Lucca e la pietra del Diavolo
Piazza Bernardini - Lucca
di Daniele Vanni
Lucca, città delle 100 chiese, una bomboniera a misura d’uomo, si diceva una volta, passata improvvisamente da agglomerato iperrreligioso e laborioso a città dei Comix e del Summer Festival, con il suo centro storico, ormai quasi privo di abitanti e veri negozi, ma invaso da un milione di turisti l’anno e quindi quasi devitalizzato come Firenze o Venezia, ed il comune tra cappelle private delle volle e delle case gentilizie, le chiesette delle scuole, degli ospedali, delle carceri, e quelle dei conventi, forse ne ha molte di più di 100 chiese. Mentre invece la leggenda vuole che la Contessa Matilde, quella di Canossa, che io credo nata proprio a Lucca, per diventare prete e celebrare Messa che la Chiesa ancor oggi riserva esclusivamente ai maschietti, dovesse costruirne 1000, di chiese.
Ecco, allora noi per iniziare a parlare delle curiosità storiche, delle cose buffe come si dice in Toscana per indicare quelle particolari ed un po’ strane, iniziamo a parlare … del Diavolo! Che pure, in tanto fervore religioso ormai relegato al passato, vedremo che ha più di una presenza. Giacchè non c’è fede che non sia alimentata anche dalla paura.
E allora iniziamo da Palazzo Bernardini, una delle Famiglie importanti di Lucca che ha sempre voluto essere un’aristocrazia di pochi, mai dotatasi di unico capo se si escludono i brevi periodi di Paolo Guinigi e quelli di dominazione pisana o comunque esterna.
Dopo un boom industriale notevole nella produzione della lana e soprattutto seta nel XIII° sec., la cui produzione Lucca esportava in mezza Europa, con la Corte dei Mercanti che ne garantiva qualità e controllando i telai, circa 350 erano solo dislocati e traevano forza motrice dal Condotto Pubblico, (costruito in 4 anni nel 1376, sfruttando l’antico corso dell’Auser) più noto come Fosso scavato da Ponte a Moriano fino al centro per poi buttarsi nella Piscilla, (dove il Comune doveva salvare la casa di Ungaretti!) ma cercando inutilmente, pena la morte! di tenere segreti i processi industriali, così elevati che la città elaborò macchine così sofisticate, che per certi aspetti di calcolo (naturalmente allora meccanico) anticipavano gli odierni computer! Ma, nonostante tutto, lo spionaggio industriale ebbe la meglio, favorendo centri come Firenze, Bologna o Como, con ritorno di fortissima concorrenza, che si assommò alle richieste, alle proteste e a vere rivolte interne, come la Rivolta degli Straccioni, (1531) alle quali la Repubblica Lucense rispose spesso con il pugno forte ed anche militare, trasformandosi da aristocratica in oligarchica.
Una di queste riforme prende il nome proprio dalla Famiglia del Palazzo di cui vogliamo parlare: i Bernardini.
Storici mercanti, inurbatisi da Montemagno, dove era signore il loro capostipite, Guido, la Famiglia costruì nel XVI° secolo il prestigioso Palazzo Bernardini (attuale sede della Confindustria nella piazza omonima) su disegno non troppo originale di Nicolao Civitali e la storica Villa Bernardini a Vicopelago, ancora proprietà degli eredi.
I Bernardini furono membri influenti del governo della Repubblica di Lucca, con rappresentanti fin dal XIV secolo, quando Martino Bernardini, nel 1556, gonfaloniere della città, propose la famosa “legge martiniana”.
In pratica per difendersi da attacchi esterni e dalle proteste dei lavoranti interni, si stringeva la morsa del potere, restringendolo a pochi. La riforma Martiniana infatti escludeva dai pubblici uffici e dalle cariche politiche i nati da padri stranieri o del contado, accentrando il potere nelle mani delle famiglie patrizie locali di antico lignaggio.
E siccome la città è sempre stata (basta vederla dall’alto con un drone: un insieme di conventi: così è la ex manifattura tabacchi; così sono il tribunale o le carceri; la Pia Casa, oggi adibita ad rsa e scuole; la biblioteca dell’Agorà ed ancor oggi questa città è l’unica nel mondo cattolico ad avere più di un convento di clausura), si pensò bene di agire anche sul piano morale e religioso. Tanto che si arrivò persino a pensare d’imporre alle donne di vestire tutte di un solo colore, insomma un po’ come tante suore! Allora, nel parlare comune, questo marroncino spento, venne definito: “taneo” non meglio specificato. Naturalmente, vista che questa era anche la città della seta, la stoffa più pregiata per cui Augusto imperatore fu costretto a varare una legge di limitazione di acquisto perché una sola veste che giungeva attraverso un viaggio pari e tante volte uguale a quello di Marco Polo costava come una proprietà terriera di piccole proporzioni! Si giunse al solo ventilare di questa proposta unica al mondo! alla rivolta! In questo caso delle donne e dopo qualche settimana ed il necessario ravvedimento, non se ne fece più niente.
