L’azzardo atomico e l’ombra di Hiroshima: nell’81° anniversario un grido contro il baratro globale

Little Boy

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HIROSHIMA – Mentre i potenti della Terra sembrano giocare una spietata roulette russa sulla pelle del pianeta, scommettendo come giocatori al casinò su quale Paese verrà distrutto per primo, la memoria della Storia torna a bussare alle coscienze dell’umanità.

Alle 8:15 locali (l’1:15 in Italia), Hiroshima si è fermata in un minuto di silenzio. Nello stesso istante in cui, il 6 agosto 1945, il bombardiere statunitense Enola Gay sganciò sulla città la prima bomba atomica della storia, il ricordo si è trasformato in un drammatico monito. Quel primo attacco causò circa 70.000-80.000 vittime sul colpo, cifra salita ad oltre 140.000 entro la fine di quell’anno. Tre giorni dopo, il 9 agosto, la tragedia si ripeté su Nagasaki, provocando altre 40.000 morti immediate (salite poi a 74.000-80.000 a fine 1945), spezzando vite quasi esclusivamente civili e decretando la fine della Seconda Guerra Mondiale con la resa incondizionata di Tokyo.

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Il grido dal Peace Memorial Park
A poco sembrano essere serviti decenni di appelli, compresi quelli storici nati dal Trattato e dalle Conferenze di Pugwash — il movimento per il disarmo scaturito dal Manifesto Russell-Einstein del 1955, l’ultimo documento pubblico firmato dal celebre fisico prima della sua scomparsa per mettere in guardia il mondo dal pericolo dell’autodistruzione nucleare.

L’imponente cerimonia nel Peace Memorial Park ha visto la partecipazione di circa 50.000 persone e delegazioni record da 121 Paesi e dall’Unione Europea per l’81° anniversario dell’attacco. Il sindaco Kazumi Matsui ha letto la Dichiarazione di pace, depositando nel cenotafio del parco l’elenco aggiornato delle vittime, che conta ora 353.639 nomi (inclusi 4.393 decessi accertati nell’ultimo anno). Matsui ha lanciato un duro attacco ai leader mondiali: «La società civile chiede l’immediata eliminazione delle armi atomiche. Per quanto tempo ancora intendete deluderci?», evidenziando come un singolo utilizzo odierno avrebbe conseguenze catastrofiche per l’intera razza umana.

Presente per la prima volta dal suo insediamento, la prima ministra giapponese Sanae Takaichi ha ribadito l’adesione del Paese ai tre principi non nucleari, lasciando tuttavia un velo d’ombra senza impegnarsi esplicitamente sul loro mantenimento futuro.

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Arsenali e l’incubo dei “Broken Arrow”
Il grido d’allarme giunge in una fase geopolitica incandescente, segnata dal recente fallimento della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare — chiusa per la terza volta senza un documento condiviso — e alimentata dalle crescenti tensioni in Ucraina e dal grave scenario in Medio Oriente a seguito delle azioni militari di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Oggi si stimano nel mondo circa 12.200 testate nucleari suddivise tra nove nazioni, con quasi 3.900 ordigni pronti all’uso immediato nelle basi operative. Russia e Stati Uniti mantengono da soli l’86% dell’intero arsenale globale.

A rendere il quadro ancora più inquietante si aggiunge il capitolo dei cosiddetti Broken Arrow: dal 1950 a oggi si contano almeno 32 incidenti nucleari ufficiali in cui gli Stati Uniti hanno smarrito tra le sei e le otto bombe atomiche. Ordigni inghiottiti dai mari o sepolti nei ghiacci, mai più recuperati e coperti dal segreto militare.

L’eredità degli Hibakusha
Nel tentativo di arginare la deriva militarista, da Vienna s’innalza nuovamente la voce del disarmo. L’Austria, che nel 2022 ospitò il primo incontro degli Stati parte del Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPNW, in vigore dal 2021 e oggi ratificato da 75 Paesi su 100 firmatari), ha chiesto per bocca del leader della SPÖ Andreas Babler un’assunzione immediata di “responsabilità per la pace”.

Il tempo, però, gioca contro la memoria. Con un’età media degli hibakusha — i sopravvissuti alle esplosioni atomiche — giunta a 86 anni e solo 91.000 testimoni ancora in vita, raccogliere il loro testimone diviene l’unico baluardo rimasto per impedire che le scommesse dei potenti trasformino il pianeta in un nuovo, definitivo deserto nucleare.

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