Portella della Ginestra, 2026: Il caffè alla stricnina che avvelena ancora la Repubblica
Tomba del Bandito Giuliano con la bandiera separatista Siciliana
Portella della Ginestra, 1° Maggio 2026: La Festa del Lavoro all’Ombra di un Mistero Lungo 79 Anni
PIANA DEGLI ALBANESI – Mentre l’Italia celebra la Festa dei Lavoratori, il pensiero corre inevitabilmente a quel pianoro tra i monti Pelavet e Kumeta. Oggi, 1° maggio 2026, la Sicilia si divide tra la gioia del Jinestra Fest e il ricordo solenne di una ferita che, dopo quasi ottant’anni, non ha ancora smesso di sanguinare: la strage di Portella della Ginestra.
Era il 1947 quando la banda di Salvatore Giuliano aprì il fuoco su oltre 2.000 contadini che festeggiavano la vittoria delle sinistre alle elezioni regionali. Il bilancio fu tragico: 11 morti e 27 feriti. Ma dietro l’eccidio rurale si nascondeva il primo grande mistero della Repubblica Italiana.
Quel Segreto Sepolto tra le Rocce
Nonostante i decenni trascorsi, una domanda continua a tormentare storici e magistrati: chi c’era davvero su quella montagna assieme a Giuliano? La tesi del bandito solitario è ormai considerata poco più di una favola per coprire una realtà molto più torbida. Portella non fu solo un atto di banditismo, ma il battesimo di fuoco della strategia della tensione in Italia.
L’Ombra dei Servizi: Tra CIA e Apparati Deviati
Le ricostruzioni più accreditate, supportate da documenti faticosamente desecretati, suggeriscono una convergenza di interessi internazionali e interni:
La Pista Statunitense: In piena Guerra Fredda, il trionfo del “Blocco del Popolo” spaventava Washington. L’intelligence americana (CIA/OSS) vedeva nella Sicilia un possibile avamposto comunista nel Mediterraneo. L’ordine potrebbe essere partito proprio per “normalizzare” lo scenario politico con il terrore.
I Servizi Segreti Italiani: Settori deviati dello Stato e dell’intelligence dell’epoca avrebbero garantito logistica e protezione alla banda Giuliano. Un legame funzionale alla difesa del latifondo e al mantenimento degli equilibri politici nazionali.
Il dettaglio delle armi: Un elemento tecnico non è mai stato chiarito del tutto. Sul campo non furono ritrovate solo tracce di fucili da caccia, ma resti di munizionamento militare pesante. Armi che difficilmente una banda di montagna avrebbe potuto ottenere senza il beneplacito di alti vertici istituzionali.
La Bocca Chiusa dalla Stricnina
Il punto di rottura di questo muro di gomma fu Gaspare Pisciotta. Il luogotenente di Giuliano, stanco di essere il capro espiatorio, promise dal carcere dell’Ucciardone di fare i nomi dei “mandanti eccellenti”: ministri, generali e capimafia.
Non arrivò mai a testimoniare. La mattina del 9 febbraio 1954, una tazzina di caffè alla stricnina lo uccise nella cella di un carcere che si supponeva blindato. Un’esecuzione plateale per dire al mondo che il “terzo livello” della strage era, e doveva restare, intoccabile.
Un Monito per il Futuro
Oggi Portella della Ginestra è un luogo di riscatto. La cooperativa Placido Rizzotto – Libera Terra coltiva questi campi, trasformando un ex feudo mafioso in un simbolo di legalità e ottimi prodotti agricoli. Eppure, tra le pietre del memoriale, l’aria resta pesante.
Se da un lato si festeggia il lavoro e la libertà, dall’altro resta l’amarezza per una verità giudiziaria che rimane prigioniera di archivi di Stato ancora troppo silenziosi. Ricordare Portella, oggi, significa chiedere ancora una volta giustizia per quei contadini che, ottant’anni fa, chiedevano solo terra e dignità.
Davide Cannella


