SVIZZERA AL VOTO SULLA NEUTRALITÀ: IL 27 SETTEMBRE SI DECIDE IL FUTURO DELLA POLITICA ESTERA DI BERNA

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BERNA“La Svizzera diventerà neutrale?” Sembra un paradosso giornalistico per un Paese che ha fatto della neutralità il proprio marchio di fabbrica, eppure la domanda ha una logica stringente. Il prossimo 27 settembre 2026, i cittadini svizzeri saranno chiamati alle urne per esprimersi sulla cosiddetta «Iniziativa sulla neutralità». La stampa italiana, da parte sua, tende invece a ignorare questo importantissimo referendum, senza darne alcuna notizia.

Buoni uffici: Il Paese sfrutti la propria neutralità per fungere da mediatore e facilitatore di pace.

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Il punto di svolta principale risiede nell’azzeramento del margine di manovra di cui Berna gode oggi. Attualmente, infatti, la Svizzera applica una neutralità cooperativa o attiva, che le permette di allinearsi alle sanzioni economiche stabilite da partner come l’Unione Europea pur rimanendo non belligerante. L’iniziativa cancellerebbe questa flessibilità.

Il 27 settembre la parola passerà dunque al Popolo e ai Cantoni: spetterà all’elettorato elvetico stabilire se ancorare la Svizzera a una neutralità rigorosa e intransigente o se mantenere la flessibilità diplomatica che ha guidato la politica estera di Berna negli ultimi decenni.

L’esito del referendum non mette in discussione la neutralità in sé sancita dalla Costituzione federale fin dal 1848, riconosciuta a livello internazionale e volano storico di sicurezza, indipendenza e prosperità ma punta a ridefinire come applicarla in futuro, proponendo un netto cambio di rotta rispetto all’impostazione attuale.

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La campagna referendaria è entrata nel vivo lo scorso 11 agosto, quando il Capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), Ignazio Cassis, ha dato il via ufficiale alle spiegazioni del Governo in conferenza stampa a nome del Consiglio federale.

Cosa chiede l’Iniziativa: verso una neutralità “integrale”
L’iniziativa popolare mira a iscrivere nella Costituzione federale un nuovo articolo che imponga una prassi decisamente più restrittiva e rigida. Nel dettaglio, il testo chiede che:

Permanente e armata: La neutralità svizzera sia espressamente qualificata come permanente e armata.

Stop alla cooperazione militare preventiva: Sia vietata l’adesione ad alleanze militari (come la NATO) e la collaborazione con esse, a meno che la Svizzera non sia oggetto di un’aggressione militare diretta o di palesi atti preparatori.

Bando alle sanzioni autonome: La Svizzera non partecipi a scontri armati tra Stati terzi né adotti misure coercitive non militari (sanzioni economiche) contro Stati belligeranti. Fanno eccezione esclusivamente le sanzioni deliberate dall’ONU e i provvedimenti diretti a impedirne l’elusione.

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