Investigatori Privati italiani: “Burocrazia e scelte penalizzanti, settore svantagiato
Scontro sul D.M. 269/2010, tesserini ministeriali mai arrivati e la mancata istituzione dell’Albo: la lettera aperta del Dr. Davide Cannella al Presidente di Federpol Luciano Tommaso Ponzi.
LUCCA – Clima di forte tensione ed ennesima spaccatura nel mondo dell’investigazione privata italiana. Riceviamo e pubblichiamo integralmente la dura lettera aperta firmata dal Dr. Davide Cannella e indirizzata a Luciano Tommaso Ponzi, Presidente di Federpol (la storica associazione di categoria del settore).
Nella nota, Cannella denuncia lungaggini burocratiche, scelte normative ritenute fortemente penalizzanti e rivendicazioni professionali mai soddisfatte, accendendo i riflettori sulle difficoltà quotidiane degli investigatori sul campo.
La Lettera Aperta
Caro Presidente Ponzi,
Mi permetto di rubare un paio di minuti del tuo prezioso tempo. Ritengo sia giunto il momento da professionista a professionista, guardandosi negli occhi di dire finalmente le cose come stanno all’interno della nostra categoria.
Come ben sai, in passato sono stato anch’io un socio dell’organizzazione che oggi presiedi. Purtroppo, ho assistito con profondo disappunto alla deriva assunta dalla Federpol: un’associazione che ha persino rivendicato la propria partecipazione attiva alla stesura del D.M. 269/2010. Quel decreto ministeriale ha rappresentato e continua a rappresentare tutt’oggi un “guinzaglio corto” per gli investigatori privati italiani, i quali non meritavano certamente un simile trattamento. Chi svolge questa professione non ha mai voluto essere assimilato alle guardie giurate o al personale di sicurezza dei locali (i c.d. “buttafuori”), soggetti verso i quali la Federpol sembra invece nutrire una spiccata attenzione.
Per non parlare poi di quel “capolavoro” che è il codice deontologico, partorito da qualche mente illustre all’interno della vostra organizzazione. Per evitarci tutti i problemi e le insidie che oggi si nascondono tra le sue pieghe, sarebbe bastato semplicemente mutuare il codice deontologico dei giornalisti, sostituendo la parola “giornalista” con “investigatore privato”. L’ennesima occasione persa.
Vi fregiate spesso di aver fatto ottenere agli investigatori il tesserino ministeriale di riconoscimento. Un tesserino che ha ormai assunto i contorni di un animale mitologico: un po’ come la Siberia, tutti sanno che esiste, ma nessuno l’ha mai vista davvero. Qui a Lucca, ad esempio, ci sono colleghi che attendono questo fantomatico pezzetto di plastica da quasi due anni.
Mi chiedo dunque: è davvero questa la considerazione che la Federpol è riuscita a far ottenere alla nostra categoria? Certo, due anni in fondo non sono poi molti per dei sudditi che chiedono un titolo al “Regno d’Italia”…
Quando vi riunite nei vostri direttivi, vi chiedete mai quali siano i reali problemi quotidiani degli investigatori che dite di rappresentare o parlate solo di buttafuori su cui molti di voi hanno le mani? Vi siete mai domandati cosa affronti ogni giorno chi sul campo svolge vera investigazione privata, ben distinta dal lavoro delle agenzie di sicurezza e di controllo?
Permettimi di suggerire un intervento serio che potreste fare per gli investigatori: potreste, ad esempio, scrivere al Ministero dei Trasporti affinché gli investigatori privati, durante le loro operazioni d’indagine, possano accedere alle zone a traffico limitato (ZTL) al pari dei taxi, evitando così sanzioni e decurtazioni di punti sulla patente mentre lavorano per far valere un diritto in sede giudiziaria.
P.S. Caro Luciano, la tua blasonata associazione, dalla sua fondazione nel 1957, sembra non abbia mai fatto nulla affinché la categoria venisse svincolata da quella dei commercianti per essere trasformata, come merita, in una categoria di liberi professionisti, anziché rimanere in una sorta di ibrido indefinito. (Questo è quello che vedo io da tanti anni di onorata professione).
P.S. 2 Qualcuno ancora oggi mi dovrebbe spiegare perché alcuni dei tuoi in un passato ormai lontano, hanno remato ufficialmente contro quando io e il compianto Gen. Servolini e altri “pazzi come noi” avevamo chiesto l’istituzione dell’Albo Professionale per la categoria ed eravamo arrivati ad un passo dalla costituzione sua costituzione. Poi una “manina santa” all’ufficio calendarizzazzioni lo ha fatto tornare indietro fino ad essere deltutto lasciato nell’oblio.
PS: Dimenticavo. Il vuoto pneumatico che state lasciando a favore dei buttafuori presto verrà colmato dai criminologi, che ovviamente scalpitano per prendere il posto degli investigatori privati italiani nelle indagini, anche quelle “private”. Se non si pone rimedio, agli investigatori resterà solo farei buttafuori e ai criminologi le indagini quelle serie, comprese quelle per la tutela del diritto di famiglia.
Saluti Dr.Davide Cannella
(Per chi volesse vedere come sarebbe stato costituito l’albo, consiglio la lettura del Disegno di Legge S490.
https://www.senato.it/show-doc?leg=14&tipodoc=DDLPRES&id=8735&idoggetto=0&part=doc_dc-articolato_ddl
Cordiali saluti,
Dr. Davide Cannella
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