L’eredità di Peppino Impastato:

La Camera di Peppino Impastato, rimasta così l'ha lasciata

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L’eredità di Peppino Impastato: “Le sue battaglie hanno cambiato il volto della Sicilia”A 48 anni dal brutale omicidio di Cinisi, il Presidente dell’Antimafia regionale Cracolici ne ricorda il valore storico. Ma resta l’allerta: “Nelle piazze torna il rumore delle armi”. PALERMO – Era il 9 maggio 1978. Mentre l’Italia intera rimaneva col fiato sospeso per il ritrovamento del corpo dell’onorevole Aldo Moro in via Caetani a Roma, a Cinisi si consumava un altro sacrificio, lungo i binari di una ferrovia. Giuseppe “Peppino” Impastato, giornalista, attivista di Democrazia Proletaria e voce coraggiosa di Radio Aut, veniva assassinato brutalmente: picchiato e poi fatto a pezzi con l’esplosivo. Il valore di una rottura culturaleIn occasione del 48° anniversario del delitto, Antonello Cracolici, presidente della commissione Antimafia in Sicilia, ha voluto sottolineare come l’esempio di Impastato sia stato una pietra miliare per l’Isola. “L’omicidio di Peppino Impastato ha contribuito a cambiare l’approccio dell’opinione pubblica e, molti anni dopo, anche quello dello Stato nei confronti della mafia, la cui esistenza, fino ad allora, veniva negata”, ha dichiarato Cracolici. Peppino non era un nemico esterno: era un nemico “interno” al sistema mafioso. Nato in una famiglia legata a Cosa Nostra, il padre Luigi era stato al confino e lo zio Cesare Manzella era il capomafia locale aveva scelto di spezzare quei legami di sangue. Dalla sua radio libera e autofinanziata, lanciava strali contro i boss di Cinisi, trasformando l’ironia in un’arma letale contro il potere criminale. Un monito per il presente Tuttavia, il ricordo non può essere solo esercizio di memoria. Cracolici ha lanciato un monito severo sulla situazione attuale delle città siciliane: “Abbiamo il dovere di non sottovalutare quello che sta avvenendo, con il rumore delle armi che torna a scuotere le nostre piazze”. La battaglia di Impastato, dunque, non è ancora finita. Destini incrociati: la nota del cronista c’è un sottile filo rosso che lega le storie di quegli anni, fatto di onde radio e scelte di vita. In quegli anni eravamo giovani entrambi, divisi solo da nove anni di età e da un microfono. Mentre Peppino trasmetteva da Radio Aut parlando di mafia e di denunce, io trasmettevo musica a Radio Palermo International. Forse ci siamo ascoltati a vicenda, tra una frequenza e l’altra, uniti dalla stessa passione per la radio che ancora oggi mi accompagna. Poi le strade si sono divise drasticamente: io nel 1976 entravo nell’Arma dei Carabinieri, lui due anni dopo diventava martire di una Sicilia che voleva cambiare. Resta la suggestione di quella data, il 9 maggio, che vide morire Impastato e Moro: due destini che, in quel tragico 1978, sembrarono scaturire da una medesima, oscura matrice di poteri deviati e trame internazionali. Oggi la Sicilia ringrazia quel giovane di Cinisi che ha insegnato a tutti noi che la mafia si può, e si deve, sbeffeggiare.

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Davide Cannella

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