Epstein Files: Ombre su Trump scuotono la Casa Bianca
Donald Trump
Epstein Files: Ombre su Trump scuotono la Casa Bianca mentre infuria la guerra in Iran
Il Dipartimento di Giustizia pubblica i rapporti FBI secretati: accuse di abusi su una tredicenne. L’ombra del ricatto: il Presidente è ostaggio dei servizi per la sua politica estera?
WASHINGTON – Mentre i cieli sopra Teheran sono illuminati dai lampi dell’Operazione Epic Fury, un altro tipo di tempesta sta investendo lo Studio Ovale. Il Dipartimento di Giustizia (DoJ), cedendo a pressioni politiche insostenibili, ha infine pubblicato i documenti dell’FBI finora rimasti esclusi dai milioni di pagine degli “Epstein Files”. Le carte contengono la testimonianza shock di una donna che accusa Donald Trump di averla abusata quando aveva solo 13 anni.
I documenti: “Vieni, ti insegno come si sta al mondo”
I verbali riguardano tre interrogatori condotti dai federali tra l’agosto e l’ottobre del 2019. Secondo la deposizione, la vittima fu introdotta nel network di Jeffrey Epstein nei primi anni ’80. In un “edificio molto alto” (identificabile come una proprietà di Trump a New York), il tycoon le sarebbe stato presentato dal finanziere.
I dettagli sono crudi: la donna riferisce che Trump, dopo averla derisa definendola un “tomboy” (maschiaccio), avrebbe tentato un’aggressione sessuale. Alla sua resistenza — la donna racconta di averlo morso — il futuro Presidente avrebbe reagito colpendola alla testa e facendola cacciare dalla stanza.
L’accusa di insabbiamento strategico
La pubblicazione di queste 25 pagine di appunti degli agenti (i cosiddetti moduli 302) arriva dopo una denuncia dei media americani e dei Democratici, che hanno accusato l’amministrazione di aver operato una “selezione chirurgica” del materiale per proteggere il Presidente. Il sospetto è che il DoJ, guidato da fedelissimi di Trump, abbia cercato di nascondere il lato più oscuro del legame tra il tycoon e il finanziere suicida.
La metamorfosi del Presidente: da pacifista a “guerrafondaio”?
Il tempismo di questa fuga di notizie è cruciale. L’opinione pubblica osserva con sconcerto un Presidente “ondivago”, la cui parabola politica sembra aver subito una deviazione violenta:
Il Trump Elettore: Aveva promesso di chiudere il conflitto Russia-Ucraina “in una settimana” e di riportare a casa i soldati americani, abbracciando un isolazionismo radicale.
Il Trump Presidente: Si trova oggi impantanato in una guerra totale contro l’Iran, un conflitto iniziato sotto la spinta dell’alleanza con Israele, che rischia di trasformarsi in un Vietnam mediorientale con “boots on the ground” ormai imminenti.
Il quesito inquietante: Trump è sotto ricatto?
Davanti a questo voltafaccia geopolitico, negli ambienti politici di Washington e tra gli analisti indipendenti inizia a circolare un’ipotesi inquietante. È possibile che Donald Trump sia vittima di un ricatto perpetrato da settori dei servizi segreti?
Jeffrey Epstein è stato a lungo sospettato di essere un asset dell’intelligence (statunitense o straniera, come suggerito da recenti documenti che citano il Mossad), incaricato di raccogliere materiale compromettente (kompromat) sui potenti della terra. Se l’FBI o altre agenzie possedessero prove ancora più schiaccianti di quelle appena pubblicate, la “guerra lampo” contro l’Iran potrebbe non essere una scelta strategica, ma il prezzo pagato dal Presidente per evitare la propria rovina giudiziaria e personale.
In questo scenario, la guerra in Iran sarebbe il diversivo perfetto — o la punizione forzata — per un uomo che ha cercato di sfidare il sistema, finendo invece stritolato dai suoi segreti più inconfessabili.


