Il Mito e il Mulo: Napoleone tra Propaganda e Realtà
Napoleone di Jacques-Louis David
PARIGI, 5 MAGGIO – Oggi il calendario segna una data impressa a fuoco nella memoria scolastica di generazioni di italiani. È il 5 maggio, il giorno in cui, nel 1821, tramontava il sole dell’uomo che aveva ridisegnato i confini d’Europa. Mentre nelle aule risuonano ancora (spesso a fatica) i versi di Manzoni – “Ei fu. Siccome immobile…” – è tempo di chiederci quanto di ciò che celebriamo sia storia e quanto, invece, sia un’accurata operazione di marketing ante litteram.
Proprio in questo mese di maggio, ma di ventuno anni prima (nel 1800), l’allora Primo Console compiva uno dei suoi capolavori strategici. Durante la Seconda Campagna d’Italia, per sorprendere l’esercito austriaco e tagliarne le linee di rifornimento, Napoleone decise di compiere l’impossibile: attraversare il passo del Gran San Bernardo.
Fu una manovra brillante, un aggiramento che lasciò il nemico sbigottito. Ma come ogni grande impresa, ebbe bisogno di un’immagine che la rendesse immortale.
Jacques-Louis David: Il Regista del Mito
Per trasformare un’operazione militare in un’icona eterna, Napoleone si affidò al suo pittore preferito, Jacques-Louis David. Tra il 1800 e il 1803, David realizzò il celeberrimo ritratto Napoleone attraversa le Alpi.
L’opera ebbe un successo tale che ne vennero prodotte ben cinque versioni, oggi custodite nei templi dell’arte mondiale: – Reggia di Versailles – Castello della Malmaison – Palazzo del Belvedere (Vienna) – Castello di Charlottenburg (Berlino). In tutte, vediamo un condottiero eroico, avvolto in un mantello gonfiato dal vento, mentre doma con sprezzante facilità un destriero rampante tra le vette innevate.
La storia, però, viene scritta dai vincitori, e i vincitori amano i filtri fotografici molto prima dell’invenzione di Instagram. Se oggi potessimo viaggiare nel tempo fino a quel maggio del 1800, la scena che vedremmo sarebbe ben diversa dal capolavoro di David.
La verità storica è meno “ramante” ma più umana: Napoleone non attraversò affatto le Alpi su un focoso cavallo bianco. Per affrontare i sentieri impervi e ghiacciati del San Bernardo, il futuro Imperatore scelse l’animale più affidabile e meno nobile del mondo: un mulo.
I resoconti dell’epoca ci consegnano un’immagine quasi dissacrante rispetto alla propaganda: La cavalcatura: Un mulo paziente, guidato a piedi da una guida locale.
L’abbigliamento: Niente mantelli regali al vento. Napoleone era descritto come “male in arnese”, infreddolito, avvolto in un pastrano comune e visibilmente provato dalle intemperie.
La posa: Non c’era nulla di eroico; era la lotta di un uomo contro una natura ostile, non la danza di un dio della guerra.
Conclusione: L’Eterno Conflitto tra Vero e Verosimile
Questo anniversario ci ricorda che la storia è spesso una deformazione estetica della realtà. Se il mulo rappresenta il fatto, il destriero di David rappresenta il potere.
Mentre continuiamo a recitare il Manzoni, è bene ricordare che la grandezza di Napoleone non stava nel cavallo che non ha mai montato, ma nella capacità di far credere al mondo intero di averlo fatto. La prossima volta che guardate quel quadro, cercate di scorgere, dietro il pennello di David, le orecchie lunghe di quel povero mulo che, in silenzio, ha fatto la storia.
Matteo Cannella


