“Mi rimetto alla volontà di Dio”: stacca i macchinari che tengono in vita la madre
Il dramma in una stanza d’ospedale: l’uomo, stremato dalla lunga malattia della donna, ha rimosso i presidi sanitari. L’anziana, affetta da un tumore terminale, è in condizioni gravissime. Il figlio è ora ai domiciliari per tentato omicidio.
Un gesto disperato, nato nel solco profondo di una sofferenza che dura da troppo tempo, o un atto di sfida alle leggi degli uomini in nome di una fede incrollabile. È un confine sottilissimo quello che separa la pietà filiale dal reato di tentato omicidio, accusa per la quale un uomo di 47 anni è stato tratto in arresto dopo aver tentato di mettere fine alla vita della madre malata terminale.
Tutto è accaduto in pochi istanti di solitudine all’interno della struttura sanitaria dove l’anziana donna, colpita da una grave patologia oncologica, è ricoverata. Secondo quanto ricostruito, il figlio, che da tempo assisteva la donna nel suo doloroso calvario, avrebbe staccato ogni macchinario che ne garantiva la sopravvivenza: la ventilazione assistita tramite tracheotomia, i sondini per l’alimentazione forzata e i presidi per le terapie circolatorie.
Il tempestivo intervento del personale medico ha evitato l’immediato decesso. I sanitari, accortisi del malfunzionamento dei macchinari e dell’improvviso aggravamento della paziente, sono riusciti a ripristinare le funzioni vitali in extremis. La donna resta comunque in condizioni critiche, sospesa in quel limbo tecnologico che il figlio aveva tentato di spezzare.
“Mi rimetto alla volontà di Dio”
Ciò che ha più colpito gli inquirenti e i medici sono state le parole dell’uomo nel momento del confronto. Senza mostrare segni di pentimento o agitazione, il 47enne ha rivendicato la piena consapevolezza del proprio gesto. “Mi rimetto alla volontà di Dio”, avrebbe risposto con freddezza a chi gli spiegava le conseguenze legali e cliniche della sua azione.
Un’affermazione che apre uno squarcio sulla psicologia di un uomo probabilmente logorato da anni di assistenza a una madre “allettata”, le cui giornate erano scandite solo da piaghe da decubito, cateteri e respiratori. Una “cura” che, per chi la vive quotidianamente, può trasformarsi in un fardello psicologico insostenibile.
L’uomo è stato posto agli arresti domiciliari. Gli inquirenti stanno ora cercando di capire se il gesto sia stato pianificato o se sia stato il frutto di un improvviso crollo emotivo. Resta sul tavolo il dibattito, mai sopito, sul fine vita e sul limite dell’accanimento terapeutico, anche se in questo caso la legge parla chiaro: la sospensione arbitraria delle cure mediche da parte di un privato cittadino configura il reato di omicidio, seppur tentato.
Mentre la magistratura procede con gli atti formali, l’anziana madre continua la sua battaglia contro la malattia, ancora una volta affidata a quelle macchine che il figlio avrebbe voluto mettere a tacere per sempre.


