Cuba, Addio Blackout? La Cina Accelera l’Elettrificazione Verde per Salvare l’Isola

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L’AVANA – Per decenni, il panorama urbano di Cuba è stato segnato dal ronzio dei generatori d’emergenza e dal silenzio spettrale dei blackout. Oggi, quel silenzio viene interrotto dal rumore dei cantieri. Mentre le sanzioni statunitensi – rinvigorite dall’amministrazione di Donald Trump – hanno portato l’economia cubana sull’orlo del collasso, un nuovo asse geopolitico sta ridisegnando il futuro energetico dell’isola.
Il Dramma Umano e il “Respiro” Russo
La crisi energetica degli ultimi anni non è stata solo una questione di numeri, ma un vero dramma umanitario. Negli ospedali dell’Avana, le sale operatorie sono state costrette a fermarsi a metà intervento; nelle neonatologie, le incubatrici rischiavano di raffreddarsi pericolosamente, mettendo a rischio vite fragilissime. Nelle strade, l’accumulo di rifiuti per la mancanza di carburante nei mezzi di raccolta aveva sollevato un’allerta sanitaria senza precedenti.
Una boccata d’ossigeno è arrivata recentemente dalla Russia, che sfidando apertamente l’embargo ha inviato una petroliera strategica per tamponare l’emergenza. Tuttavia, come si dice in questi casi, “una petroliera non fa primavera”. Per risolvere il problema alla radice serve un intervento strutturale, ed è qui che entra in gioco il colosso asiatico.
La “Blitzkrieg” Solare di Pechino
Se la Russia fornisce il combustibile per l’oggi, la Cina sta costruendo l’indipendenza per il domani. Il progetto è monumentale: rendere Cuba quasi totalmente indipendente dai combustibili fossili.
I numeri dell’operazione cinese sono impressionanti:
92 parchi solari pianificati entro il 2028.
75 impianti già completati o in fase avanzatissima in questo 2026.
Oltre il 20% della domanda elettrica nazionale già coperta dal fotovoltaico.
Ciò che sbalordisce gli osservatori internazionali è la velocità d’esecuzione. Gli ingegneri cinesi consegnano impianti “chiavi in mano” in meno di 60 giorni. Una rapidità realizzativa che appare fantascientifica per gli standard occidentali e che sta trasformando Cuba in un laboratorio a cielo aperto per le tecnologie di accumulo energetico di ultima generazione.
Un Occidente alla Rincorsa?
L’efficienza cinese a Cuba solleva interrogativi scomodi per le potenze tradizionali. Mentre Washington osserva l’erosione della propria influenza nell’area caraibica a colpi di pannelli solari e turbine eoliche, ci si chiede se gli Stati Uniti possiedano ancora la capacità logistica e industriale per competere su questa scala e con questi tempi.

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Anche il Vecchio Continente non è esente da riflessioni. L’Europa, intrappolata in lungaggini burocratiche e costi di produzione elevati, sembra spettatrice di una rivoluzione industriale che corre a ritmi orientali. Se la Cina è in grado di elettrificare una nazione sotto embargo in pochi mesi, quale sarà il ruolo delle democrazie occidentali nel mercato globale delle energie rinnovabili?

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La “corsa verde” di Cuba non è solo una vittoria per l’isola, che finalmente vede la luce in fondo al tunnel dei blackout, ma è un segnale inequivocabile: il baricentro dell’innovazione infrastrutturale si è spostato decisamente a Est.

Davide Cannella

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