Omicidio a Malcontenta: arrestato un agente della Polizia Locale. Il PM: “È stata un’esecuzione”

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VENEZIA – Una svolta drammatica scuote le indagini sulla morte di Sergiu Tarna, il 25enne di origini moldave trovato senza vita l’ultimo giorno dell’anno in un terreno agricolo a Malcontenta di Mira. All’alba di oggi, i Carabinieri di Venezia hanno stretto il cerchio attorno al presunto assassino: si tratta di un agente della Polizia Locale di Venezia, un uomo di 40 anni, ora accusato di omicidio volontario.

Le parole del Pubblico Ministero Christian Del Turco non lasciano spazio a dubbi sulla ferocia del delitto: “È stata un’esecuzione”. Il giovane è stato ucciso con un unico colpo di pistola alla tempia, esploso a bruciapelo.

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La fuga in Spagna e il rientro
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, subito dopo il delitto avvenuto nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, il vigile avrebbe tentato di far perdere le proprie tracce varcando il confine. La sua fuga lo ha portato prima a Tenerife e successivamente a Madrid, contando su una rete di conoscenze in territorio spagnolo.

A tradire l’agente è stata proprio la sua condotta post-omicidio: l’assenza ingiustificata dal comando di Polizia Locale per diversi giorni ha immediatamente attirato i sospetti dei Carabinieri. Monitorato costantemente, l’uomo è rientrato in Italia nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, atterrando in aeroporto dove ad attenderlo c’era il padre.

Il fermo e il giallo dell’arma
Un dettaglio inquietante emerge dalle fasi del rientro: prima di tornare a casa, il 40enne si sarebbe fatto lasciare dal genitore proprio nei campi di Malcontenta, la stessa zona dove è stato rinvenuto il corpo di Tarna, forse per un ultimo sopralluogo o per occultare prove. Poco dopo, i militari dell’Arma hanno fatto scattare le manette presso la sua abitazione.

Resta però un nodo centrale da sciogliere: l’arma del delitto non è stata ancora ritrovata. Insieme alla pistola utilizzata per l’esecuzione, risulta sparita anche la pistola d’ordinanza in dotazione all’agente.

Durante la conferenza stampa convocata stamane in Procura, il comandante provinciale Marco Aquilio ha sottolineato la meticolosità del lavoro investigativo che ha permesso di collegare l’agente al cittadino moldavo. Restano ancora da chiarire i contorni del rapporto tra i due e il movente che ha spinto un rappresentante delle forze dell’ordine a trasformarsi in un sicario.

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