni, i Pfanner, i Marchesi del Grillo!

Il buio della ragione genera fantasmi!

1 Per le antiche scale è il celebre libro di Tobino con il quale nel 1972 vinse il Campiello con le storie di Anselmo, psichiatra a Maggiano.

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