Sono di Marco Poggi, e di un carabiniere le impronte sulle porte dell’abitazione di Chiara.

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Garlasco (Pavia) – Gli esiti delle nuove analisi dattiloscopiche disposte nell’ambito dell’incidente probatorio sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella sua villetta a Garlasco, confermano la presenza di impronte del fratello della vittima, Marco Poggi, e di un carabiniere intervenuto nel luogo del delitto sulle porte dell’abitazione.

Le verifiche, condotte dal perito nominato dalla gip Daniela Garlaschelli, Giovanni Di Censo, non sembrano dunque alterare lo scenario emerso 18 anni fa. Le analisi si inseriscono nella nuova indagine della Procura di Pavia che vede indagato Andrea Sempio, ipotizzato come possibile responsabile del delitto, forse in concorso con altri. Per lo stesso crimine, Alberto Stasi, fidanzato all’epoca della 26enne, sta scontando una condanna definitiva a 16 anni.

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Il perito Di Censo ha reso noti gli esiti del suo lavoro ai consulenti delle parti, dopo aver esaminato campionature di trenta fogli di acetato contenenti una cinquantina di impronte, alcune delle quali sono andate distrutte in un precedente tentativo di estrapolazione del DNA.

Porta d’Ingresso e Porta del Box: Due “frammenti palmari” già esaltati dal RIS di Parma durante la prima indagine sono stati attribuiti con certezza. Uno appartiene a un militare dell’Arma (probabilmente chi effettuò i rilievi iniziali), e l’altro a Marco Poggi, fratello della vittima. Alcune “manate” attribuibili ai due sono state rinvenute anche sulle pareti della villetta, incluse le scale che conducono al piano seminterrato, dove fu trovato il corpo di Chiara. È un dato da sottolineare il fatto che Marco Poggi fosse molto amico di Andrea Sempio, l’attuale indagato.

Cereali e Sacchetto della Spazzatura: Le impronte trovate sul sacchetto trasparente dei cereali e su quello azzurro della spazzatura sequestrati subito dopo il delitto sono state attribuite tutte a Chiara Poggi. Nello specifico, quattro impronte sono sulla confezione dei cereali e due (meno definite) sul sacchetto della spazzatura.

Le nuove analisi, affiancate dal dattoloscopista Domenico Marchegiani e dalla genetista Denise Albani, hanno avuto come obiettivo quello di dare un nome a impronte rimaste fino ad oggi non identificate. La loro identificazione, tuttavia, non muta la cornice processuale che ha portato alla condanna di Alberto Stasi, ma fornisce un ulteriore tassello informativo per la nuova inchiesta che indaga l’ipotesi di altri responsabili.

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