L’azzardo di Trump sul Venezuela sfida la rivoluzione verde cinese

Tempo di lettura 2 minuti

CARACAS / PECHINO – Gennaio 2026. Il panorama energetico mondiale sta vivendo una frattura sismica. Da un lato, il Presidente Donald Trump ha dato il via a quella che gli analisti definiscono la “Dottrina Donroe”, un’operazione militare e diplomatica volta a riportare il Venezuela sotto l’egemonia statunitense. Dall’altro, la Cina, il più grande importatore di greggio al mondo, sta silenziosamente smantellando la sua dipendenza dai combustibili fossili. Il piano di Washington è ambizioso: rivitalizzare le infrastrutture petrolifere venezuelane tramite colossi come Chevron per abbassare il prezzo globale del greggio a 50 dollari al barile. Tuttavia, la strategia si scontra con una realtà tecnologica inarrestabile: il mercato che dovrebbe assorbire questa produzione sta svanendo.L’ultimatum di Washington a Delcy RodríguezNelle ultime ore, l’amministrazione Trump ha inviato un messaggio perentorio alla presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez: Caracas deve recidere ogni legame commerciale con Cina, Iran, Russia e Cuba. L’obiettivo è un monopolio statunitense sulla produzione e vendita del greggio venezuelano.”Siamo noi al comando”, ha dichiarato Trump mercoledì scorso, assicurando che gli Stati Uniti gestiranno i proventi petroliferi, vincolandoli all’acquisto di beni americani.Pechino ha risposto definendo i propri rapporti con il Venezuela “legittimi e sovrani”, ma la vera risposta cinese non arriva dalla diplomazia, bensì dalle strade di Shanghai e Shenzhen.Il “Picco del Petrolio”: La Cina non torna indietro Mentre gli Stati Uniti raddoppiano gli investimenti in trivellazioni, la Cina ha già imboccato la strada del non ritorno verso la mobilità elettrica. I dati del 2025 parlano chiaro: Dominio EV: Degli 18,5 milioni di veicoli elettrici venduti globalmente, oltre 11 milioni sono stati acquistati in Cina. Esportazioni record: Aziende come BYD hanno ormai superato Tesla, saturando il mercato interno e invadendo il “Sud del mondo” con tecnologie a zero emissioni.”È una decisione definitiva; non si torna indietro”, ha affermato Li Shuo, direttore del China Climate Hub presso l’Asia Society Policy Institute. Secondo gli esperti, la Cina ha già raggiunto o è vicinissima al “picco del petrolio” nel settore dei trasporti.

Leggi anche  Ruba i progetti segreti di Apple dell'auto a guida autonoma

Due visioni, un unico mercatoLa divergenza tra le due superpotenze è netta:Stati Uniti: Puntano sull’Hard Power energetico, usando la forza militare e le sanzioni per controllare le risorse fossili e stabilizzare l’economia tradizionale. Cina: Scommette sull’Indipendenza tecnologica, puntando su rinnovabili e batterie per erodere la centralità strategica del barile. Strategia USA (Trump) Strategia Cina (Xi Jinping) Controllo delle riserve (Venezuela/PDVSA) Leadership nelle tecnologie “Green”Obiettivo: Petrolio a 50$/barile Obiettivo: Neutralità carbonica entro il 2060 Intervento militare e sanzioniInvestimenti record in infrastrutture eventualmente, la Cina importa circa 500.000 barili al giorno dal Venezuela. Sebbene settori come la petrolchimica mantengano viva la domanda, il trend generale è al ribasso. L’azzardo di Trump di trasformare il Venezuela in un hub petrolifero a trazione americana rischia di generare un’offerta massiccia proprio mentre il suo principale cliente storico sta imparando a farne a meno.

Pubblicità

D.C.

CONDIVIDI
  • https://securestreams3.autopo.st:1369/stream
  • Radio Caffè Criminale ON AIR
  • on air