Teheran Afferma Di Aver Colpito La Portaerei Lincoln

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Medio Oriente in fiamme: colpita la portaerei Lincoln. L’ombra della vulnerabilità sulla Marina USA
Teheran rivendica il danneggiamento del “gigante dei mari” intitolato ad Abramo Lincoln. Mentre il conflitto si allarga a macchia d’olio, il bilancio delle vittime civili in Iran supera quota 1.200. La diplomazia resta al palo.

TEHERAN – Non è solo una questione di metallo e reattori nucleari. È una questione di simboli. La USS Abraham Lincoln, la portaerei che porta il nome del sedicesimo Presidente degli Stati Uniti – l’uomo che salvò l’Unione e modernizzò l’America – non è più l’invincibile fortezza galleggiante che Washington vanta come fiore all’occhiello. Secondo fonti iraniane, confermate parzialmente da testate indipendenti, l’esercito iracheno (o milizie ad esso collegate) avrebbe colpito la portaerei al largo dell’Oman, causandole danni di grande entità.
Se la notizia venisse confermata integralmente dal Pentagono, si sgretolerebbe il mito dell’invulnerabilità della marina statunitense, segnando un punto di non ritorno psicologico e militare nel conflitto.

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La speranza di una “guerra lampo” è svanita nel fumo delle esplosioni che stanno martoriando il Medio Oriente. La diplomazia è paralizzata, lasciando il campo a una violenta escalation regionale:
Oltre 170 città iraniane colpite: La Mezzaluna Rossa registra più di 1.300 bombardamenti in 600 località.

A Teheran sono stati colpiti 220 punti sensibili, tra cui lo stadio Azadi e due scuole a Parand.

Sanità al collasso: 14 centri sanitari danneggiati e tre ospedali fuori servizio. Il bilancio delle vittime in Iran è salito a 1.230 morti.

“Non c’è mai stato un vero piano di emergenza”, racconta Azar, un cittadino di Teheran. “Solo ora 81 stazioni della metropolitana sono state riadattate a rifugi. C’è paura, ma per ora il panico non ha ancora preso il sopravvento”.

Il fronte si allarga: droni su Israele e tensioni nel Kurdistan
Mentre i Guardiani della Rivoluzione (Irgc) rivendicano attacchi contro venti obiettivi militari USA tra Kuwait, Bahrain ed Emirati Arabi, la tensione si sposta anche a nord. L’Azerbaigian accusa l’Iran di aver sconfinato con droni nell’enclave di Nakhchivan, accuse rispedite al mittente da Teheran che parla di “operazioni di disturbo” per minare i rapporti bilaterali.

Parallelamente, il governo della Regione autonoma del Kurdistan nega con forza le voci secondo cui starebbe armando gruppi curdi per conto di Tel Aviv e Washington. Il leader Masoud Barzani è stato categorico: “Faremo di tutto per tenere il Kurdistan lontano dal conflitto”. Tuttavia, i droni iraniani continuano a colpire la base USA di Erbil, denunciata dall’Iraq come una “violazione della sovranità nazionale”.

Crepe nello scudo di Israele
Nella notte non si è fermata la pioggia di missili verso il territorio israeliano. Per la prima volta dall’inizio delle ostilità, il sofisticato sistema di difesa Iron Dome starebbe mostrando segni di cedimento. Gli analisti parlano di “saturazione”: l’eccessivo numero di vettori lanciati simultaneamente dall’Iran starebbe mettendo in crisi le capacità di intercettazione israeliane, lasciando scoperti obiettivi sensibili.
In questo scenario di “guerra totale”, il costo più alto continua a essere pagato dai civili, stritolati tra le ambizioni geopolitiche e l’incapacità della politica internazionale di imporre un cessate il fuoco.

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