L’uomo che correva controvento: il mio chilometro con Zanardi
Alex_Zanardi con la sua handbike
di Daniele Vanni
Ho scritto per oltre 30 anni …dovrei scrivere: del settore dell’Invalidità, della Disabilità, dell’Handicap, avendo ricoperto anche un ruolo di addetto stampa nazionale a Roma e quindi dovendomi occupare anche della parte burocratiche, delle leggi che hanno aiutato persone colpite da una malattia, da una menomazione, da un incidente e che per secoli, prima di questi aiuti, sono tate costrette a vite da mendicanti sugli scalini delle chiese, a nascondere il loro disagio che era quasi considerato una condanna voluta dall’Alto e quindi una colpa molto spesso da tenere nascosta.
E invece, stasera, ricordando Alex Zanardi, mi sono accorto di aver scritto di persone che hanno qualcosa di più!
Viviamo in un mondo dove i problemi sembrano ingigantirsi quanto più la nostra tecnologia, che si dice creata per aiutarci, progredisce. E l’uomo ci appare uscire sempre più sconfitto dalla sfida con il proprio futuro.
Non pare così per gli “invalidi”!! Almeno non per tutti.
L’uomo cosiddetto normodotato, che non ha provato il dolore profondo di perdere “qualcosa” si sé, sembra, oggi, quasi senza progetti, senza idee, tutt’al più solo interessato al denaro. E i nostri politici, così come gli artisti, i cantanti o i poeti, rispetto a quelli di ieri, risultano privi di grandi idee, di grandi progetti.
Non così le persone che, dopo una “caduta” trovano misteriosamente, ma poi non tanto, perché il nostro cervello avrebbe potenzialità enormi che invece sprechiamo solo a superarci l’un l’altro, che altro sono le guerre se non l’eterno desiderio di avere di più, di rubare all’altro il futuro? la forza di “risalite” infinite e sbalorditive.
Ecco, io che questa umanità quella che vive per l’edonismo e non ha provato il dolore e esercitato la forza della risalita, la definisco quella dell’Homo Insipiens o, se volete, ma questa non è mia a differenza della precedente, Oeconomicus, che è poi la stessa cosa. Almeno nelle conclusioni ultime.
Il risultato è infatti, che abbiamo modificato le stagioni, distrutta la Natura. Pensando che con i soldi si può comprare tutto, ci prepariamo alla Luna e a Marte, perché la Terra ce la siamo giocata con il cemento e l’asfalto. I mari e gli oceani con la plastica.
Io ho avuto la fortuna ci conoscere uomini che delle loro tragedie hanno invece fatto delle vittorie delle rinascite impensabili! Ricostruendo e ricostruendosi in maniera inimmaginabili! Mentre i cosiddetti “normali” non fanno che inquinare e distruggere.
Ripenso, stasera, nella giornata che ci ha portato ala perdita di un ragazzo che la sua Maestra definiva l’Impavido, Alex Zanardi, a Luca Pancalli che da campione di Pentathlon per una caduta da cavallo, in un meeting internazionale a Vienna, ha una paralisi irreversibile agli arti inferiori, ma si laurea avvocato e scrive libri di diritto dei disabili, e campione paraolimpico nel nuoto con 4 Olimpiadi e 8 medaglie d’oro, credo 6 argenti e una di bronzo, e poi 4 titoli mondiali, stabilendo anche record mondiali in vari stili! Ma, non contento, diventa Presidente della Federazione Sport Disabili Italiana, Vicepresidente del CONI dirigente nazionale e apicale nel sindacato e nelle associazioni di categoria anche internazionali.
Penso ad attrici bellissime, fuori e dentro, che ho intervistato, perché erano state capaci di ricostruire, dopo una tragedia una vita, se possibile, anche più importante e bella di prima. Perché l’uomo e le donne vere, solo nell’avversità dimostrano quanto potrebbero fare.
E tra le tante, mi vengono stasera alla mente i nomi di Annalisa Minetti, cantante vincitrice di Sanremo, Miss Italia, indossatrice, atleta …che mentre la intervistavo nella sede di Mirigliani il fondatore di Miss Italia, quasi non vedente, si complimentò per il mio profumo!
Gloria Paul, moglie di Piero Piccioni, autore di tante musiche dei film di Sordi, une delle donne più belle di sempre. Dalila Di Lazzaro, con gli occhi consisderati i più belli del mondo, tanto da far innamorare Alan Delon, ma tanto impegnata nel sociale per chi come lei aveva sofferto.
