Rogoredo, quando la divisa non basta a fare la verità: il dovere di informare oltre il pregiudizio
MILANO – Esiste un dogma non scritto nel dibattito pubblico italiano: schierarsi a priori. Da una parte chi sostiene le forze dell’ordine “senza se e senza ma”, dall’altra chi le contesta per ideologia. Ma la realtà, come spesso accade tra le ombre del bosco di Rogoredo, non è in bianco e nero. È fatta di uomini, e gli uomini, anche quando indossano una divisa, possono sbagliare.
Il caso della morte di Abdherraim Mansouri, il 28enne ucciso il 26 gennaio durante un blitz antidroga, sta sollevando interrogativi che vanno ben oltre la legittima difesa. Se gran parte della stampa nazionale si è affrettata a sposare la tesi dell’agente aggredito, i fatti che emergono dalle indagini della Procura di Milano suggeriscono una prudenza che molti giornali hanno colpevolmente ignorato.
A scuotere la narrazione del “poliziotto eroe” è un precedente inquietante che coinvolge l’assistente capo di 41 anni attualmente indagato per omicidio volontario. Non si tratta di supposizioni, ma di atti giudiziari.
Nel maggio 2024, una sentenza della giudice Maria Gaetana Rispoli ha messo nero su bianco una discrepanza gravissima: in un arresto per droga in zona Corvetto, le telecamere hanno smentito punto per punto il verbale firmato dall’agente. Lo scambio di soldi descritto non era visibile (il poliziotto era alla guida), la perquisizione citata non appariva nei video e il lancio della cocaina era inesistente. Il risultato? Un sospettato assolto e un’ombra pesante sulla condotta del pubblico ufficiale.
È qui che il ruolo della stampa diventa cruciale. I giornali dovrebbero essere i cani da guardia della verità, non i megafoni di una parte politica o dell’altra. Limitarsi al “mi pare” o cavalcare l’emozione del momento per difendere d’ufficio una categoria porta a “spiacevoli inconvenienti” professionali: si rischia di difendere un falso.
A Rogoredo, i dubbi sono tecnici e pesanti:
La distanza: Si parla di uno sparo partito da circa 30 metri. È possibile invocare la legittima difesa a tale distanza, anche a fronte di una scacciacani?
La traiettoria: L’autopsia del 3 febbraio dovrà chiarire come il proiettile abbia raggiunto la fronte di Mansouri.
L’attendibilità: Se un agente ha già scritto il “falso” in passato, quanto è solida la sua testimonianza oggi, in un bosco senza telecamere?
Conclusione: il rispetto per le istituzioni passa dalla verità
Stare dalla parte dei Carabinieri e della Polizia significa pretendere che chi indossa quella divisa sia impeccabile. Giustificare l’errore o il dolo in nome di una difesa corporativa non aiuta le forze dell’ordine, ma ne mina la credibilità.
La Procura, guidata da Marcello Viola, sta cercando di ricostruire un puzzle dove i pezzi faticano a incastrarsi. In attesa dei rilievi scientifici, resta una lezione per il mondo dell’informazione: la cronaca non è un tifo da stadio, ma la ricerca ostinata di fatti verificati. Perché una democrazia è sana solo quando la legge è uguale per tutti, anche per chi ha il compito di farla rispettare.
D.C.


