Morte di Mirella a Pisa, il dramma dell’olio illegale
Pisa – La comunità transgender è in lutto per la tragica morte di Mirella, una donna trans brasiliana di 44 anni, residente a Pisa. Il suo decesso, avvenuto dopo giorni di agonia, è l’ennesima vittima di una pratica clandestina e pericolosissima: l’iniezione di olio minerale industriale, spesso scambiato per silicone liquido a scopo estetico.
La denuncia arriva da Regina Satariano, presidente del Consultorio Transgenere di Torre del Lago (Lucca), che da anni si batte contro questo fenomeno. “Questa piaga ha mietuto un’altra povera vittima”, ha dichiarato Satariano, “non possiamo più tollerare che persone disperate mettano a rischio la propria vita in questo modo”.
La storia di Mirella è un racconto di sofferenza e paura. L’iniezione le è stata praticata il 14 agosto da un “bombadero”, una figura tristemente nota nel mondo sommerso delle modifiche corporee illegali, appositamente venuto da Roma. Fin da subito, Mirella ha avvertito un forte malessere. “Ha iniziato a perdere sangue e a provare dolori lancinanti”, ha raccontato Regina Satariano.
Nonostante la gravità della situazione, la paura di ripercussioni e le complicazioni legali le hanno impedito di recarsi immediatamente in ospedale. Ha sopportato giorni di agonia nella sua casa, fino a quando, il 16 agosto, le sue condizioni sono peggiorate drasticamente. A quel punto, un’amica l’ha accompagnata all’ospedale di Cisanello.
Mirella è arrivata in ospedale già in condizioni gravissime ed è stata ricoverata d’urgenza. Purtroppo, ogni sforzo medico è stato vano. La donna è morta il 18 agosto per le gravissime complicazioni derivate dall’iniezione.
Un mercato nero che uccide
L’uso di silicone liquido industriale per fini estetici è vietato in Italia dal 1993. Nonostante ciò, il mercato clandestino continua a prosperare, sfruttando il desiderio di molte persone, spesso in condizioni di vulnerabilità, di conformare il proprio corpo a canoni estetici irrealistici o di genere. Questi interventi, eseguiti da persone senza alcuna competenza medica, utilizzano sostanze non sterili e tossiche che possono causare infezioni, embolie polmonari, necrosi dei tessuti e, come nel caso di Mirella, la morte.
La morte di Mirella non è solo una tragedia personale, ma un campanello d’allarme che deve richiamare l’attenzione su un fenomeno pericoloso e invisibile. Le associazioni chiedono maggiore informazione e supporto per prevenire altre simili tragedie.


