Attacco congiunto USA-Israele contro l’Iran. Incubo petrolio: lo Stretto di Hormuz a rischio chiusura

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TEHERAN – 28 febbraio 2026 – Una pioggia di fuoco si è abbattuta questa mattina su diverse città dell’Iran. In un’operazione congiunta senza precedenti, denominata “Shield of Judah” da parte israeliana e “Epic Fury” dal Pentagono, le forze aeree e missilistiche di Israele e Stati Uniti hanno colpito obiettivi strategici in tutto il Paese. Le esplosioni hanno scosso Teheran, Isfahan, Tabriz e Karaj, prendendo di mira siti militari, centri di comando dei Pasdaran e infrastrutture legate al programma nucleare e missilistico.
L’escalation, definita dal Premier Netanyahu un “attacco preventivo necessario”, ha immediatamente innescato la rappresaglia iraniana con lanci di droni e missili balistici verso il territorio israeliano e le basi americane nel Golfo. Ma è sul fronte economico che si gioca la partita più pericolosa per il resto del mondo: la minaccia di Teheran di sigillare lo Stretto di Hormuz.

L’arteria vitale del mondo a rischio blocco.
Mentre i prezzi del greggio hanno già iniziato una brusca impennata sui mercati asiatici, l’attenzione globale è rivolta a quel lembo di mare che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano. Lo Stretto di Hormuz non è solo un’area geografica, è il “polmone” energetico del pianeta:
20% del petrolio mondiale: Circa 20 milioni di barili al giorno transitano in questo punto di strozzatura.
Posizione dominante: L’Iran controlla strategicamente le coste dello Stretto, possedendo i mezzi per minare le acque o bloccare il transito navale.
Il precedente: Nonostante decenni di tensioni, lo Stretto non è mai stato completamente chiuso nell’era moderna. Se l’Iran dovesse attuare la minaccia, si entrerebbe in un territorio inesplorato per l’economia globale.

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Il timore degli analisti è che l’operazione odierna non rimanga un raid isolato. “Siamo di fronte a un salto di qualità nella crisi”, spiegano fonti diplomatiche. “L’Iran non ha solo la capacità di colpire Israele, ma può attivare la sua rete di proxy in tutto il Medio Oriente, trasformando questo attacco in una guerra regionale dalle conseguenze imprevedibili”.

Le autorità iraniane hanno già dichiarato chiuso il proprio spazio aereo “fino a nuovo ordine” e avvertito che qualsiasi Paese che presterà il proprio territorio agli aggressori sarà considerato un obiettivo. Con il Brent che punta verso la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, il mondo trattiene il fiato: la crisi energetica è ormai a un passo.

La chiusura di Hormuz provocherebbe uno shock dei prezzi non solo del petrolio, ma anche del gas naturale liquefatto (GNL), con ripercussioni immediate sulle bollette e sull’inflazione in Europa e negli Stati Uniti.

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