Terremoto in Polizia: l’ombra del racket della droga dietro l’omicidio di Rogoredo
Carmelo Cinturrino
MILANO – Non è più solo la cronaca di una sparatoria finita nel sangue. Quello che era iniziato come l’arresto di un singolo poliziotto per l’omicidio di un pusher si sta trasformando in un vero e proprio tsunami giudiziario che sta travolgendo il Commissariato di zona e scuotendo l’intero quadrante sud-est di Milano, da via Mecenate a piazza Corvetto, fino ai palazzi di Calvairate.
L’indagine, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, ha subito un’accelerazione brutale nelle ultime ore. Il primo segnale del “terremoto” istituzionale è la rimozione del dirigente del Commissariato, una decisione drastica che segue l’iscrizione nel registro degli indagati di altri quattro agenti, accusati a vario titolo di favoreggiamento e omissione di soccorso.
Al centro del caso resta Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di 41 anni attualmente detenuto a San Vittore con l’accusa di aver ucciso, lo scorso 26 gennaio, il 28enne Abderrhaim Mansouri. Nonostante l’agente continui a proclamarsi innocente, le fondamenta della sua difesa vacillano sotto il peso delle “confessioni” rese dai suoi stessi colleghi.
A caccia del movente: c’era un sistema parallelo?
Gli inquirenti stanno scavando nel torbido per rispondere a una domanda cruciale: perché Cinturrino ha sparato? L’ipotesi che si fa strada è che l’omicidio non sia stato un tragico errore durante un’operazione, ma l’epilogo di una gestione “opaca” della piazza di spaccio.
La Procura sta passando al setaccio anni di attività antidroga nel boschetto di Rogoredo e dintorni. Il ritmo degli interrogatori è serrato:
Convocazioni a tappeto: In meno di 48 ore, quattro persone sono state ascoltate in Procura.
Testimonianze chiave: Non vengono sentiti solo agenti, ma anche tossicodipendenti e spacciatori che in passato sono stati arrestati o hanno avuto contatti con Cinturrino.
Riscontri sulle operazioni: Si scava su vecchi verbali e sequestri per capire se esistesse un sistema di favori, ritorsioni o, peggio, un controllo parallelo del territorio.
L’area interessata è vasta e complessa. Il “Boschetto” di Rogoredo, tristemente noto come il più grande mercato dell’eroina del Nord Italia, è il cuore pulsante di un’inchiesta che ora si irradia verso i quartieri popolari di Calvairate e i nodi strategici di Corvetto. Per i residenti, la notizia del coinvolgimento di chi dovrebbe garantire la legalità è un colpo durissimo alla fiducia nelle istituzioni.
Mentre gli investigatori cercano i riscontri definitivi alle dichiarazioni raccolte, il clima in via Mecenate resta tesissimo. L’inchiesta è solo all’inizio e il sospetto è che il “sistema” scoperchiato possa essere molto più esteso di quanto inizialmente immaginato.
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