Il “processo mediatico” che obnubila l’Italia.
INCHIESTA / Il “processo mediatico” che obnubila l’Italia. Cannella e Ciocci: «La giustizia non è uno show, serve una legge»
L’atto d’accusa di Davide Cannella: «Sono il tafano che sveglia le coscienze contro i finti criminologi della tv». La denuncia della Dott.ssa Ciocci: «Il dolore è diventato moneta da audience, così si distrugge la presunzione di innocenza».
DI REDAZIONE
«Non voglio e ovviamente non posso paragonarmi a Socrate. Ma se lui diceva “Io sono il tafano che tiene sveglia la cavalla Atene”, io so di essere il tafano che tiene sveglia la coscienza dei cittadini». Esordisce con questa provocazione netta e filosofica Davide Cannella, lanciando un durissimo atto d’accusa contro la deriva della cronaca nera nel panorama televisivo italiano.
La criminologia, ricorda Cannella, non è un palcoscenico per dilettanti, ma la scienza dello scibile umano. Un buon criminologo dovrebbe possedere una conoscenza enciclopedica, che abbraccia innumerevoli discipline, non limitandosi alla sola sfera psicologica. La realtà odierna, invece, racconta una storia ben diversa: orde di psicologi che, dopo aver frequentato un corso di appena due ore, si ritengono già grandi professionisti.
Il paradosso più inquietante tocca il vertice del sistema mediatico: si scopre infatti che una nota signora, volto costantemente presente nei salotti delle televisioni nazionali e locali, non avrebbe (il condizionale e d’obbligo) neppure un titolo valido per poter certificare la sua reale qualifica di criminologa. Un corto circuito che deve necessariamente essere chiarito.
La catastrofe sociale dell’«Infotainment»
Senza arte né parte, questi sedicenti esperti vengono regolarmente invitati dalle reti nazionali a commentare casi complessi come il delitto di Garlasco o l’omicidio di Pierina Paganelli. Un fenomeno che gli addetti ai lavori definiscono una vera calamità sociale. Quello che è peggio che questi signori aprono scuole e impartiscolo lezioni.
Il pubblico a casa, privo di strumenti tecnici, viene letteralmente blandito. Ma il rischio non è solo culturale, è soprattutto democratico e giudiziario. La televisione ha il potere di obnubilare le menti e creare consenso, con un effetto collaterale devastante:
In Italia la Corte di Assise è formata anche da giudici popolari, cittadini comuni che subiscono inevitabilmente l’influenza di questi bombardamenti mediatici, rischiando di compromettere la serenità del giudizio in tribunale.
La spettacolarizzazione delle tragedie nasce da un mix pericoloso in cui informazione e intrattenimento si fondono (infotainment). La notizia di un omicidio viene “impacchettata” come un prodotto commerciale: si apre con la scena più forte, si ripete ossessivamente il punto più emotivo, piegando la verità sull’altare dello share. Trasmissioni che arrivano a invertire o manipolare la verità fattuale — come accaduto, ad esempio, per alcune narrazioni sulla strage di Erba — rappresentano una vera catastrofe.
Wilma Ciocci: «Quando il dolore diventa moneta»
A tracciare l’analisi più lucida e spietata di questo meccanismo è la Dottoressa Wilma Ciocci, che descrive come la spettacolarizzazione trasformi la cronaca in un vero e proprio processo pubblico parallelo:
«Un processo fatto in tv e sui social, con verdetti emotivi, sospetti lanciati a voce alta, colpevoli scelti per intuizione. Non si aspetta, si “decide”. E in quel momento la presunzione di innocenza diventa un fastidio».
— Dott.ssa Wilma Ciocci
Nelle arene televisive, spiega la dottoressa Ciocci, le persone vengono analizzate come personaggi da reality: come parlano, come guardano, cosa hanno pubblicato anni prima sui social, chi erano i loro amici. Ogni dettaglio diventa una prova, ogni silenzio si trasforma in una colpa. «Il dolore diventa moneta — conclude amaramente la Ciocci — e noi, senza accorgercene, diventiamo pubblico di una tragedia vera. È qui che la spettacolarizzazione smette di essere teoria e diventa pratica quotidiana».
La svolta: un Convegno Nazionale per cambiare la legge
Le teorie strampalate di questi “professionisti del minuto dopo” sono pericolosissime sia per gli imputati, privati del diritto a un giusto processo, sia per le famiglie delle vittime, il cui dramma viene cannibalizzato dai media.
Per arginare questo fenomeno, Davide Cannella e la Dottoressa Wilma Ciocci hanno annunciato un progetto concreto: l’organizzazione di un convegno nazionale con un serio dibattito pubblico.
L’obiettivo è duplice e punta dritto alla politica e ai vertici televisivi:
Al Legislatore: si chiede di prendere seriamente in considerazione la materia criminologica, regolamentando la professione una volta per tutte per espellere gli abusivi.
Alle Emittenti Televisive: si chiede un freno legislativo che le costringa a invitare solo veri criminologi certificati, vietando per legge le speculazioni e le fantasiose teorie a ruota libera su indagini ancora aperte o processi ancora in corso.
Il diritto di cronaca è un pilastro della democrazia, ma quando il circo mediatico pretende di sostituirsi alle aule di giustizia, a uscirne sconfitta è la civiltà stessa.
Davide Cannella


