Giallo Paganelli: Il caso di via del Ciclamino alla svolta decisiva
Pierina Paganelli
Di Daniele Vanni
Rimini• Martedì 19 Maggio 2026 • Giallo Paganelli, la Procura chiede l’ergastolo per Louis Dassilva: «Voleva salvare la sua vita in Italia»Il pm Daniele Paci invoca la massima pena per il 36enne senegalese: quattro le aggravanti contestate. Ricostruito il movente passionale ed economico. Intanto il criminologo Cannella smentisce i rumors: «Io consulente di Manuela Bianchi? Una fake news».
Ergastolo. Questa è la pesante richiesta formulata dal pubblico ministero Daniele Paci davanti alla Corte d’Assise nei confronti di Louis Dassilva, il 36enne senegalese accusato dell’omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne massacrata con 29 coltellate nel garage di via del Ciclamino la sera del 3 ottobre 2023. La Procura ha contestato l’omicidio volontario aggravato da quattro fattori: premeditazione, crudeltà, motivi abietti e minorata difesa della vittima, invocando inoltre l’esclusione delle attenuanti generiche. Una requisitoria fiume, iniziata al mattino e proseguita nel pomeriggio, durante la quale il pm ha ridefinito Pierina come una donna «amorevole e forte». Una donna che «non meritava di morire terrorizzata, al buio. Le sue urla strazianti non ci hanno mai lasciato in questi 32 mesi e ci hanno spinto a trovare il colpevole». Il giallo politico-giudiziario delle prove: un processo indiziario Come spesso accade nei grandi casi di cronaca, anche in questo delitto non è stata trovata “la pistola fumante”, ovvero una prova regina indiscutibile. L’impalcatura dell’accusa poggia invece su una lunga e fitta serie di indizi. Il principio giuridico – Sarà compito dei giudici valutare se tali elementi rispettino i rigidi criteri dell’articolo 192 del Codice di procedura penale. La legge stabilisce infatti che gli indizi, per tramutarsi in una prova vera e propria capace di condannare un imputato oltre ogni ragionevole dubbio, debbano essere necessariamente gravi, precisi e concordanti. Il movente: l’amante e la paura del rimpatrio Secondo la ricostruzione del pm Paci, dietro il brutale assassinio si nasconde la relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi, nuora della vittima. A far precipitare gli eventi sarebbero state alcune telefonate tra Pierina e i figli Chiara e Giacomo, ascoltate dalla moglie di Louis, Valeria Bartolucci, e da questa riferite al marito. In quelle conversazioni, l’anziana annunciava che, con il prossimo ritorno del figlio Giuliano Saponi dall’ospedale, Manuela avrebbe dovuto lasciare l’appartamento. Non solo: Pierina aveva intenzione di assoldare un investigatore privato per scoprire l’identità dell’amante della nuora. È qui che sarebbe scattato il corto circuito nella mente del 36enne, difeso dagli avvocati Andrea Guidi e Riario Fabbri. Per l’accusa, Dassilva ha visto in Pierina una minaccia mortale per l’esistenza che era riuscito a costruirsi lontano dal suo Paese natale. «Dassilva ha trovato in Italia la salvezza e ha intravisto in Pierina la persona che poteva far crollare tutto – ha spiegato il magistrato –. C’era in gioco la vita dei suoi figli, questo ha armato quel coltello». L’uomo era legato a Manuela, ma non poteva separarsi dalla moglie Valeria, da cui dipendeva il sostentamento economico della famiglia rimasta in Senegal. Una moglie che, per la Procura, avrebbe inizialmente mentito pur di proteggerlo, inventando un alibi legato alla visione di un film su Netflix e fornendo versioni contrastanti sulle uscite del marito e sulla posizione della tapparella della cucina.
La difesa e la smentita del criminologo Cannella Mentre l’aula di tribunale affronta le battute finali del processo, nelle ultime ore è circolata con insistenza la voce di una presunta nomina del noto criminologo Dr. Davide Cannella come consulente della difesa di Manuela Bianchi. La notizia è stata però fermamente e categoricamente smentita dal diretto interessato. Da noi intervistato, il dottor Cannella ha dichiarato di aver appreso l’indiscrezione da una giornalista televisiva, mostrandosi visibilmente meravigliato. Il criminologo ha chiarito di non aver mai ricevuto alcuna richiesta formale in tal senso, ricordando che incarichi di questa delicatezza richiedono un’accettazione ufficiale. Cannella ha quindi liquidato il caso derubricando la notizia a una totale «fake news».
Tutti i tasselli dell’accusaIl pm ha riassunto davanti alla Corte d’Assise gli elementi chiave che escluderebbero altre piste (come quella, rivelatasi infondata, sui fratelli Bianchi), stringendo il cerchio attorno all’imputato: I vestiti scambiati: Dassilva avrebbe consegnato alla polizia indumenti diversi rispetto a quelli indossati la sera del delitto. La finta zoppia: Gli inquirenti contestano una simulazione della zoppia, mostrata in Questura e davanti ai media per depistare i sospetti. Il comportamento nel garage: La mattina del 4 ottobre, Dassilva scese subito nel garage. Per il pm si trattò di una mossa astuta: «Se non avesse avvisato Manuela, lei sarebbe andata a chiamare lui per primo e all’arrivo dei soccorsi ci sarebbero stati i due amanti sul luogo del delitto». I troppi «non ricordo»: Durante le deposizioni sul banco dei testimoni, l’imputato ha pronunciato la formula dell’amnesia per ben 247 volte nella prima udienza e altre 41 nella successiva. Il buio sull’orario chiave: Dassilva non ha mai chiarito cosa abbia fatto prima di cena la sera del 3 ottobre 2023, nel lasso di tempo in cui esce da casa di Manuela, scende in strada e poi risiede nel suo appartamento. Per la Procura, quello era il sopralluogo finale prima del delitto. Un quadro drammatico che si chiuderebbe con le parole pronunciate dalla stessa Manuela Bianchi a Dassilva nella sala d’aspetto della Questura, all’indomani del delitto: «Dimmi che non dobbiamo temere nulla». Una frase che, per il pubblico ministero, dimostra come la donna stesse già iniziando a intuire la verità più atroce.


