Strage di Erba: Cuno Tarfusser non si arrende

Azouz Marcouk con Davide Cannella e Matteo e Luca presso il Tribunale di Como

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Strage di Erba: Cuno Tarfusser non si arrende, ma l’ombra dell’errore giudiziario divide gli esperti
ERBA – Il caso della strage di Erba non accenna a chiudersi, almeno nel dibattito pubblico e nelle aule dove si invoca la giustizia riparativa. L’ex magistrato Cuno Tarfusser torna a far sentire la propria voce, ribadendo con forza la necessità di un nuovo processo per Olindo Romano e Rosa Bazzi. Secondo l’ex sostituto procuratore generale, la condanna all’ergastolo dei coniugi Romano sarebbe il risultato di un macroscopico errore giudiziario, alimentato da presunte manipolazioni degli atti processuali e chiede verifiche formali sull’operato dei giudici che hanno confermato l’ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi.

Tarfusser, la cui carriera lo ha visto impegnato anche in politica (recentemente candidato con Azione alle elezioni europee del 2024), sostiene che gli elementi che hanno portato alla condanna definitiva siano fragili. Tuttavia, la sua posizione si scontra frontalmente con le analisi tecniche di chi, quella strage, l’ha analizzata centimetro per centimetro per conto delle parti lese.

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Il giallo della macchia di sangue: “Fu un falso positivo”
A contrastare la tesi dell’innocentismo è, tra gli altri, il Dr. Davide Cannella, Direttore della Falco Investigazioni di Lucca e procuratore di Azouz Marzouk (padre e marito di due delle vittime). Il team di Cannella – composto dalle criminologhe Wilma Ciocci, Mary Petrillo e Rossana Putignano, Luca e Matteo Cannella, insieme al genetista forense Eugenio D’Orio – ha sollevato dubbi tecnici proprio su quella che è considerata la “prova regina”: la traccia ematica trovata sul battitacco della Seat Arosa di Olindo Romano.

Secondo il genetista D’Orio, quella traccia non sarebbe affatto sangue.

“Il test del Luminol può generare falsi positivi reagendo con il ferro, e il battitacco di un’auto è fatto di ferro”, spiegano gli esperti.

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Sebbene il DNA estratto appartenesse effettivamente a Valeria Cherubini, una delle vittime, la difesa tecnica sostiene che non vi sia certezza sulla natura biologica del reperto: potrebbe trattarsi di saliva o altro materiale genetico trasferito accidentalmente, e non necessariamente di sangue zampillato durante l’eccidio.
Se la traccia sul battitacco venisse declassata da “prova certa” a “indizio contaminato”, resterebbero comunque Olindo e Rosa da ritenere innocenti? La questione è complessa e si intreccia con la presenza di Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto alla carneficina.

Perché Frigerio si trovava esattamente davanti alla porta di Raffaella Castagna in quel momento? La risposta, apparentemente semplice ma fondamentale, risiede nella dinamica degli eventi: Frigerio si è trovato “al momento sbagliato nel posto sbagliato”. La sua testimonianza oculare, che indicò Olindo Romano come suo aggressore, rimane il pilastro che finora ha resistito a ogni tentativo di revisione, nonostante le contestazioni sulla memoria dell’uomo avanzate dai difensori dei coniugi.

Mentre Tarfusser insiste sulla revisione, il Dr. Cannella ha raccolto i risultati delle sue indagini e le sue riflessioni in un volume edito da Abra Book editore che analizza nel dettaglio i fatti di quella tragica notte, offrendo una prospettiva diversa da quella della difesa.

Il caso di Erba continua a essere un terreno di scontro tra due visioni della giustizia: da un lato chi vede nel processo un castello di carte costruito su errori procedurali, dall’altro chi ritiene che la colpevolezza di Olindo e Rosa sia un dato di fatto corroborato da testimonianze e indagini che, pur con le imperfezioni tipiche di ogni caso umano, portano a un’unica direzione.

Per chi volesse approfondire ogni dettaglio tecnico e retroscena della vicenda, la lettura del libro di Davide Cannella rappresenta oggi un passaggio fondamentale per comprendere la complessità di una delle pagine più buie della cronaca nera italiana.

Davide Cannella

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