Tutte persone con “qualcosa di più”!!
Come Alex, che purtroppo ho incontrato fugacemente.
Allora facevo lunghissime scorrazzate in bicicletta. Da solo. Nonostante l’età non più giovanissima. Mi alzavo a notte fonda. Andavo alla stazione con la bici in macchina, la tiravo fuori e mi avviavo al mio passo lento, ma continuo, come deve essere quello di uno che si prefigge un traguardo, dove non si deve battere nessuno, ma solo il nostro egoismo e i propri limiti. E facevo anche più di 200 chilometri andando a Genova, Parma, Bologna, San Marino … Poi, giunto al traguardo prefissato, dopo magari dieci ore di bici, prendevo felice il treno per tornare a casa.
Quella volta pedalavo verso Grosseto. E da Lucca non ci sono grosse asperità come il Bracco o la Cisa o l’Oppio, ma, se non si va lungo la costa, ci sono saliscendi che ti tagliano le gambe e quando arrivi al centro della Toscana, ancora lontano da quel Lago Prilius dove gli Etruschi di Roselle e Vetulonia inventarono i Fasci Littori, quelli veri, quelli storici e romani, non le imitazioni assai ridicole posteriori o la filigrana d’oro o l’arco con la chiave di volta che simboleggia un po’ il risultato ottenuto con lo sforzo, respiri come i soffioni boraciferi!
Era poi pieno Agosto, e avevo già dato per prendere la ruota che vuol dire un buon 20% in meno di fatica di qualche gruppo di ciclisti molto più giovani e preparati e dotati di me, e adesso l’Aurelia si disegnava con quei vapori d’asfalto che fanno pensare ai miraggi e vedevo Grosseto come una meta difficile da raggiungere.
Ad un certo punto, vedo arrivare al doppio della velocità dietro di me un’handbike con alla guida un personaggio inconfondibile!
Come potevo non riconoscere un campione automobilistico, io che, per attirare, invano, l’attenzione di mio padre meccanico mi sono cimentato in campionati italiani di gare motociclistiche di regolarità, in salita, ed anche qualche pista, anche se timidamente.
Alex con quei suoi occhi da bimbo che devono rimanere tali se l’uomo vuol vivere d’emozioni e non tirare solo ad “Iban il Terribile” che sembra l’unico testo e l’unico Dio rimasto in questa Terra di analfabeti, assai avvelenata chimicamente e moralmente, rimase stupito che lo avessi riconosciuto e salutato appena mi si affiancò!
“Come posso io che ho scelto di combattere per chi la vita ha reso un “invalido” non riconoscere un fenomeno come Te??!!” risposi al suo stupore.
“Sei te il fenomeno che vieni da solo a Lucca, con questo caldo ed un quindicina d’anni più di me! Va là, che ti tiriamo noi! Ma fino al prossimo bivio, perchè sono in vacanza a Castiglion della Pescaia e siamo in ritardo! Altrimenti ti avrei tirato di più!”
E si mise davanti e a fianco, facendomi attorniare dal gruppo di ciclisti che seguiva questo campione della vita e che mi dava d’istinto una grossa mano.
Furono poche frasi e forse sei-sette chilometri che non dimentico certo.
Io avrei voluto conoscerTi di più, tu che la Tua forza interiore Ti aveva fatto campione, ma non solo per primeggiare, ma per indicare agli uomini che si deve combattere anche per aiutare gli altri, perché solo di fianco agli altri, aiutandoli ad andare avanti controvento, l’umanità ha la speranza di un futuro!
Ma la strada ci aveva portato giù al bivio e ci siamo salutati come se ci fossimo sempre conosciuti, perché così era davvero.
Perché l’amore è conoscenza e nessun sentimento nasce senza sofferenza.
Il pericolo non è la velocità che ti può privare delle gambe o fermarti per sempre come è successo dopo quella curva verso Pienza, in una gara fatta per solidarietà dove, caro Alex, potevi anche andare anche più piano: ma solo non saresti stati più Te!
E il pericolo vero è l’avidità e l’aridità di chi vive senza sogni.
Ed oggi, purtroppo, sono sempre di più. Quelli che io chiamo, pur non credendo, gli invalidi dell’Anima.
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