Strage di Capaci, scontro Procura-GIP

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Presentato dalla Procura di Caltanissetta contro la decisione della gip Grazia Luparello che ha rigettato, per la seconda volta, la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla ‘pista nera’ nella strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta del giudice.

La notizia, riportata dalla trasmissione Rai “Report”, ha trovato conferme in ambienti giudiziari. Il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, che indaga sulle stragi, durante la sua recente audizione in Commissione antimafia, ha definito la pista nera “zero tagliato”, spiegando che comunque restano aperti più filoni d’indagine.

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Tuttavia, la GIP Luparello non è dello stesso avviso. Già nel maggio 2022 la giudice aveva respinto una prima istanza di archiviazione, ordinando accertamenti su 32 punti specifici. Nel dicembre 2024, nonostante le nuove verifiche, la Procura ha ribadito l’insussistenza di prove, ma la GIP ha opposto un nuovo diniego, imponendo ulteriori indagini. Da qui la scelta drastica della Procura: ricorrere ai giudici di legittimità della Cassazione per sbloccare l’impasse.

Le rivelazioni di “Report” e il ruolo di Delle Chiaie

La notizia, anticipata dalla trasmissione Rai Report, ruota attorno alla figura di Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia Nazionale deceduto nel 2019. I riflettori sono puntati sulle dichiarazioni del collaboratore Alberto Lo Cicero, contenute in un verbale del 2007 riemerso dagli archivi della DNA.

Nelle registrazioni mandate in onda, Lo Cicero descrive un legame diretto tra il boss Mariano Tullio Troia e il leader neofascista:

“Delle Chiaie andava da Troia. Penso che direttamente la mano venga da lui”, afferma il collaboratore, sostenendo di aver visto l’esponente della destra eversiva a Palermo nel 1992 a bordo di un’auto blu proprio sul luogo della strage.

Mentre la Procura insiste nel voler chiudere un filone ritenuto inconsistente per concentrarsi su altre piste ancora aperte, la battaglia legale si sposta ora a Roma. Sarà la Suprema Corte a stabilire se l’ordine della GIP di continuare a indagare sulla “pista nera” sia un legittimo esercizio di controllo o, come sostiene l’accusa, un provvedimento “abnorme” che esorbita dai poteri del giudice

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