Mostro di Firenze: gli eredi Vanni non si arrendono.
Delitto del 1985 - Scopeti
Mostro di Firenze: gli eredi Vanni non si arrendono. Ricorso alla Cedu e nuova istanza di revisione
FIRENZE – Il caso del Mostro di Firenze, il labirinto giudiziario più intricato e doloroso della storia criminale italiana, non si chiude. Gli avvocati Valter Biscotti e Antonio Mazzeo, legali degli eredi di Mario Vanni, hanno annunciato una nuova controffensiva legale dopo che la Cassazione, lo scorso 6 febbraio, ha confermato il “no” della Corte d’Appello di Genova alla revisione del processo per uno dei “compagni di merende”.
Al centro della contesa c’è la perizia entomologica del noto professor Vanin. Analizzando lo sviluppo delle larve sui corpi delle ultime vittime (Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, uccisi agli Scopeti nel 1985), la scienza suggerirebbe di anticipare la data del delitto di circa due giorni rispetto alla ricostruzione ufficiale.
Un dettaglio tecnico che, se accolto, farebbe crollare il castello di testimonianze e ricostruzioni che portò alla condanna all’ergastolo di Vanni. Secondo l’avvocato Mazzeo, la Corte sarebbe entrata nel merito della questione senza un reale contraddittorio:
“La Corte non avrebbe potuto mettere in discussione la perizia del Prof. Vanin, ha dichiarato al nostro cronista l’Avvocato Antonio Mazzeo, senza aver prima nominato, di sua sponte, un’altra perizia. La revisione è un atto straordinario e il rigetto è avvenuto senza un confronto scientifico adeguato.”
L’insoddisfazione dei legali non riguarda solo il merito tecnico, ma anche l’orientamento giurisprudenziale adottato dalla Suprema Corte. I difensori lamentano un cambio di rotta che renderebbe le indagini sul Mostro “quasi intoccabili”, blindando cinquant’anni di processi nonostante le nuove evidenze scientifiche.
“Non condividiamo nulla delle motivazioni della Cassazione”, hanno dichiarato Biscotti e Mazzeo. “Costatiamo che è stato abbandonato un orientamento consolidato da oltre dieci anni. Ma non finisce qui”. La strategia della difesa ora si muove su due binari paralleli:
Ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU): per accertare eventuali violazioni del diritto a un equo processo.
Nuova istanza di revisione: i legali dichiarano di avere ancora “altre cartucce” da sparare, prove e argomentazioni non ancora presentate che potrebbero riaprire il caso.
La condanna: Mario Vanni (deceduto nel 2009) fu condannato all’ergastolo per 4 degli 8 duplici omicidi attribuiti al Mostro.
L’arma: Tutti i delitti furono commessi con la medesima Beretta calibro 22, mai ritrovata.
Il dubbio scientifico: La moderna entomologia forense sposta la data della morte delle vittime degli Scopeti, mettendo potenzialmente in crisi gli alibi e le testimonianze dell’epoca.
Nonostante i decenni trascorsi, l’ombra del Mostro continua a proiettarsi sulle aule di giustizia, alimentata dal contrasto tra le verità processuali del passato e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie forensi.


