Addio Domenico: il cuore spezzato di una sanità che non sa più proteggere i suoi figli

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Di fronte alla morte del piccolo trapiantato, restano solo le lacrime e una rabbia profonda verso un sistema che ha smarrito la propria umanità.

Ci sono notizie che non si vorrebbero mai scrivere, parole che pesano come macigni e che lasciano solchi di pianto sulle guance di chiunque conservi ancora un briciolo di sensibilità. Oggi il mondo è un posto più buio: il piccolo Domenico non ce l’ha fatta. Con lui se ne vanno non solo una vita innocente, ma anche le nostre ultime speranze di umanità.

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L’ultima notte
La tragedia si è consumata nel silenzio di una terapia intensiva, interrotto solo dal sibilo ritmico dei macchinari. Poi, alle 4 del mattino, quella chiamata che nessuna madre dovrebbe mai ricevere.

“Mi hanno chiamata dicendomi che la situazione stava peggiorando, perché la macchina, l’Ecmo, stava iniziando a rallentare”, ha raccontato la madre con una dignità che lacera il cuore. “Sono rimasta fino all’ultimo, fino a quando si è dovuta spegnere la macchina: ed è finita”.

Si è spenta una macchina, si è spenta una vita. Ma a pesare come un’ombra insopportabile è l’antefatto: quel cuore nuovo, che doveva essere il simbolo di una rinascita, era arrivato danneggiato dal ghiaccio durante un trasporto che doveva essere perfetto e che invece si è trasformato in una condanna.

Dal dolore alla rabbia: il fallimento della politica
Passata l’ora del cordoglio, resterà solo la rabbia. Una rabbia che, è bene chiarirlo subito, non deve essere indirizzata ai medici e agli infermieri. Gli operatori sanitari sono spesso le prime vittime di questo sistema, costretti a turni massacranti per tappare i buchi di una rete che cade a pezzi.

La responsabilità ha nomi e cognomi precisi: appartiene a una politica intera — destra, sinistra, sopra e sotto — che negli anni ha sistematicamente smantellato la sanità pubblica. Un’opera di demolizione metodica a tutto vantaggio dei privati e delle lobby assicurative che, mentre noi piangiamo Domenico, già si sfregano le mani pregustando profitti sulle macerie del diritto alla salute.

Domenico non ha scelto questo destino. È stato vittima di un ingranaggio che mette il risparmio e il profitto davanti alla vita di un bambino. Non siamo stati capaci di salvarti, piccolo Domenico, perché viviamo in una società che sembra aver dimenticato il valore di un “cuoricino” rispetto al bilancio di fine anno.

Perdonaci, se puoi. Che la terra ti sia lieve, piccolo angelo.

Davide Cannella

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