Malta: la villa del Ministro che ospitò la latitanza della “Belva” corleonese
Totò Riina a Gozo: l’ombra del “Capo dei Capi” tra le scogliere di Malta
VALLETTA – Un’abitazione a due piani, una terrazza che domina l’orizzonte e il silenzio tipico delle località di villeggiatura più esclusive. Per anni, quel panorama mozzafiato sarebbe stato il rifugio dorato di Totò Riina, il “Capo dei Capi” di Cosa Nostra. La rivelazione, destinata a scuotere i rapporti diplomatici e la memoria storica della lotta alla mafia, emerge da un’inchiesta del giornalista Silvio Schembri per il programma “Lo Stato delle Cose”, condotto su Rai 3 da Massimo Giletti.
Tutto ha inizio con una busta recapitata a Pino Maniaci, giornalista da sempre in prima linea contro i clan. All’interno, indicazioni minuziose su una villa nell’isola di Gozo, l’arcipelago maltese. Quella che sembrava una suggestione si è trasformata in un’indagine sul campo quando Schembri ha iniziato a raccogliere le testimonianze dei residenti locali.
I vicini di casa dell’epoca ricordano bene quell’uomo. Lo descrivono come un “turista sui generis”: modi gentili, estremamente educato, mai una parola fuori posto o una discussione. Un vicino perfetto, se non fosse che dietro quel volto si nascondeva l’uomo che aveva dichiarato guerra allo Stato italiano. Il collegamento tra quel turista silenzioso e il “male assoluto” è avvenuto solo anni dopo, quando le foto di Riina hanno fatto il giro del mondo a seguito del suo arresto.
L’inchiesta tocca inevitabilmente i vertici delle istituzioni locali. L’attuale proprietario della villa risulta essere un Ministro del governo maltese, che però ha respinto con fermezza ogni ombra di complicità. Il politico ha dichiarato di aver acquistato l’immobile in un periodo “successivamente” alla latitanza di Totò “u curtu”, dichiarandosi totalmente estraneo alle vicende legate al boss corleonese.
La possibile presenza di Riina a Malta aggiunge un tassello inquietante alla sua latitanza record, durata oltre un quarto di secolo. Un periodo in cui il boss di Corleone non si limitò a nascondersi, ma stravolse gli equilibri della criminalità organizzata:
La dittatura corleonese: Insieme a Bernardo Provenzano, Riina impose una gerarchia di sangue, ignorando le “vecchie regole” e portando l’attacco frontale alle istituzioni.
Le stragi: Il 1992, l’anno degli attentati a Falcone e Borsellino, segnò il punto di non ritorno.
“Riina rimase in carcere per 24 anni, fino alla morte nel 2017, senza mai mostrare pentimento e confermando, anche sotto il regime di 41 bis, la sua natura di ‘belva’.”
La cattura, avvenuta nel gennaio 1993, fu possibile grazie alla spinta del Maxiprocesso e alle rivelazioni di Tommaso Buscetta. Tuttavia, i misteri su chi abbia protetto la sua fuga per venticinque anni restano, in parte, ancora sepolti tra le mura di ville insospettabili, proprio come quella di Gozo.


