Uffizi sotto assedio: cyber-attacco e tesori blindati

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Uffizi sotto assedio: cyber-attacco e tesori blindati. È giallo sulla sicurezza del Museo
FIRENZE – Le Gallerie degli Uffizi come una fortezza medievale nell’era digitale. Tra porte murate, tesori trasferiti d’urgenza nei caveau della Banca d’Italia e un ricatto hacker che punta dritto al vertice dell’istituzione, il museo più importante d’Italia si ritrova al centro di un intrigo che mescola pirateria informatica e sicurezza nazionale.
Il ricatto sul cellulare del Direttore
Tutto ha inizio con un messaggio arrivato direttamente sul cellulare del direttore Simone Verde. Una richiesta di riscatto per evitare che dati sensibili, sottratti dai server della Galleria, finiscano all’asta nel dark web. L’incursione dei pirati informatici risalirebbe allo scorso febbraio, ma si ipotizza un accesso ancora più remoto, risalente all’estate 2025.
Secondo le prime ricostruzioni, gli hacker avrebbero utilizzato una tecnica degna della “banda del buco”: sfruttando una falla in un software per la gestione delle immagini a bassa risoluzione presente sul sito istituzionale, sono risaliti come dai condotti fognari fino al cuore del sistema informatico, mettendo le mani su database riservati.
Operazione “Tesoro Mediceo”
Mentre la Procura di Firenze, la Polizia Postale e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) lavorano freneticamente per bonificare i server e rintracciare i responsabili, il museo ha preso contromisure drastiche che non sono passate inosservate:
Il Trasferimento: Il leggendario Tesoro Granducale dei Medici è stato spostato nei caveau corazzati della Banca d’Italia.
Le Fortificazioni: All’interno del complesso sono apparse porte murate, alimentando il timore di una minaccia non solo digitale ma anche fisica.
Massima Riservatezza: Al personale è stato chiesto il più stretto riserbo mentre gli esperti dell’ACN passavano al setaccio ogni terminale.
La smentita delle Gallerie: “Nessun furto di mappe”
Dalla direzione del museo arriva però un netto ridimensionamento della vicenda. In una nota ufficiale, le Gallerie precisano che “non è stato compiuto nessun danno né effettuato alcun furto” e smentiscono categoricamente che gli hacker siano in possesso delle mappe della sicurezza.
Anche i lavori strutturali avrebbero spiegazioni tecniche indipendenti dall’attacco:
“Il trasferimento a Bankitalia era programmato dall’autunno per via di un cantiere già a bando, mentre le porte murate riguardano prescrizioni antincendio e la gestione di spazi di un edificio del 1500.”
Resta però il dato di una vulnerabilità tecnologica che ha fatto scattare l’allarme rosso. “Le telecamere erano in fase di sostituzione da un anno, la situazione non era affatto come quella del Louvre” rivendicano polemicamente dal museo, sottolineando la necessità di un ammodernamento dei sistemi.
Il caso approda in Parlamento
Dott. Matteo Cannella

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