L’incubo della rapina con l’IA:

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Roma, l’incubo della rapina con l’IA: dopo la prof, colpita la moglie di un docente. Bottino da 150mila euro
La banda dei “cloni vocali” colpisce ancora nel cuore della Capitale. Vittima una professionista di 46 anni nel quartiere Prati. I malviventi hanno isolato le linee telefoniche e fatto irruzione in casa davanti alla figlia quindicenne.

di Redazione

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ROMA – Non più solo gli anziani nel mirino, e non più solo le vecchie tecniche di raggiro. La nuova frontiera del crimine a Roma viaggia sulle frequenze dell’Intelligenza Artificiale e della tecnologia più sofisticata. A pochi giorni dal clamoroso colpo da mezzo milione di euro messo a segno ai danni di un’insegnante in via Parigi, la “banda del finto poliziotto” è tornata a colpire con la medesima, inquietante dinamica. Questa volta il teatro del furto è un appartamento nel prestigioso quartiere Prati; la vittima è una professionista di 46 anni, moglie di un noto docente universitario e madre di due adolescenti. Il bottino? Oltre 150mila euro tra gioielli e preziosi.

La trappola tecnologica: la voce del marito clonata con l’IA
Tutto ha inizio con una telefonata sul numero fisso dell’abitazione. All’altro capo del filo un uomo, con un marcato accento napoletano, si qualifica come un agente di Polizia. La scusa è un grande classico, studiato per generare panico immediato: «La targa della sua auto è stata clonata, con quella vettura ieri è stata compiuta una rapina a Roma». Il finto poliziotto, dimostrando di essere già in possesso di dettagliatissime informazioni sulla vita privata della famiglia, intima alla donna di presentarsi con urgenza in Questura.

Ma è nel secondo passaggio che scatta la trappola hi-tech. Subito dopo, la donna riceve una chiamata sul cellulare. Per vincere ogni residua resistenza e rendere la messinscena credibile, i truffatori utilizzano l’Intelligenza Artificiale.

“Hanno clonato le nostre SIM, così da riprodurre la mia voce nel corso di una telefonata che avvalorava la finta operazione di Polizia”, ha raccontato a caldo il marito della vittima, docente universitario, all’agenzia Adnkronos.

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Sentendo la voce del coniuge che confermava la gravità della situazione, la 46enne ha seguito alla lettera le istruzioni dei malviventi, scendendo in garage in attesa di una pattuglia per un presunto controllo tecnico sul veicolo.

Il blackout telefonico e il blitz in casa con la pistola
Mentre la donna si trovava in strada, i criminali hanno fatto scattare la seconda fase del piano, isolando l’appartamento. Sempre secondo quanto ricostruito dal docente, i truffatori avrebbero utilizzato un jammer (un disturbatore di frequenze) per mandare in blocco le linee telefoniche. Un accorgimento studiato per impedire alla donna di chiamare il 112 e, soprattutto, per isolare chi era rimasto in casa.

In quel momento, infatti, nell’appartamento c’era la figlia quindicenne della coppia. Un uomo giovane, di media statura e a volto scoperto, ha bussato violentemente alla porta spacciandosi nuovamente per un poliziotto inviato per un controllo urgente sui gioielli di famiglia, ipotetica refurtiva della rapina del giorno prima.

Alla vista della ragazza spaventata, il malvivente non ha esitato a usare la forza. Con una pistola chiaramente visibile nella tasca della giacca, ha spinto il portone e fatto irruzione nell’abitazione. Mantenendosi costantemente in videochiamata con un finto collega per simulare una regolare procedura di servizio, ha fatto man bassa di tutti gli oggetti di valore, per poi dileguarsi con un bottino stimato oltre i 150.000 euro.

Indagini in corso nel quartiere Prati
Sul caso stanno ora indagando i Carabinieri della Stazione di Prati, a cui la famiglia ha sporto denuncia. Gli inquirenti sono al lavoro per analizzare i tabulati telefonici e i flussi di rete, ma il focus è concentrato soprattutto sulle immagini delle telecamere a circuito chiuso del palazzo e della zona, che potrebbero aver ripreso il truffatore a volto scoperto durante la fuga.

La preoccupazione a Roma resta alta: la precisione millimetrica dei colpi e l’uso combinato di deepfake vocali e inibitori di frequenza confermano la presenza di una banda di professionisti estremamente pericolosa e tecnologicamente avanzata.

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