«La mia indagine su Garlasco»: bufera sulla giornalista. È cronaca o attività illecita?
La Giornalista Chiara Ingrosso Ospite della trasmissione 4° Grado
Giornalismo o Investigazione Parallela? Il Caso delle Registrazioni su Garlasco Accende il Dibattito
LUCCA – Il confine tra il diritto di cronaca e l’esercizio abusivo di attività investigativa non è mai stato così sottile. A sollevare il polverone è una riflessione nata tra professionisti del settore, in particolare tra Renato Bianchi e il sottoscritto, a seguito delle recenti dichiarazioni di una nota giornalista ospite della trasmissione televisiva Quarto Grado.
Al centro della polemica ci sono le parole testuali della cronista: “Le registrazioni che io effettuo sono all’interno della MIA INDAGINE su Garlasco”. Una frase che ha fatto scattare un campanello d’allarme su cosa sia legalmente concesso a chi scrive per informare e cosa, invece, rientri nelle competenze esclusive della magistratura e della polizia giudiziaria.
Il Nodo della Questione: Cronaca o Procura?
Il cuore della critica risiede nella finalità di tali registrazioni. Se il materiale raccolto da un giornalista serve a documentare un fatto per informare il pubblico, siamo nel pieno esercizio del diritto di cronaca. Tuttavia, nel caso citato, emerge un dettaglio procedurale non indifferente: le registrazioni non sarebbero state utilizzate per un servizio giornalistico, bensì depositate direttamente in Procura come atti d’indagine.
“Si tratta di diritto di cronaca o di attività investigativa illecita?” si chiedono Bianchi e Cannella. “Dato che le registrazioni sono state depositate agli atti, a nostro parere l’illecito sussiste, ed è pure grave.”
L’Articolo 21 sotto Lente d’Ingrandimento
In Italia, la libertà di stampa è sancita dall’Articolo 21 della Costituzione, che tutela la libera manifestazione del pensiero. Tuttavia, i critici sostengono che questo scudo non possa essere invocato quando il giornalista smette i panni del narratore per indossare quelli dell’inquirente “privato” senza alcuna autorizzazione ufficiale.
L’attività investigativa è infatti regolata da norme precise del Codice di Procedura Penale. Esistono le investigazioni difensive (condotte dagli avvocati tramite investigatori privati autorizzati), ma non esiste, nel nostro ordinamento, la figura del “giornalista inquirente” che agisce al di fuori delle regole procedurali per formare prove da consegnare ai magistrati.
Verso un Conflitto di Competenze
Il rischio, sottolineano gli esperti, è che queste “indagini parallele” possano inquinare il processo o violare la privacy dei soggetti coinvolti senza le garanzie che solo un’indagine ufficiale può offrire. Se un giornalista effettua registrazioni con lo scopo precipuo di alimentare un fascicolo giudiziario, sta ancora facendo informazione o sta bypassando le gerarchie del sistema giustizia?
La domanda resta aperta e scuote l’opinione pubblica: è lecito che un privato cittadino, pur se munito di tesserino professionale, conduca una propria indagine personale su un caso di omicidio così delicato come quello di Garlasco? Il dibattito è solo all’inizio.
Davide Cannella
L’ultimo episodio di Giallo Criminale

