Caso Garlasco: Tra “Scienze Occulte” e Profilazione
Andrea Sempio
Di Davide Cannella
Caso Garlasco: Tra “Scienze Occulte” e Profilazione, il Giallo si Sposta sui Nervi di Andrea Sempio
ROMA / PAVIA – Il delitto di Garlasco, a quasi vent’anni di distanza, torna a far discutere non solo per i fatti di cronaca, ma per i metodi utilizzati per dar loro un volto e un nome. Mentre la difesa di Andrea Sempio, guidata dall’avvocato Liborio Cataliotti, si barrica dietro cinque perizie tecniche per smontare l’impianto accusatorio, il dibattito si infiamma su quella che molti definiscono la “deriva pseudoscientifica” delle indagini moderne.
Da ore, Andrea Sempio è impegnato a Roma in una serie di colloqui serrati con un pool di psicologi e criminologi. L’obiettivo della difesa è chiaro: fornire una contro-analisi della personalità che possa bilanciare o annullare quella redatta dai Racis (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche) e di altri consulenti su mandato della Procura.
Ma è proprio qui che nascono le perplessità più profonde. Il documento dei RIS, basato sull’analisi specialistica della comunicazione verbale, paraverbale e non verbale, oltre che sugli atteggiamenti e l’eloquio di Sempio, ha sollevato un polverone. C’è chi, nel settore delle investigazioni classiche come me, storce il naso di fronte a tecniche che sembrano aver perso il contatto con il rigore della prova scientifica tradizionale.
“Scienza o scienze occulte?”
Le critiche più aspre puntano il dito contro l’ingresso in tribunale di metodi dai nomi pomposi che, secondo alcuni osservatori, ricordano più il “pendolino dei radioestesisti” o la “sfera di cristallo” che la medicina legale.
“Cosa sta succedendo al mondo delle investigazioni? Simili attività sono da annoverare tra le scienze occulte. Se non fosse una questione maledettamente seria, ci sarebbe da ridere”, commentano voci scettiche che conoscono il caso.
Il timore è che, in assenza di una confessione o di una chiamata in correità e ancor prima di una condanna, si cerchi di sopperire alla mancanza di prove con analisi comportamentali che lasciano spazio a una soggettività eccessiva.
A tal proposito, va ricordato che la perizia psicologica nel processo penale italiano è disciplinata principalmente dall’art. 220 del Codice di Procedura Penale (c.p.p.), che ne definisce rigorosamente l’oggetto e i limiti. Sebbene sia ammessa per valutare cause di natura patologica (perizia psichiatrica), la norma vieta espressamente perizie volte ad accertare il carattere, la personalità o le qualità psichiche dell’imputato che non dipendano da cause patologiche.
Nonostante le polemiche sulla profilazione, l’avvocato Cataliotti non lascia nulla al caso e schiera una “corazzata” di esperti su cinque fronti critici:
Medico-legale: per rimettere in discussione l’ora della morte di Chiara Poggi. Antropometrica: per confrontare le impronte con le dimensioni reali del piede dell’indagato. Fonica: per ripulire intercettazioni audio finora considerate incomprensibili. BPA (Bloodstain Pattern Analysis): per contestare la dinamica della diffusione del sangue nella villetta. Dattiloscopica: un nuovo esame sulle impronte digitali (la 33 e la 45).
L’anomalia di Via Pascoli
Sullo sfondo resta il macigno degli spostamenti di quel 13 agosto 2007. Per la Procura di Pavia, la versione di Sempio è “palesemente inverosimile”. Il ragazzo dichiarò di essere passato davanti alla villetta dei Poggi per caso, notando l’ambulanza, ma le mappe indicano che quella via era “esattamente nella direzione opposta” rispetto al suo tragitto previsto.
Premesso che non ho la minima idea se Andrea Sempio è colpevole oppure no, è ovvio quindi che si dovranno attendere i risultati delle nuove perizie previsti tra circa due settimane, resta il dubbio se sarà la scienza (quella vera) a scrivere la parola fine su questo caso infinito o se l’ennesimo processo si trasformerà in una battaglia di interpretazioni psicologiche su cui nessuno, forse, potrà mai avere l’ultima parola.
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