Il DNA non è una prova infallibile:
Lucca, 12 agosto 2025 – Per anni, la comunità scientifica ha considerato l’analisi del DNA come la prova regina nei processi penali. Una traccia genetica sul luogo del delitto era quasi sempre sinonimo di colpevolezza. Ma le recenti scoperte nel campo della genetica stanno scuotendo queste certezze, mettendo in guardia sui pericoli di affidarsi esclusivamente a un’unica tipologia di indagine. La domanda che si pongono gli esperti è semplice e inquietante: il DNA può essere trasferito da una persona all’altra, persino da un cadavere a una persona ignara, rendendo l’esito di un’indagine potenzialmente inaffidabile?
“Concentrare le indagini solo sul DNA potrebbe essere un pericolo terribile per qualcuno che potrebbe essere accusato di un delitto che non ha commesso”, aveva avvertito il criminologo Davide Cannella. La sua intuizione, all’epoca snobbata, è oggi al centro di un dibattito scientifico che potrebbe rivoluzionare il mondo della giustizia.
Le ultime scoperte, infatti, hanno dimostrato che il DNA (acido desossiribonucleico) può essere trasferito da un luogo a un altro con estrema facilità. In laboratorio è stato possibile accertare il passaggio di tracce genetiche da una persona a un cadavere e viceversa, rendendo plausibile l’ipotesi di una contaminazione involontaria.
La contaminazione può avvenire anche in un obitorio perché, a differenza di una sala operatoria, non vengono mantenute le stesse rigorose condizioni di sterilità o se non viene rispettata rigorosamente la catena di custodia.
Questo apre scenari inquietanti: la presenza di una traccia genetica non implica necessariamente un contatto diretto o violento con la vittima.
Un altro punto cruciale sollevato dagli esperti riguarda il tempo in cui il DNA è stato depositato. L’esame genetico standard non è in grado di stabilire se una traccia sia stata lasciata sul luogo del delitto contestualmente all’evento. Trovare il DNA di un individuo su un cadavere non significa automaticamente che quella persona sia l’assassino. Non può neppure dirci a che ora sia stato depositato.
Tuttavia, esistono studi recentissimi che stanno cercando di superare questo limite. Analizzando i ritmi circadiani del proprietario del DNA, gli scienziati stanno cercando di capire se sia possibile stabilire se il deposito sia avvenuto di giorno o di notte. Un approccio affascinante, che però presenta un’ulteriore sfida: come si valuta l’impatto di un jet lag?
Se il proprietario della traccia genetica ha viaggiato in aereo, il suo ritmo circadiano potrebbe essere alterato, rendendo l’analisi temporale inaffidabile.
In questo contesto, la domanda sorge spontanea e si riaccende il dibattito su uno dei casi di cronaca più noti d’Italia: il delitto di Yara Gambirasio. In base a quanto emerso, possiamo essere assolutamente certi che Massimo Bossetti sia stato l’assassino della povera Yara?
Le recenti scoperte mettono in discussione la sacralità della prova del DNA e impongono una riflessione profonda. La presenza di una traccia genetica, da sola, potrebbe non essere sufficiente per una condanna. È necessario un approccio multidisciplinare, che integri l’analisi del DNA con altri elementi di prova, per garantire una giustizia equa e scongiurare il rischio di errori giudiziari. La scienza continua a evolversi e la legge deve necessariamente aggiornarsi di pari di passo.
L’ultimo episodio di Giallo Criminale

