Delitto di Garlasco, la difesa di Stasi: «Alberto escluso per sempre da quelle tracce»
PAVIA – Una svolta tecnica che potrebbe riaprire, almeno sul piano mediatico e processuale, uno dei casi più discussi della cronaca nera italiana. All’uscita dal Tribunale di Pavia, al termine dell’incidente probatorio sulle nuove analisi genetiche, i legali di Alberto Stasi hanno espresso estrema soddisfazione
«È stato chiarito definitivamente che Alberto Stasi è escluso dalle tracce riscontrate», hanno dichiarato con fermezza gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis. Le parole arrivano dopo un’intensa mattinata di audizioni, durante la quale sono stati sentiti i periti incaricati, tra cui la dottoressa Albani.
La caduta del “DNA misto”
Il cuore della questione riguarda i residui biologici rinvenuti sotto le unghie di Chiara Poggi. Se nel 2014 la perizia del professor De Stefano ipotizzava un profilo degradato da cui Stasi non poteva essere escluso, i nuovi esami sembrano ribaltare quel paradigma.
L’avvocato Bocellari ha tuttavia mantenuto cautela sulla natura del reperto:
«Siamo di fronte a due tracce di due unghie di due mani diverse che presentano delle criticità. Si tratta di un DNA misto, non consolidato e parziale, poiché non abbiamo una replica identica del profilo. Ma il dato significativo rimane: Stasi non è lì».
Il confronto con la posizione di Andrea Sempio
L’attenzione si sposta ora su Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara, il cui DNA era stato individuato come compatibile con quelle stesse tracce nelle indagini difensive. La difesa di Stasi, però, frena su facili conclusioni colpevoliste: «Non è che Sempio verrà condannato per il DNA; forse non verrà neanche rinviato a giudizio solo per questo. È un dato processuale che la Procura dovrà valutare nel contesto di tutti gli altri elementi».
Secondo quanto riferito dai legali, i periti avrebbero confermato che l’esclusione di Alberto Stasi da quei reperti si sarebbe potuta cristallizzare già nel 2014.
«Alberto non è mai scappato»
Oltre al dato tecnico, i legali hanno voluto sottolineare l’atteggiamento collaborativo del loro assistito, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione. «Alberto Stasi è corso a dare il suo DNA, si è sempre fatto interrogare e oggi era qui in aula», ha concluso l’avvocato De Rensis, rimarcando la presenza del giovane in tribunale durante il confronto tra gli esperti.
Resta ora da capire come la Procura di Pavia deciderà di muoversi alla luce di questa “prova a tutti gli effetti”, che aggiunge un nuovo, complesso capitolo all’infinito giallo di Garlasco.


