Caso Rutilio Manetti, Vittorio Sgarbi assolto a Reggio Emilia

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“Il fatto non costituisce reato”
Cade l’accusa di riciclaggio per la tela del Seicento “La cattura di San Pietro”. La Procura aveva chiesto tre anni e quattro mesi, ma il giudice ha optato per l’insufficienza di prove. La difesa: “Fermata la macchina del fango”.

REGGIO EMILIA – Si chiude con un’assoluzione con formula piena, seppur basata sulla “vecchia” insufficienza di prove, il capitolo giudiziario che vedeva Vittorio Sgarbi accusato di riciclaggio. Al centro della vicenda, la tela di Rutilio Manetti, La cattura di San Pietro, che secondo l’inchiesta giornalistica di Report e de Il Fatto Quotidiano sarebbe stata rubata dal castello di Buriasco nel 2013 per poi riapparire, modificata, in una mostra a Lucca nel 2021.

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Il verdetto è arrivato con rito abbreviato presso il Tribunale di Reggio Emilia. Il procuratore capo Gaetano Calogero Paci aveva sollecitato una condanna severa a 3 anni e 4 mesi di reclusione, sostenendo la tesi secondo cui il critico d’arte avesse cercato di occultare la provenienza illecita dell’opera.

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Il fascicolo, inizialmente aperto a Macerata per competenza territoriale sul domicilio di Sgarbi, era approdato in Emilia dopo le dichiarazioni del restauratore reggiano Lino Frongia. Quest’ultimo aveva ammesso di aver aggiunto una “fiammella” sul dipinto su incarico di Sgarbi, elemento che secondo l’accusa serviva a differenziare la tela da quella rubata a Torino e a presentarla come un “inedito”.
Soddisfatti i legali del critico, gli avvocati Alfonso Furgiuele e Giampaolo Cicconi, che sottolineano come Sgarbi sia stato scagionato anche dall’ultima accusa rimasta in piedi, dopo che le ipotesi di contraffazione e autoriciclaggio erano già state archiviate in precedenza.

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