Il giallo della Certosa: l’ombra dell’omicidio dietro il silenzio dell’ex frate
Il giallo di Farneta: a 14 anni dalla scomparsa di Rosita si scava vicino alla Certosa. Indagato l’ex marito
LUCCA – Un cold case rimasto sepolto per quasi quattordici anni riemerge all’improvviso dall’ombra, scuotendo la quiete delle colline lucchesi. A Farneta, nei pressi della storica Certosa dei frati certosini, le forze dell’ordine hanno riaperto le indagini sulla misteriosa scomparsa di Rosita, una donna di origine peruviana, all’epoca dei fatti 35enne, di cui si sono perse le tracce nel lontano novembre 2012.
La Procura di Lucca, sotto la direzione del pubblico ministero Enrico Corucci, procede ora per le ipotesi di reato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Come atto dovuto, nel registro degli indagati è stato iscritto l’ex marito della donna, un cittadino colombiano di 55 anni, ex frate dello stesso convento.
La svolta: un esposto riapre il caso
Per anni l’allontanamento di Rosita era stato liquidato come un ritorno volontario in Perù. Una ricostruzione a cui i familiari della donna, residenti in Sudamerica, non avevano mai creduto, tanto da sporgere denuncia tramite l’Interpol. All’epoca le ricerche – che avevano incluso alcuni scavi con le ruspe attorno al perimetro della Certosa – non diedero alcun esito.
La vera svolta che ha spinto gli inquirenti a riaprire il fascicolo è arrivata di recente, grazie a un circostanziato esposto presentato da un abitante della zona. La testimonianza avrebbe indicato alla Squadra Mobile di Lucca una pista precisa e, nello specifico, due punti ben determinati in cui cercare i resti della donna.
Ruspe, cani molecolari e il Nucleo SAF nelle grotte
Negli ultimi giorni la zona attorno alla casa colonica dove la coppia viveva è diventata il centro delle operazioni. I Vigili del Fuoco, con l’ausilio di due escavatori, hanno effettuato scavi profondi fino a tre metri nei terreni adiacenti all’abitazione.
L’attività degli inquirenti ha visto in campo tecnologie avanzate e reparti speciali:
Cani molecolari: esperti nel fiutare anche le minime tracce ematiche o di decomposizione a distanza di anni.
Nucleo SAF (Speleo Alpino Fluviale): i tecnici si sono calati in una grotta situata sulla via di Formentale per escludere qualsiasi nascondiglio.
Sebbene le ispezioni nella grotta e gli scavi nel terreno siano stati momentaneamente sospesi senza reperti significativi, gli inquirenti mantengono il massimo riserbo e si preparano a spostare le ricerche in un’area limitrofa, sempre seguendo le indicazioni della nuova pista. È stata invece esclusa categoricamente qualsiasi correlazione con il caso di Roberta Ragusa, ipotizzato inizialmente da alcune indiscrezioni locali.
Il profilo dell’indagato: l’ex frate diventato factotum.
La vicenda affonda le radici in una storia d’amore che anni fa aveva fatto discutere la comunità. L’attuale indagato era un giovane frate colombiano della Certosa di Farneta che, innamoratosi di Rosita, decise di lasciare il saio per sposarla. Dalla loro unione nacque anche un figlio.
Nonostante l’addio alla vita monastica, i frati offrirono all’uomo un lavoro stabile come factotum e la possibilità di vivere in una grande casa colonica di proprietà del convento. Una dimora dove l’uomo risiede tuttora con una nuova compagna.
Raggiunto dalle telecamere di diverse trasmissioni televisive nazionali, tra cui Chi l’ha visto? e La vita in diretta, l’uomo ha scelto la linea del silenzio, barricandosi in casa e rifiutandosi di rilasciare dichiarazioni.
Il paese si chiude nel riserbo: «Io faccio il formaggio, non le indagini»
A Farneta il clima è sospeso tra la curiosità per il dispiegamento di forze e il profondo rispetto per la privacy. A delineare il cambiamento dell’indagato dopo quel fatidico novembre 2012 è Giampiero Menchini, il pastore della zona, che per anni ha lavorato i terreni confinanti con quelli della Certosa.
«So che lavora ancora per i frati, ma non lo vedo più nei campi come nel periodo antecedente alla scomparsa della moglie», racconta il pastore, descrivendolo come un uomo che ha radicalizzato la sua natura schiva. «Un tipo taciturno, di poche parole. Ma ognuno ha il suo carattere. Le poche volte che lo vedo ancora oggi ci salutiamo e stop».
Quando gli si chiede un’opinione sui sospetti che gravano sull’ex frate, Menchini liquida la questione con la pragmatica schiettezza della gente di campagna: «Cosa ne penso di questa storia? Io faccio il formaggio, non le indagini».
Le indagini, intanto, vanno avanti. La Procura cerca il corpo di Rosita: solo il ritrovamento dei resti potrà dare una risposta definitiva a un mistero lungo quattordici anni.

