Rolex Daytona: crede sia falso e fa causa, ma il giudice lo condanna

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Crede sia falso e fa causa, ma il giudice lo condanna per lite temeraria.
LUCCA – Per il “sig. Rossi” (nome di fantasia per tutelarne la privacy), quel Rolex Daytona in oro giallo doveva essere l’oggetto dei desideri definitivo, un pezzo da collezione pagato persino più dei prezzi di listino delle prestigiose vetrine di via Condotti a Roma. Ma l’acquisto, effettuato nell’estate del 2022 a Forte dei Marmi, si è trasformato in un boomerang giudiziario da oltre 15 mila euro.
La vicenda ha inizio con una transazione di altissimo livello: Rossi decide di permutare il proprio Rolex GMT in oro, valutato all’epoca 45 mila euro, aggiungendo un conguaglio di 5 mila euro per portarsi a casa il pregiato Daytona, per un valore complessivo di 50 mila euro. Tuttavia, una volta rientrato a casa, l’entusiasmo svanisce. Analizzando l’orologio, l’acquirente si convince che il pezzo sia stato manipolato: secondo la sua tesi, il quadrante e la ghiera sarebbero stati sostituiti, rendendo l’orologio non originale.

Nonostante le rassicurazioni del venditore, Rossi decide di adire le vie legali presso il Tribunale di Lucca, presentando documentazione fotografica e chiedendo una drastica riduzione del prezzo con relativa restituzione della somma eccedente.
Il dibattimento in aula ha però riservato amare sorprese per l’acquirente. Il venditore si è difeso con fermezza, sostenendo l’assoluta originalità del cronografo. La parola è passata quindi a un esperto nominato dal Tribunale, la cui perizia ha gelato le aspettative del sig. Rossi: l’orologio è risultato autentico in ogni sua parte.

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A quel punto, vistosi con le spalle al muro, l’acquirente ha tentato una manovra disperata: modificare la domanda giudiziale. Non potendo più contestare l’originalità, ha chiesto il risarcimento per il “cattivo stato di conservazione” del Rolex, segnalando presunti gravi difetti.

La sentenza: una batosta da 15 mila euro
Il giudice civile Giacomo Lucente non ha però ammesso il cambio di strategia. Nella sentenza si legge chiaramente:

“La modifica della richiesta di risarcimento è avvenuta solo in sede di note conclusive; pertanto, va dichiarata inammissibile in quanto tardiva”.

Il verdetto per Rossi è pesantissimo. Oltre al rigetto del ricorso, il giudice lo ha condannato al pagamento delle spese legali, quantificate in circa 8.000 euro, a cui si aggiungono altri 7.600 euro per lite temeraria. La lezione è servita: a volte, l’eccessiva diffidenza può costare molto più di un orologio di lusso.

Davide Cannella

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