Ma i pochi che si erano riservati il potere, non si curavano dei vestiti delle moglie si concentravano nel far vere fortune, (anche perché i pudichi Lucchesi hanno sempre amato peccare di là dal monte: sia il Quiesa verso la Versilia o quelli che escludono ala vista Montecatini) perché la produzione della seta e la mercanzia erano solo propedeutiche alla creazione dei “banchi” cioè al prestito o meglio all’usura che è stata la vera “arte” italiana del Medioevo.
Così i ricchi potevano permettersi ville attorno alla città (a Lucca se ne contano circa 600, anche se non tutte monumentali, come, per fare solo degli esempi, Villa Mansi o Villa Torregiani o Villa Buonvisi) e grandi palazzi nel centro che divenivano sede dei loro affari.
Così i Bernardini, visti assai di traverso e non solo dalle donne, per la loro riforma, dettero il via alla loro imponente magione, con la sua maestosa facciata bugnata, demolendo di prepotenza edifici preesistenti e storicamente recintata da catene per riaffermarne il possesso privato. Con su esposto il loro stemma con un crescente di luna, che starebbe ad attestare una loro partecipazione alla Prima Crociata, di cui non si trova traccia, nonostante da Lucca sia certo passasse Goffredo da Buglione o comunque alcuni suoi uomini più importanti, non riuscendo però a reclutare la città all’impresa che invece vide protagonista di prima fila Pisa con due Pisani (di Calci e del Serra) a scalare per primi le mura nella presa di Gerusalemme, Cucco Ricucchi e Coscetto da Colle. E con il bottino, Pisa costruì Piazza dei Miracoli. Che anticipa Pinocchio quando sotterra le monete d’oro. Perché senza guerre, o l’usura, chiese e palazzi non si edificano!
E questa cosa, di avere solo delle “copie” minori del romanico pisano, non andrà mai giù ai Lucchesi. Come, secoli dopo, a Lucca non si digeriva bene che quei Bernardini facessero tanto sfarzo ed uso della loro ricchezza. Già la stretta padronale aveva creato assai malumore. Altrettanto il tentativo di vestire da suore tutte le donne! Poi gli “espropri” per fare un palazzo che dava invidia ai potenti e terrore agli altri…
Così qualcuno cominciò a godere, sentendo girare una voce in città. Si sentiva dire che il Diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. E che i ricchi non diventano tali se non rubano…
E che il Diavolo questa volta aveva lasciato il segno. Così che in tanti andavano a vedere il palazzo ormai completato, ma dove si lavorava ancora, stranamente, a piano terra. Anzi si erano messe delle tavole e dei teli, come a non far vedere a cosa si lavorasse.
Ma qualcuno diceva, sicuro, che il Diavolo aveva colpito, come d’uso, a sinistra. Perché nei palazzi come per indicare le sponde die fiumi bisogna volgere le spalle alla sorgente.
E qui, nella prima imponente finestra a sinistra del portone, – naturalmente tutti e due fortificati da enormi stipiti di pietra con massici infissi di legno ed inferriate, – qualcosa di sicuro era successo, perché i muratori e le maestranze erano intervenuti più e più volte!
Ma senza rimedio. Una pietra, sempre di sinistra! di quella finestra non voleva stare al suo posto ed usciva come un Diavolo in una sua danza sfrenata!
Ora le pietre (e forse neanche gli uomini) hanno un’anima. Sono pietre: vengono tagliate, lisciate, scanalate, magari abbellite con fregi. Ma una volta messe a posto, lì stanno!
Questa no. Ogni volta che si rimetteva a posto, tornava a “spuntar” fuori. Si era tentato anche con delle grappe, degli uncini di ferro (che sono ancora visibili sulla finestra incriminata del palazzo) ma non c’era nulla da fare: dopo un po’ la Pietra del Diavolo, che così tutti ora a Lucca la chiamavano, schizzava fuori. Come a dimostrare che dentro quelle mura dove si era fatta tanta ricchezza…
Come un albero nato storto o un giovane che abbia intrapreso una strada sbagliata.
Il fatto era tanto più anomalo perché sulle Pizzorne (da dove venivano i Guinigi che per ricordarselo si erano portati fin sulle torri delle Querce, che indicano nel nome Latino; robur, la forza) come sulle colline pesciatine, a volte conquistate dai Lucchesi, come a Pietrabona (momen omen!) o Vellano si cavava (e ancora lo si fa) la famosa Pietra Serena, un’arenaria grigio-azzurra, compatta, ma tanto …”docile”, usata in tutta l’architettura toscana, e famosa per il suo uso nel Rinascimento fiorentino. Serena e docile, quanto quella dello stipite del palazzo Bernardini era …ribelle!
Qualcuno spiegava il fatto, dicendo che al di là delle “transazioni” e delle vendite di mercanzia, il Diavolo in persona aveva assistito e convinto i signori Bernardini a costruire un palazzo dove si trovava un’immagine miracolosa della Madonna. L’immagine quindi era stata distrutta, e si trovava proprio nel posto in cui la pietra si era incurvata!
E siccome il Diavolo come l’uomo di cose “dritte” ne fa davvero poche, tale è rimasta fino ad oggi!


