“La Pista della Tratta delle Bianche” non è mai esistita.
Caso Orlandi-Gregori: La Commissione smonta il mito della «Tratta delle Bianche»
ROMA – Un punto fermo, messo nero su bianco dopo decenni di suggestioni e ombre. La Commissione bicamerale d’inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ha approvato all’unanimità la sua prima relazione a due anni dall’insediamento. Il verdetto dei commissari riuniti a San Macuto è netto: la cosiddetta “pista della tratta delle bianche” non è mai esistita.
Per anni, l’ipotesi di un’organizzazione criminale dedita al rapimento di giovani donne nella Capitale aveva alimentato il mistero. Un elenco di 177 ragazze scomparse, tutte di età compresa tra i 16 e i 21 anni, era stato utilizzato per suggerire l’esistenza di una regia comune dietro i casi Orlandi e Gregori.
Tuttavia, il lavoro incrociato tra consulenti della Commissione e agenti della Squadra Mobile ha portato a una conclusione diametralmente opposta:
Identificazione totale: Tutte le 177 ragazze dell’elenco sono state rintracciate e identificate. Nessun rapimento: Nessuna di queste giovani è stata vittima di omicidio o sequestro di persona. La quasi totalità dei casi si è risolta, già tra agosto e settembre 1983, con il rientro a casa o la scoperta di fughe volontarie.
“La lista delle ragazze scomparse deve ritenersi definitivamente ridimensionata come chiave interpretativa”, si legge nelle conclusioni. “Non emergono elementi oggettivi idonei a sostenere un contesto criminoso unitario”.
Nonostante la smentita della “tratta”, il vicepresidente della Commissione, Roberto Morassut, ha mantenuto una cauta riserva su alcuni episodi specifici. Sebbene non si sia giunti a conclusioni estreme, Morassut ha rilevato che in alcuni allontanamenti, pur conclusisi senza una scomparsa definitiva, le motivazioni restano ignote: “Lasciano vive riflessioni sulla possibilità che un fenomeno criminoso esistesse, pur senza giungere al sequestro”.
Il capitolo Londra: «Un inganno raffinato»
Oltre alla tratta delle bianche, la Commissione ha inferto un colpo durissimo anche alla cosiddetta “pista di Londra”. Secondo questa teoria, Emanuela Orlandi sarebbe stata trasferita e segregata in un convitto religioso nella capitale britannica, ipotesi sostenuta da una serie di documenti (i famosi “cinque fogli”) inviati al fratello Pietro Orlandi.
Il presidente della Commissione, Andrea De Priamo, è stato categorico: Smentita ufficiale: Emanuela non è mai stata tenuta a Londra: Quei documenti e quelle email sarebbero frutto di un “inganno raffinato” orchestrato ai danni della famiglia Orlandi.
Esclusi i filoni della tratta e del soggiorno londinese, l’inchiesta parlamentare si concentrerà ora sulle altre piste rimaste aperte. Resta però da chiarire chi e perché abbia alimentato per quarant’anni la tesi del rapimento internazionale a Londra, un dossier su cui la Commissione intende ancora approfondire per scovare i responsabili del depistaggio.
Davide Cannella


